Figli gay (ovvero l’immobilismo italiano)

Mi consento

Ho visto il post di Alessandro Gilioli un po’ in giro sulla bacheche facebook. Il tema non è nuovo, ma in Italia è sempre in voga. Anche perché le cronache, purtroppo, molto spesso ci informano che...

Ho visto il post di Alessandro Gilioli un po’ in giro sulla bacheche facebook. Il tema non è nuovo, ma in Italia è sempre in voga. Anche perché le cronache, purtroppo, molto spesso ci informano che ancora tanto c’è da fare (vedi anche ultima uscita di Ignazio La Russa). Ma è proprio questo che un po’ mi inquieta. Siamo ancora che alle cene l’arma fine-di-mondo è: “saresti contento di avere un figlio gay?”. Capisco che vent’anni dopo il Paese sia ancora monopolizzato da Silvione (che tra l’altro, nel frattempo, ha persino – bontà sua – “aperto” ai diritti degli omosessuali) però siamo tornati al Trivial, a Risiko (con tutto il rispetto per i carrarmatini).

Per capirci, nulla da dire al post di Gilioli, è che mi inquieta l’immobilismo. Allora, immobilismo per immobilismo, torno agli anni Ottanta e ricordo un certo Pier Vittorio Tondelli che scrisse “Camere separate”. Così, per dire.