Donald Trump, parte l’offensiva degli spot elettorali: "Decapiterò Isis e prenderò il loro petrolio"

Vanilla Latte

“I politici possono fare finta che si tratti di qualcos'altro, ma Donald Trump lo chiama terrorismo islamico radicale. È per questo che propone un'interruzione momentanea degli ingressi dei musulma...

“I politici possono fare finta che si tratti di qualcos’altro, ma Donald Trump lo chiama terrorismo islamico radicale. È per questo che propone un’interruzione momentanea degli ingressi dei musulmani negli Stati Uniti, finché non capiamo che cosa sta succedendo. Lui taglierà la testa a ISIS in tempi rapidi, e prenderà il loro petrolio, e fermerà l’immigrazione illegale costruendo un muro al confine meridionale, che pagherà il Messico. ‘Renderemo di nuovo grande l’America!’”. Condensato in poco più di trenta secondi, questo è il testo del nuovo spot elettorale a pagamento, trasmesso sui principali network televisivi, di Donald J. Trump, attuale favorito alle primarie del Partito Repubblicano per la candidatura alla Casa Bianca del 2016.

Una serie di messaggi forti e immediati, già emersi nel corso della incredibile (per non dire surreale) campagna elettorale finora condotta dall’estroso milionario newyorkese: dalla controversa proposta di chiudere le frontiere Usa ai musulmani, all’idea di costruire una muraglia tra Stati Uniti e Messico (il quale dovrebbe accollarsene le spese, peraltro), suo iniziale cavallo di battaglia, prima delle successive sparate. Come hanno notato numerosi commentatori, non ultimo l’esperto Paul Berman (ripreso anche da IL, magazine del Sole 24 Ore, lo scorso novembre), con la stoffa dell’ottimo uomo d’affari e grande comunicatore, Trump fa grandi promesse senza prendersi la briga di spiegare come intende mantenerle. Una sorta di uomo della provvidenza, che intercetta la rabbia e l’angoscia di molti americani. Dice che chiuderà le frontiere, senza entrare nel dettaglio di come vuole farlo. Afferma che “taglierà la testa a ISIS” e “prenderà il loro petrolio”, come nemmeno il Chuck Norris dei tempi migliori, ma non racconta come potrà riuscirci. Dichiara che metterà fine all’immigrazione clandestina (con una deportazione di massa di 11 milioni di persone?), costruirà un muro (ipotesi logisticamente suggestiva) e lo farà pagare al Messico, tuttavia non si capisce come riuscirà a convincere il governo messicano ad accettare tale misura. Ma non importa, in fin dei conti. O meglio, ai suoi elettori – ma sarebbe forse più opportuno definirli “fan” – non interessa. Perché lui è un “winner”, un vincente, “he gets things done”, a differenza dei politici, ha sempre ottenuto ciò che ha voluto (o così vuole la leggenda) e tutti quelli che non gli andavano a genio, sul suo percorso, sono stati cancellati: you’re fired, sei licenziato. Proprio come in The Apprentice, popolarissimo show tv dagli ascolti stellari, di cui era protagonista prima della discesa in campo (interpretato da Flavio Briatore, nella versione italiana). Insomma, l’uomo forte che risolve i problemi che Washington non è in grado di affrontare, o che ha contribuito a creare: è questa l’immagine che Donald Trump vuole offrire all’elettorato a stelle e strisce. A giudicare dai numeri dei sondaggi, almeno fin quando non arriverà il test reale delle primarie, sembra ci stia riuscendo in maniera eccellente.

Ma l’elemento più rilevante dei trentun secondi di spot televisivo, in realtà, non è il suo contenuto: è il fatto che, nei primi giorni di gennaio 2016, a campagna elettorale per le primarie già avviata da mesi, questo sia il primo messaggio elettorale a pagamento di Donald J. Trump. Mentre i suoi rivali si sono distinti per le ingenti somme investite in pubblicità di ogni tipo, con milioni di dollari in spot negli stati chiave spesi da candidati quali Jeb Bush, Marco Rubio o la democratica Hillary Clinton, Trump, che per inciso è uno degli uomini più ricchi del pianeta, ha finora impegnato risorse davvero modeste. E questo, per quanto paradossale, è un particolare da non sottovalutare, con l’avvicinarsi della stagione delle primarie, perché le cose stanno per cambiare. “La mia campagna per la presidenza è sotto budget di 35 milioni di dollari, ho speso molto poco (e sono in prima posizione). Ora comincerò a spendere grandi cifre in Iowa, New Hampshire e South Carolina”, ha twittato @realdonaldtrump nei giorni scorsi, con un riferimento a tre degli stati più importanti nella scacchiera delle primarie del GOP. E così ha fatto, promettendo di destinare due milioni di dollari a settimana nella propaganda elettorale a pagamento. Sarà interessante, ora, capire quali effetti avrà questa decisione, se il front-runner allargherà ulteriormente il gap nei sondaggi tra lui e gli altri contendenti, o se la situazione resterà pressoché immutata (con conseguente, necessario, ragionamento sull’effettiva incisività dei tv ads). Come al solito, The Donald ne ha approfittato per lanciare un attacco al suo bersaglio preferito, Jeb Bush: “Dunque, ho speso praticamente nulla nella mia corsa per la presidenza e sono al primo posto. Jeb Bush ha speso 59 milioni di dollari ed è finito. Gestirò il Paese a modo mio!”.