I vescovi francesi uniti e compatti in piazza contro il matrimonio gay

Che tempio fa

Checché ne dica il presidente dei vescovi francesi, il cardinale di Parigi André Vingt-Trois, che l’ha definita «apolitica e aconfessionale», la manifestazione del 13 gennaio contro il progetto di ...

Checché ne dica il presidente dei vescovi francesi, il cardinale di Parigi André Vingt-Trois, che l’ha definita «apolitica e aconfessionale», la manifestazione del 13 gennaio contro il progetto di legge che apre a matrimonio gay e adozione da parte di coppie omosessuali (e che approderà in Parlamento a fine mese) è largamente sostenuta sia da parte politica che da parte ecclesiale. L’Ump di Jean-François Copé, pur non essendo tra i promotori, ne sta infatti cavalcando l’onda sperando in una dimostrazione di forza contro il governo di François Hollande; e la Chiesa, dal canto suo, non ha perso occasione di esprimere tutto il suo sostegno all’iniziativa promossa da una trentina di organizzazioni.

A differenza del cardinale di Parigi che, pur condividendo le ragioni dei manifestanti, fin da prima di Natale ha fatto sapere che non sfilerà per le strade, diversi i vescovi che nelle scorse settimane hanno annunciato la loro partecipazione alla “Manif pour tous” (la “Manifestazione per tutti” che fa il verso al progetto di legge dal titolo “Matrimonio per tutti”), accogliendo fino in fondo quell’invito a “manifestarsi” che il card. Vingt-Trois ha rivolto ai cattolici in occasione dell’assemblea plenaria dei vescovi svoltasi a Lourdes ai primi di novembre.

Prontissimi a raccogliere la sfida i presuli, dunque. «Dovremo essere milioni, schierati per la battaglia, per far indietreggiare la menzogna con la testimonianza pacifica della verità», ha tuonato, durante l’omelia del 7 dicembre scorso, il vescovo di Vannes, mons. Raymond Centène annunciando la sua presenza: «Vi aspetto! Tutti! Perché ognuno di noi, quel giorno, ha un appuntamento con la Storia». Come lui anche il vescovo di Blois, mons. Maurice de Germiny che ha reso pubblica la sua intenzione di partecipare al corteo. «Non si tratta di manifestare contro il governo ma di sostenere il valore della famiglia e del matrimonio tra un uomo e una donna, difendendo i diritti dei bambini», si legge nel comunicato del vescovo di Grenoble, mons. Guy de Kerimel. «Certo le persone omosessuali hanno diritto a un riconoscimento sociale ma non a detrimento dei diritti dei bambini. Forse esiste un modo per rispettare gli uni e gli altri, ma non credo che il matrimonio sia la soluzione».

Al di là delle prese di posizione così esplicite di alcuni vescovi, parlano altrettanto chiaro le esortazioni a marciare compatti che fioccano da parte di varie diocesi. Bayonne, Beauvais, Évreux, Avignone, Saint-Étienne: tutte hanno pubblicato sui rispettivi siti internet appelli alla mobilitazione e informazioni utili a convogliare le “truppe” a Parigi. Così come le diocesi di Nancy e Reims avevano incoraggiato i fedeli a partecipare alle manifestazioni locali dell’8 e 9 dicembre scorso.
E non si esime dal dare il suo contributo la diocesi di Parigi. Sul suo sito campeggia in bella vista la sezione “‘Matrimonio per tutti’. Come mobilitarsi?” nella quale si sprecano le esortazioni: manifestare, pregare, scrivere ai propri rappresentanti. Con tanto di link al sito delle Associazioni familiari cattoliche che hanno preparato un modello di lettera da indirizzare al proprio deputato o senatore o al proprio sindaco.

I vescovi francesi d’altronde sono stati ampiamente incoraggiati in tal senso dal papa stesso che, in occasione della loro visita ad limina lo scorso autunno, ha fatto esplicito riferimento alla difesa del matrimonio e della famiglia. «Troppo grande è il bene che la Chiesa e l’intera società s’attendono dal matrimonio e dalla famiglia su di esso fondata per non impegnarsi a fondo in questo specifico ambito pastorale», aveva detto loro il 20 settembre (v. Adista Notizie n. 36/12). Per poi rincarare la dose il 17 novembre invitando esplicitamente vescovi e fedeli a «prestare attenzione ai progetti di leggi civili che possono attentare alla tutela del matrimonio tra un uomo e una donna». Senza andare a ripescare il messaggio per la XLVI Giornata Mondiale della Pace che tanto scompiglio ha generato (v. Adista Notizie n. 47/12), basti ricordare ancora il discorso tenuto alla Curia romana il 21 dicembre scorso, in occasione della presentazione degli auguri natalizi. Dopo aver ricordato la crisi che minaccia la famiglia fin nelle sue basi, il papa ha persino citato il lungo documento cui il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim, aveva affidato la propria opposizione al progetto di legge.

Ma in queste settimane si sono moltiplicate anche le voci di chi contesta la posizione della gerarchia. «Quel che è troppo è troppo», ha scritto Réseaux du Parvis, la rete nata nel 1999 che riunisce attualmente 50 realtà del cattolicesimo conciliare francese. «I vescovi non hanno alcun diritto di parlare in nome dei cattolici e non ci hanno mai consultato», affermano. Si tratta, prosegue Réseaux du Parvis, di «una legge civile che riguarda la Repubblica e i suoi cittadini. La collusione tra l’episcopato e i partiti politici d’opposizione, specialmente l’Ump, nella preparazione della manifestazione, è un evidente e inammissibile attentato alla laicità. Per tutte queste ragioni facciamo appello ai cattolici affinché manifestino chiaramente il loro disaccordo ai responsabili della loro Chiesa. Non lasceremo che una gerarchia che non ci rappresenta confischi la nostra libertà di pensiero e di parola». La Conferenza delle battezzate e dei battezzati di Francia, dal canto suo, non ha voluto prendere posizione sull’argomento sottolineando però in un comunicato ufficiale che «al di là del matrimonio omosessuale, la questione dell’omofobia deve essere affrontata. Specialmente quella nella Chiesa: negata ma drammaticamente reale».

E per ben due volte si è espresso sulla questione il settimanale cattolico francese Témoignage chrétien. Prima con una dichiarazione diffusa il 14 dicembre scorso nella quale sosteneva che negare alle persone omosessuali la possibilità di contrarre matrimonio equivaleva a «un’ennesima discriminazione». E una seconda volta, per bocca dei suoi co-direttori Jean-Pierre Mignard e Bernard Stéphan, dalle pagine di Le Monde l’8 gennaio scorso. «È per lo meno curioso – hanno scritto i due – che la volontà di veder riconosciuto un legame durevole tra due persone dello stesso sesso e la loro aspirazione a fondare una famiglia susciti, all’interno delle gerarchie ecclesiali, prima di tutto sospetto, considerato che attualmente il legame sociale e la genitorialità hanno invece bisogno di essere rafforzati per evitare una società frantumata, precarizzata e minata dalle solitudini. Invitiamo le nostre Chiese – proseguono i co-direttori di Témoignage chrétien – a non riprodurre con il diritto al matrimonio per tutti il controsenso storico commesso, per la regolazione delle nascite e la contraccezione, dall’enciclica Humanae Vitae». «Quante donne e quanti uomini hanno lasciato la Chiesa, zitti e feriti, davanti al suo rifiuto di approvare l’uso della pillola contraccettiva? A prezzo di quante sedie vuote? Siamo a questo punto».