Buona e mala politicaFragments of London

Un rapido taccuino da una città sempre più glocal [1]Davanti alla palazzina del Financial Times, in prossimità del Southwark Bridge, è caduta la lettera “e” di Times (che dà un senso di impo...

Un rapido taccuino da una città sempre più glocal [1]

Davanti alla palazzina del Financial Times, in prossimità del Southwark Bridge, è caduta la lettera “e” di Times (che dà un senso di impoverimento generale del giornalismo europeo), ma è sempre issata la bandiera stellata europea (che dà un senso di isolamento della capitale dal resto della UK, che pure è un’isola). Impoverimento e isolamento, tuttavia, non sono parole che si addicono a questa Londra iper-turistica. iper- giovanile, iper-commerciale, iper-cantierizzata, iper-mangereccia, iper-trafficata, iper-brandizzata.

Ibridazione globale

La città mantiene un certo suo sfottò verso gli americani e, sfoderando la sua ibridazione globale, mantiene al tempo stesso le sue distanze da eccessi di contaminazioni con il resto di un’Europa che appare politicamente sterile e psicologicamente preoccupata. Come avviene da tempo, Londra rafforza il suo riconosciuto presidio sulle tre forme linguistiche più accreditate: i media, le businness-school, la musica.

La maglietta di moda tra gli studenti universitari affianca la sterlina al dollaro e all’euro. Sullo stesso piano.

Svolgo un rapido soggiorno e annoto alcuni spunti che, per i miei interessi, cercano sempre di aggiungere qualcosa all’indagine sulle città che, nel tempo, fanno più tendenza. Parigi nel lungo dopoguerra fino alla ricostruzione avvenuta, Londra negli anni ’60, New York negli anni ’70 e ’80, Berlino negli anni ’90. Con Roma che ha sempre mantenuto l’alta classifica non identificandosi con i decenni ma con i millenni.

La BBC e la Regina

Comincio dalla BBC che ha trasmesso un programma di un’ora nel corso del quale la regina Elisabetta II, in occasione del 65° anniversario della sua incoronazione, ha rivisto per la prima volta integralmente il copioso materiale di quella cerimonia avvenuta alla Westminster Abbey (in bianco e nero e a colori), commentando le immagini più significative tenendo davanti a sè la corona d’Inghilterra, di cui ha spiegato ogni dettaglio della composizione simbolica. La storia delle nazioni è fatta di eventi, di progetti e di simboli. La BBC cura in modo attento e scientifico questo profilo identitario e simbolico della storia nazionale e a nessuno verrebbe in mente di considerare questa cura puro sovranismo grazie a ciò che quel paese e quel popolo hanno fatto per le libertà di tutti i paesi e popoli d’Europa nel corso del ‘900 e per non rinunciare mai al modello democratico. Penso che la ricucitura tra UE e UK possa tornare nella agenda degli statisti che vorranno misurarsi con questa inevitabile storia. Tanto più la prossima volta sarà storia solida e condivisa, quanto più ognuno sarà capace di raccontare con intelligenza aspetti di identità che sono largamente parte integrante – simboli, eventi, progetti – di una storia comune.

Il rating universitario

Quello inglese resta la damnatio imaginis di ogni ateneo europeo. Il dubbio che le agenzie che compilano (e vendono) le classifiche tendano a premiare in generale gli inglesi perché esse stesse inglesi rimane abbastanza forte. Ma è inoppugnabile che molti aspetti da noi in “voga” rendano oggi la partita a tutto loro vantaggio: il nostro modo di non valutare la didattica (mentre in quei rating l’opinione degli studenti conta sempre); il nostro non prendere nemmeno in considerazione la ricerca applicata (mentre l’influenza accademica inglese sull’economia reale è molto evidente); il fatto di non sapere in Italia ancora come considerare il public engagement (mentre le università inglesi lo scrivono nella loro pubblicità e sulle loro stesse facciate).

Jeremy

Corbyn non è esattamente la mia scelta, ma va riconosciuto che continua ad avere la capacità di una narrativa coerente con la storia e l’etica sociale inglese. Ciò che gli permette di rendere credibile l’istanza di protezione nei confronti della classe operaia (che non è sparita in Europa, come qualcuno scioccamente ancora scrive, ma si è semplicemente trasformata). Figlio di un ingegnere e di una insegnante di matematica conosciutisi durante la guerra civile spagnola, il leader laburista, classe 1949, vegetariano, astemio e ambientalista, è oggi diga reale al sovranismo fascistoide che pure esiste in UK.

Picasso 1932

L’offerta d’arte più importante del momento è alla Tate Gallery e riguarda l’anno – tra quelli più produttivi del grande artista andaluso – il 1932, con Parigi e la Normandia al centro della sua vita, l’istinto competitivo in atto, da un lato con Matisse e dall’altro con i surrealisti, ancora lontano dalla piena politicizzazione (Guernica arriverà nel 1937, ma da lì a poco il nazismo lo denigrerà per la sua “arte degenarata”); ma in avvicinamento a qualcosa che potrebbe chiamarsi l’irrefrenabilità civile tra sentimenti individuali e collettivi.

Sorprendono i colori tenui del periodo e sorprende moltissimo la meno conosciuta serie delle sue crocifissioni tutte a trattamento surrealista. Achim Bourchardt-Hume e Nancy Ireson curano mostra e catalogo in un superbo museo che va visitato dall’alto in basso, al mattino con pochi frequentatori facendo colazione al 6°piano a picco sullo skyline e a fine mattina – viste le mostre – non mancando al piano terra un book-store modello.

Sadiq e la comunicazione

Infine nel paniere degli scatti fotografici accumulati come appunti nelle strade di Londra c’è un cospicuo materiale sulla comunicazione pubblica soprattutto di natura urbana, che è certamente parte del costume comunicativo civile degli inglesi (di ogni parte politica) e con tratti marcati attorno a diritti&doveri (inscindibilmente) e alle libertà dei cittadini, ma che probabilmente il sindaco laburista Sadik Khan, avvocato di origine pakistane, già parlamentare e con passato di attivista nei diritti umani, ha accentuato rendendo la comunicazione pubblica della capitale visibile, pratica, tesa ai comportamenti e alle responsabilità. Un esempio per tutti la concessione di uno spazio su tutti i ponti del Tamigi per un’organizzazione volontaria che si rivolge agli aspiranti suicidi perché prendano contatto con una voce amica prima di compiere l’insano gesto.


[1] Pubblicato anche nel sito personale al link https://wp.me/p9vAjS-c4