Di cipressi fricchettoni e laghi che non sono mari

La City dei Tartari

 Il sole splende in cima al crinale fra Tuori e Civitella, da un lato la Val d'Ambra, dall'altro la Val di Chiana, in fondo Arezzo e, lontano, Cortona e il baluginare del Trasimeno. Corro, scendo,...

Il sole splende in cima al crinale fra Tuori e Civitella, da un lato la Val d’Ambra, dall’altro la Val di Chiana, in fondo Arezzo e, lontano, Cortona e il baluginare del Trasimeno. Corro, scendo, quasi inseguito dai cacciatori di cinghiali, dai cani che mi abbaiano dai cancelli delle villette con vista a 360 gradi sopra l’Italia, quella che, vista dall’alto, sembra sempre perfetta, stupenda, paciosa e piena di speranza. Vorrei essere il cipresso solitario, penso per un attimo, od il pino marittimo che e’ cresciuto e dalla cui cima si deve godere un panorama mozzafiato. Magari non tutti i giorni, magari non sempre. E, glielo sussurro alla corteccia, quello che vedi in fondo non e’ il mare, ma un fottuto lago. Uno specchio d’acqua che non arriva direttamente nel pelago, nell’Oceano, sappilo, pino marittimo della Val di Chiana.

Continuo a correre, con un sorriso leggero per questa vaghezza. Nel paesino di Tuori mi fermo a bere ad un fontanello. Un signore, dalla casa di fronte, mi saluta. Sta mettendo il bucato a stendere, in una casetta con delle decorazioni esterne a forma di cervo e cerbiatto. Gli dico ‘gli alberi del crinale hanno capito tutto della vita’. Lui sorride e mi dice ‘dipende, che, se l’inverno e’ rigido, gli alberi alti sono quelli che tagliamo per far legna, cosi’ crescono quelli piccoli. Poi’, continua ‘nella vita si puo’ essere cipressi, o vivere come cerbiatti, sempre in movimento, ben sapendo che, al di fuori della macchia, siamo in pericolo. Oppure, come voi cittadini, si puo’ passare nella valle come i treni, le macchine dell’A1, scivolare accanto a tutto questo, ammirare il panorama e continuare nella corsa’.

Il signore saluta e torna a stendere il suo bucato da vedovo. Mi sorride. Gli faccio ciao con la mano e torno a correre, attraverso le valli, la pianura. Come se un cipresso improvvisamente avesse tirato su le gambe e avesse cominciato a scoprire il mondo, come se fosse stato creato nello stesso istante. Cipressi, cerbiatti e bolidi a gasolio. Nell’era dei creduloni, delle mammane sociali, del capitalismo fricchettone e della freak culture, in fondo non sarebbe male fermarsi un attimo. A stendere i panni ed a chiedersi cosa valga di piu’ di una vista cosi’.