Atm e Operazione Cortesia: l’insostenibile tristezza dell’essere

Da qualche settimana è partita sui mezzi pubblici milanesi l’Operazione Cortesia: «lo scopo è quello di sensibilizzare coloro che viaggiano su metro, tram, bus e filobus a lasciare il posto a seder...

Da qualche settimana è partita sui mezzi pubblici milanesi l’Operazione Cortesia: «lo scopo è quello di sensibilizzare coloro che viaggiano su metro, tram, bus e filobus a lasciare il posto a sedere a chi è più in difficoltà, in particolare anziani o persone con problemi di deambulazione, donne incinte e persone con  bambini. Il personale dell’Azienda dei trasporti milanesi ha posizionato su tutti i mezzi i nuovi pittogrammi per segnalare i posti riservati che raffigurano un uomo con il bastone, una donna incinta e una persona con un bimbo. È di colore blu su sfondo bianco, come tutti i cartelli segnaletici. La novità sta proprio nel simbolo: il precedente che segnalava il posto riservato raffigurava esclusivamente un uomo con il bastone, non abbastanza rappresentativo e anche poco evidente. Atm lancia questa campagna auspicando che le persone che usufruiscono dei mezzi pubblici, nel vedere il nuovo pittogramma, si sentano maggiormente responsabilizzate e si abituino a lasciare il posto a chi è più in difficoltà, un comportamento che è innanzitutto di educazione civica, per una città europea come Milano».
Comportamento che – mi permetto di aggiungere – dovrebbe anche essere naturale e chiamarsi buon senso.

E invece no, a quanto pare la cortesia ha bisogno di un apposito pittogramma blu per ricordare a tutti che dare una spintarella alla vecchietta con la spesa per fregarle il posto non è un comportamento civile e che no, il così fan tutti non è sufficiente per sdoganare le proprie malefatte.
E poi, onestamente, chi lo guarda quel pittogramma di 22 centimetri? Forse sarebbe più utile una tela delle dimensioni di Guernica o magari, per essere al passo coi tempi, una app, la App Cortesia: in caso di condotta disdicevole, un’enorme freccia si materializza sulla testa del villano, accompagnata da lucine al neon, allarme sonoro e dalla vergognosa scritta “Nemico dei gattini”.

C’è qualcosa di triste – molto triste – nel dover mettere cartelli (o pittogrammi, o post-it, o lettere anonime ritagliate dai giornali) affinché le persone «si sentano maggiormente responsabilizzate e si abituino a lasciare il posto a chi è più in difficoltà». Un’Operazione Cortesia è sempre la benvenuta, ma, in un mondo ideale, dovrebbe essere un’iniziativa per promuovere gesti “in più”, tipo Addolcisci un milanese sorridendogli o Regala un fiore alla prima persona vestita di rosa, non per ricordare le regole base dell’educazione. Quelle dovrebbero essere scontate e tutti dovremmo sapere, senza bisogno di pittogrammi blu, che alzare il sederino per lasciar sedere una donna incinta è cosa buona e giusta.

Ma tant’è. Ognuno ha l’Operazione Cortesia che si merita. Qui a Milano siamo chiaramente ancora ai fondamentali, ma voci di corridoio dicono che presto partirà il corso avanzato. Ecco, in anteprima, un estratto del programma:
– Il bar, ovvero Un caffè, per favore: quelle due paroline in più non ti impediranno di correre a salvare il mondo
– Il cane, ovvero Raccoglila!: l’osso porta-sacchetti non è solo un accessorio cool
Ai primi dieci iscritti in omaggio l’ebook Lasciar scendere prima di salire: realtà o fantascienza?. Un esperto di dizione interverrà per insegnare ad articolare la parola Grazie.
Attenzione: il corso può avere effetti indesiderati anche gravi. Se il desiderio di salutare i colleghi in corridoio, invece di abbassare lo sguardo e fingere di guardare l’ora, persiste, consultare il medico.