Il mio nome è Bond, Eurobond: gli italiani alle prese con lo spread

Ebbene sì, lo confessiamo. Sottovoce e vergognandocene un pò. Noi italiani, fino a ieri, credevamo ingenuamente che lo spread fosse un aperitivo e l’Eurobond il fratello sfigato di James Bond. Fino...

Ebbene sì, lo confessiamo. Sottovoce e vergognandocene un pò.

Noi italiani, fino a ieri, credevamo ingenuamente che lo spread fosse un aperitivo e l’Eurobond il fratello sfigato di James Bond.

Fino a quando, da un giorno all’altro, siamo stati catapultati in un universo che non conoscevamo, fatto di percentuali che salgono e scendono e di conti che non tornano quasi mai.

Adesso che le Borse tremano a giorni alterni, la Grecia è allo sfacelo e l’Italia vive uno dei suoi momenti economicamente più difficili, stiamo stati costretti a familiarizzare con termini e concetti che ci erano del tutto estranei.

Espressioni come ‘outlook negativo’, ‘downgrade’, ‘Dow Jones’, prima patrimonio esclusivo dell’esoterico mondo finanziario, stanno entrando sempre più a far parte del nostro linguaggio ordinario.

Noi, che tutto quello che sapevamo di Borsa, fondi e obbligazioni l’avevamo imparato al cinema guardando “Wall Street“, all’improvviso abbiamo dovuto imparare a capirci qualcosa. Così ci siamo documentati per conoscere il significato di quell’ostica espressione, piombataci bruscamente tra capo e collo: declassamento del rating, che ci era costata una prima insufficienza inflittaci da Moody’s.

Moody’s: ma chi era costei? Da dove arrivava quell’implacabile e perfida professoressa che continuava a mietere terrore e voti negativi? I primi a farne le spese erano state Grecia, Irlanda e Portogallo. Subito dopo, era toccato anche ai nostri conti pubblici.

Una settimana fa, sull’Italia si è infine abbattuta un’ulteriore perdita di classe che ha colpito ventiquattro banche, nove assicurazioni, molte Regioni, Province e tre grossi Comuni.

E pare che non finisca qui.

Ma Moody’s non è la sola a infierire, insieme a lei ci sono altre due agenzie di rating: Fitch Ratings e Standard & Poor’s, che non sono di certo armate di buone intenzioni.

A onor del vero va detto, però, che queste tre sorellastre cattive non sono sempre state così cattive. Un tempo non molto lontano erano solo entità remote che quando promulgavano voti e pagelle non lo facevano certo con tanta spasmodica frequenza.

Ora invece lo stillicidio è pressoché quotidiano e così dettagliato da farci pensare, ad ogni nuovo annuncio, cosa gli resterà più da declassare.

Tanto che noi, spaventati, ci domandiamo: ci sarà mica pericolo pure per il nostro conto in banca?

Allora, da bravi italiani, esorcizziamo la paura concedendoci uno spritz.

Alla faccia dello spread.