"Florence Gordon", una protagonista fedele a se stessa. "Difetti" compresi

Florence Gordon, la protagonista del nuovo omonimo romanzo di Brian Morton per Sonzogno (con la splendida traduzione di Maura Parolini e Matteo Curtoni), ha settantacinque anni e vive a Manhattan. ...

Florence Gordon, la protagonista del nuovo omonimo romanzo di Brian Morton per Sonzogno (con la splendida traduzione di Maura Parolini e Matteo Curtoni), ha settantacinque anni e vive a Manhattan. Femminista ebrea divorziata, scrittrice scorbutica, attivista testarda e orgogliosa, detesta la maggior parte delle cose che la gente trova piacevoli e ama mettere gli altri in difficoltà. Mentre è alle prese con la sua settima fatica, un libro di memorie, un articolo del “New York Times” la definisce “patrimonio nazionale”, catapultandola sotto le luci della ribalta e obbligandola a superare quel filo spinato che aveva eretto intorno a sé. La situazione precipita quando i suoi “cari” si trasferiscono da Seattle a New York: il figlio Daniel (che ha snobbato le orme letterarie dei genitori per diventare poliziotto), la nuora Janine (psicologa, pronta ad avere una relazione con il suo capo) e la nipote Emily (che sta cercando di capire cosa fare di una problematica storia d’amore). Tra i quattro, giorno dopo giorno, si intreccia una commedia irresistibile, all’insegna di una crudele sincerità ma anche di una sorprendente complicità emotiva. L’anziana signora, i cui corrosivi commenti sono una sorta di “versione di Barney” al femminile, non risparmia niente e nessuno. E forse proprio per questo i personaggi che la circondano (e i lettori di questo libro) finiranno per affezionarsi a lei e non poter più fare a meno della sua voce.

Florence Gordon, però, non è soltanto la storia di una donna, ma anche della sua famiglia, degli errori di comunicazione e comprensione che quasi sempre intercorrono anche tra le persone che più si dovrebbero conoscere ed amare. E’ un romanzo sulla percezione di se stessi attraverso la propria idea che deve scontrarsi con ciò che gli altri pensano di noi, sulla difficoltà grottesca ed inevitabile di capire il pensiero altrui, le sue motivazioni, le sue parole. Parole che animano dialoghi estremamente intensi, veloci e taglienti, quasi fossimo in una commedia di Woody Allen: la politica sociale e sanitaria ai tempi di Barack Obama, New York ed i suoi cittadini che non si staccano mai dal telefonino, il nido (s)comodo rappresentato dalla famiglia, la vecchiaia e le fragilità che porta con sé, sono tutti temi che alimentano freneticamente i dialoghi dei personaggi, nascondendo un sottotesto di intimità, piccole cose, grandi assenze.

Disarmante, irresistibile e profondamente rompipalle. La protagonista della storia di Brian Morton rappresenta al meglio una “nuova” ondata culturale che, da diversi anni ormai, sta colpendo l’immaginario degli scrittori non solo di romanzi, ma anche di sceneggiature e script televisivi: raccontare l’antieroe, portare il lettore (o lo spettatore) a tifare per una simpatica e burbera canaglia, permettendoci l’immedesimazione e la catarsi dei nostri difetti, dei nostri insuccessi. Perché essere timidi non è così male, essere misantropi è sinonimo di intelligenza superiore (basti pensare a tutta la poetica alla base dei lavori di Paolo Sorrentino), essere un po’ cattivi vuol dire essere i veri buoni (da I Sopranos a Breaking Bad gli esempi si sprecano).

Non è più il tempo del protagonista bidimensionale, strutturato in maniera organica e quadrato. Ciò che interessa al pubblico è rivedersi nelle sue miserie, nei suoi rimpianti e nelle sue mancanze. Un ritratto che sia fedele, privo di edulcorazioni: la destrutturazione dell’eroe classico è ciò che permette una reale connessione tra il personaggio di carta e chi assiste alle sue gesta (non più epiche, bensì fallimentari). E se solitamente, in un’ottica tipicamente hollywodiana, gli antipatici nelle storie tendono verso il finale ad una sorta di redenzione quasi buonista e consolatoria, la nostra Florence Gordon viaggia “in direzione ostinata e contraria“. Nonostante il mondo esterno stia cambiando così velocemente, nonostante il pensiero altrui, nonostante la famiglia, nonostante se stessa.