"Così torturavamo" la confessione di un poliziotto quando lo Stato si leva i guanti

Andare al cinema in questi giorni fa impressione. Mentre entri nella sala dove si proietta "Romanzo di una strage", passi davanti ai cartelloni su "Diaz".  Due storie simili ma anche molto diverse,...

Andare al cinema in questi giorni fa impressione. Mentre entri nella sala dove si proietta “Romanzo di una strage”, passi davanti ai cartelloni su “Diaz”. Due storie simili ma anche molto diverse, in una sul banco degli imputati ci sono i nostri servizi segreti e i loro depistaggi, nell’altra una polizia fuori controllo degna di un Sudamerica che però intanto è cambiato parecchio. Ad unirle è un’agghiacciante concezione di “ragion di Stato”.

E proprio per capire cosa accade quando lo Stato si leva i guanti, vale la pena di rileggere un articolo di qualche giorno fa pubblicato da L’Espresso. Si intitola “Così torturavamo i brigatisti” nel catenaccio si ricorda che «era il 1982 quando l’Espresso denunciò le sevizie ai responsabili per il sequestro Dozier. All’epoca il nostro cronista fu smentito e arrestato. Oggi il commissario di polizia Savatore Genova conferma tutto: ‘Ero tra i responsabili, e ricevemmo il via libera per botte e sevizie». I particolari sui metodo di tortura utilizzati sono agghiaccianti. Questo è il link, oppure clicca sulla foto.