Barilla e la stupidità presunta dello spettatore TV

Rotta verso il mercato

Il caso mediatico che ha seguito le improvvide dichiarazioni di Guido Barilla su famiglia e gay ha lasciato interdetto chi, come me, è poco avvezzo alla TV e filtra metodicamente la pubblicità. Cam...

Il caso mediatico che ha seguito le improvvide dichiarazioni di Guido Barilla su famiglia e gay ha lasciato interdetto chi, come me, è poco avvezzo alla TV e filtra metodicamente la pubblicità. Cambio canale o spengo l’ audio, in pratica non conosco i commercial di nessuno e saranno quindici anni almeno dall’ ultima volta che ho visto quelli melensi di Barilla.

Non capisco perché i maccheroni dovrebbero veicolare un messaggio, che rapporto possano avere con l’ omosessualità, non mi pare che se ne possa fare un prodotto glamour e ricordo sempre quando la nonna di Guido Barilla mi portava con sé a dare il granoturco ai maiali nella bella villa di Salsomaggiore. Lezione mai dimenticata: mantenere sempre i piedi per terra, anche se si è persone importanti.

La poco brillante uscita del nipote va criticata perché danneggia l’ azienda, rischiando di mettere a repentaglio le vendite, ma restando con i piedi per terra, scuoto la testa anche davanti al feticcio che si fa dei brand e al conformismo del consumatore implicito nella polemica Barilla.

Se quest’ inverno il blu è di moda, ognuno può scegliere di essere conformista e adeguarsi oppure fregarsene e indossare un cappotto fucsia, affrontando gli stupiti sguardi altrui, ma con il casalingo spaghetto, chiusi nell’ intimità della propria cucina, alle prese con qualcosa che nel piatto non può mostrare etichette, con un prodotto che viene comprato e ricomprato infinite volte, ciascuna dopo averne assaggiato il risultato, io mi aspetterei che la scelta di acquisto di una persona intelligente venga fatta soltanto in base al criterio del mi piace/non mi piace, relegando in secondo piano anche quello del prezzo, perché parafrasando un’ altra grande marca, la pasta è un piacere e, se non è buona, che piacere è?

Invece no, tutti i commenti danno per scontato che davvero le penne rigate Barilla vengano comprate perché ricordano la famiglia e che tanti clienti, devoti al culto del Mulino Bianco, avrebbero invece orrore se sapessero che, ohibò, le cucinano anche i busoni (si dice cosí a Parma?)

Ma che razza di imbecilli siamo se scegliamo persino gli spaghetti per motivi diversi dal fatto che siano buoni e che costino il giusto?

È inutile prendersela se i Ministri del PdL, Partito dei Lacché, si dimettono in obbedienza al comando del padrone, che è innanzitutto padrone della TV, se non mettiamo in discussione quel ciarpame che la TV riesce a infilare nelle nostre teste, se siamo convinti che persino i fusilli vadano scelti a seconda delle sensazioni che ci sollecitano nella pubblicità, anziché al palato.

C’ è bisogno di igiene mentale: teniamoci alla larga dalla sottocultura pubblicitaria e sforziamoci di mantenere i piedi per terra. Compriamo Barilla, De Cecco, Voiello, Buitoni o quel che ci pare, ma solo perché ci piace. Quanto a me, continuerò a ricordare con nostalgia la porcilaia della nonna di Guido Barilla, ben migliore della porcilaia televisiva.