Elezioni Usa: "Il repubblicano Ryan non è cattolico". L’attacco di 150 teologi

«L’America si trova ad un punto di svolta in cui l’impegno tradizionale del governo nella protezione e nella promozione del bene comune corre il grave rischio di essere smantellato. I membri del Te...

«L’America si trova ad un punto di svolta in cui l’impegno tradizionale del governo nella protezione e nella promozione del bene comune corre il grave rischio di essere smantellato. I membri del Tea party cercano di instaurare un ordine privatizzato e libertario che riduce la società a un insieme di individui e restringe il bene comune perché si adatti ai risultati raggiungibili da aziende private e a fini di lucro».
È durissimo l’attacco che più di 150 teologi statunitensi – da Elizabeth Johnson a Elisabeth Schlusser Fiorenza, da Sandra Schneiders a John E. Thiel, da Sixto Garcia al gesuita Thomas Reese, già direttore della rivista America – hanno indirizzato, in un lungo documento-appello intitolato “Tutto sulle nostre spalle. Appello cattolico a proteggere il bene comune in pericolo”, al programma repubblicano per il governo del Paese; un programma, dicono, che minaccia gravemente quanto la Chiesa insegna. Obiettivo polemico è in particolare il “cattolicissimo” Paul Ryan, candidato alla vicepresidenza. «Non scriviamo per opporci alla candidatura di Ryan o per dire che non ci sono motivi legittimi per votarlo – si legge nel lungo documento – ma vogliamo che Ryan e i suoi sappiano, così come viene ricordato ai candidati prochoice e ai cattolici che votano per loro, che alcune loro posizioni sono in totale contrasto con gli insegnamenti della Chiesa cattolica».

Sarebbe un grave errore, affermano i teologi, se i vescovi, preoccupati del mandato di Obama che chiede ai datori di lavoro, compresi quelli religiosi, di fornire ai dipendenti un’assicurazione sanitaria che comprenda anche contraccezione e aborto, non badassero al fraintendimento di Ryan della dottrina sociale della Chiesa: «Sarebbe un tragico fallimento della supervisione episcopale».
La dottrina sociale della Chiesa non è solo un imperativo a credere in Dio e a aiutare i poveri ma «riguarda la realtà della società nella sua globalità»; l’amore non può essere separato dalla verità, altrimenti diventa sentimentalismo; senza verità, fiducia e amore per ciò che è vero non vi è coscienza sociale né responsabilità e l’azione sociale finisce per servire gli interessi individuali e la logica del potere, portando frammentazione sociale, specialmente in una società globalizzata e in tempi difficili come oggi.

Cinque sono, per i teologi, i principi della dottrina sociale che oggi corrono il rischio di essere dimenticati o distorti:
1. La concezione cattolica della persona umana è sociale e non individuale; Ryan ha invece affermato di vedere le questioni politiche come “lotta dell’individualismo contro il collettivismo”.
2. Il governo ha il compito essenziale di proteggere e promuovere il bene comune.
3. La dottrina della sussidiarietà pone un limite al governo e richiede che esso agisca quando le comunità locali non possono risolvere i problemi da sole. Ryan ha invocato la sussidiarietà come mezzo per porre fine alla centralizzazione “nelle mani dei burocrati federali” per giustificare la devolution di Medicaid agli Stati, e prospettando tagli a Medicaid per 750 miliardi di dollari in 10 anni, il che significherebbe privare di cure mediche tra i 14 e i 27 milioni di persone.
4. L’opzione preferenziale per i poveri richiede azione individuale e collettiva, compresa quella dello Stato. Per Ryan, essa significa “non manteniamo i poveri nella povertà, non rendiamo le persone dipendenti dal governo, bloccate nella loro situazione”. È più facile, scrivono i firmatari del documento, tagliare i programmi del governo che aiutare la gente a uscire dalla povertà. Il budget di Ryan ricava il 62% dei risparmi previsti da tagli ai programmi per le famiglie e soggetti a basso reddito. «È impossibile giustificare queso come serio esercizio dell’opzione preferenziale per i poveri».
5. Le forze economiche devono essere considerate tra le minacce per la società e la dignità umana. «L’attività economica – si legge nel documento -appello – non può risolvere tutti i problemi sociali tramite la semplice applicazione della logica commerciale. Essa deve mirare al perseguimento del bene comune, del quale la comunità politica in particolare deve assumersi la responsabilità. Quindi, bisogna ricordare che nascono gravi squilibri quando l’azione economica, intesa come mero motore di creazione di ricchezza, viene sganciata dall’azione politica, intesa come mezzo per perseguire le giustizia tramite la redistribuzione».
«Le attuali sfide del nostro Paese – è la conclusione dei teologi – chiedono la saggezza della Dottrina sociale della Chiesa. Viviamo in un tempo in cui l’indifferenza sociale del pensiero libertario sta ottenendo un’ampia legittimazione culturale e potere politico. Si tratta di una visione della persona in contraddizione totale con il Vangelo e i principi della dottrina sociale cattolica. I legittimi disaccordi con l’amministrazione Obama non devono portare la Chiesa a modificare la pienezza dei propri insegnamenti per convenienza politica. Per essere davvero profetica, la Chiesa deve proclamare la pienezza del suo messaggio a tutti i partiti, movimenti e poteri».