Emirati-Comore solo andata

Arabic Portraits

E' silenziosa e invisibile. Nessuno ne parla ed é difficile da vedere, perché la facciata é sempre quella di un Paese aperto, ricco e tollerante. Vivendo qui da expat, poi, é ancora più difficile d...

E’ silenziosa e invisibile. Nessuno ne parla ed é difficile da vedere, perché la facciata é sempre quella di un Paese aperto, ricco e tollerante. Vivendo qui da expat, poi, é ancora più difficile da percepire: si creano dei circuiti paralleli e le occasioni per incrociare la vita e confrontarsi con le opinioni degli emiratini sono molto rare.

Eppure la repressione del dissenso prosegue, anzi accelera.

La denuncia arriva dall’Arabic network for human rights (www.anhri.net), perché i media non ne hanno fatto cenno: il blogger e attivista per i diritti umani Ahmed Abdul Khaliq é stato arrestato e sta per essere deportato alle Comore. Secondo Anhri, il Governo emiratino avrebbe pagato 200 milioni di dollari allo stato delle isole africane per naturalizzare i suoi cittadini più “scomodi”.

Abdul Khaliq era uno dei cinque attivisti già arrestati nell’aprile 2011 per avere scritto una petizione allo sceicco chiedendo maggiori diritti e suffragio universale. Il network Anhri chiede ora agli Emirati di mettere fine alle continue violazioni dei diritti umani e di rispettare le convenzioni internazionali (sempre puntualmente sottoscritte dal Paese) che prevedono “la libertà di opinione e di espressione, la libertà di partecipazione politica, l’inammissibilità della deportazione forzata e della privazione della cittadinanza al di fuori della legge”.

Le parole di Mohamed Al Mansoori, un altro dissidente emiratino (arrestato moltissime volte e privato dei documenti) mi tornano alla mente: “le libertà personali, nel mio Paese – mi aveva detto poco prima della Primavera Araba – saranno ristrette sempre piú. Anziché andare avanti qui si va indietro”.
Drammaticamente profetico.