Faust e il GovernatoreUna bella notizia: Vittorio Emanuele di Savoia condannato per calunnia legata all’omicidio di Dirk Hamer

Nella notte tra il 17 e il 18 agosto 1978 all'isola di Cavallo, in Corsica, per un litigio legato all'uso di un canotto, Vittorio Emanuele di Savoia si mette a sparare con un fucile M1 - già in dot...

Nella notte tra il 17 e il 18 agosto 1978 all’isola di Cavallo, in Corsica, per un litigio legato all’uso di un canotto, Vittorio Emanuele di Savoia si mette a sparare con un fucile M1 – già in dotazione alle forze armate americane in Vietnam -, regalatogli dal dittatore filippino Marcos. I colpi sono così potenti da infrangere la carena di una barca vicina – il Mapagià, dal nome degli ex proprietari, i tre fratelli Leone, Paolo, Mauro e Giancarlo – e ferire gravemente mentre dormiva il tedesco Dirk Hamer, 19 anni.
Dopo 19 operazioni, tre amputazioni, e 111 giorni di agonia, Dirk Hamer muore. Il processo in Francia nel 1991 ha visto sul banco degli imputati Vittorio Emanuele, che è riuscito a finire assolto dall’accusa di omicidio volontario. Una serie di errori, sviste, ricostruzioni mancate, insomma i potenti la fanno spesso franca.

Arrestato in Italia nel 2006 nell’ambito dell’inchiesta “Vallettopoli” (scommesse illegali, gioco d’azzardo, sfruttamento della prostituzione), Vittorio Emanuele in carcere a Potenza, intercettato “ambientalmente”, ha raccontato ai suoi compagni di cella la dinamica dell’omicidio, sostenendo di aver sparato due colpi e “aver fregato i giudici” parigini.

La sorella di Dirk, Birgit Hamer, ha pubblicato per Aliberti nel 2011 il volume Delitto senza castigo, (il libro uscirà a breve in versione aggiornata con il titolo Scacco al re) dove racconta le vicende legate alla morte di suo fratello. In un’intervista al Corriere della Sera il 17 agosto scorso, Birgit dice: “(Quella notte a Cavallo, ndr) era chiaro l’intento di uccidere gli italiani presenti, lui lo urlava: “italiani di merda, vi ammazzo tutti!”. Era quello che oggi definiremmo un “attacco terroristico”. Arrivare con un fucile da caccia mentre gli altri dormono. Per fortuna Nicky Pende (che poi si buttò in acqua e nuotò sotto la chiglia per evitare di essere colpito, ndr) è riuscito a disarmarlo, buttandolo in acqua, sennò avrebbe potuto essere una strage: c’era la volontà di uccidere, non di uccidere mio fratello. Una persona normale per un fatto del genere può ricevere un ergastolo e il Savoia invece si vanta di averla fatta franca….Non va dimenticato che il Savoia voleva uccidere degli italiani, quella notte, sull’Isola di Cavallo”.

Per aver sostenuto queste tesi, Birgit è stata denunciata da Vittorio Emanuele di Savoia (denuncia poi archiviata). Birgit ha preso coraggio – dopo una vita di calvario umano e processuale – e lo ha querelato per calunnia. Ci sarà un giudice a Berlino, diceva il mugnaio di Potsdam nell’opera di Bertold Brecht.
E Birgit il giudice lo ha trovato a Roma. Infatti Vittorio Emanuele di Savoia è stato condannato in primo grado il 20 settembre scorso a due anni di carcere (pena sospesa) per calunnia perchè ha provato a screditare il contenuto di Delitto senza castigo.
Meno male che il 2 giugno 1946 gli italiani votarono al referendum – fortemente voluto dal Partito d’Azione – per la repubblica. Se avesse vinto la monarchia, avremmo Vittorio Emanuele – figlio dell’ultimo re d’Italia Umberto II e Maria Josè – capo dello Stato. Che incubo!

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