L’Arte Povera? Un plagio della Pop romana

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Negli ultimi 50 anni, l’Italia ha lasciato che la sua ultima avanguardia dopo il Futurismo, la Pop italiana, rimanesse indefinita. Com’è potuto succedere? Il collegamento con il Futurismo cioè con...

Negli ultimi 50 anni, l’Italia ha lasciato che la sua ultima avanguardia dopo il Futurismo, la Pop italiana, rimanesse indefinita. Com’è potuto succedere?

Il collegamento con il Futurismo cioè con la Storia, l’Arte Povera lo ha acquistato simbolicamente – e solo simbolicamente – accorpando quasi tutti gli artisti romani con quelli del gallerista Sperone a Torino (Pistoletto, Penone etc.). La Scuola di Piazza del Popolo si scioglie quindi quando subentra l’Arte Povera ufficialmente nel 1967. Tuttavia l’Arte Povera non si pone come movimento successivo a quello romano ma ne ricicla l’essenza teorica.

Apparentemente l’Italia si ritrova dunque con due scuole Pop, una a Roma e una a Torino (con le relative gallerie) ma con una sola e unica teoria, e pure con gli stessi artisti. In America invece la Pop Art è una sola, quella che ha soppiantato l’Espressionismo Astratto: erano e rimangono due generazioni diverse e con artisti diversi.

C’è poi un ulteriore fattore a causare il caos, per qualcuno comodo, dell’arte italiana. Negli anni ‘80 e con la caduta del muro di Berlino, si rafforza l’idea della globalizzazione dell’arte che in un primo tempo viene erroneamente intesa come arte culturalmente neutra.

Oggi, con la crisi economica e il rating, i paesi europei sono tornati a realizzare l’importanza competitiva a livello nazionale: è la diversità a creare valore, ad attrarre finanziamenti, e la diversità si crea con la cultura. La riforma Franceschini è figlia di questa nuova consapevolezza, anche se l’Italia è preceduta dalla Francia (vedi Carta del Mecenatismo Culturale).

Nonostante tutto, ancora oggi musei e fondazioni contribuiscono a confondere il pubblico e le nuove generazioni sulle origini dell’arte italiana contemporanea, focalizzando l’attenzione solo su determinati artisti. Nel frattempo, molti artisti storici muoiono isolati.

E così, nella quasi indifferenza generale, dopo Tacchi se ne va anche Mambor. Due artisti della Scuola di Piazza del Popolo oggi praticamente sconosciuti. Ecco un’ulteriore prova della ghettizzazione romana che chiude il 2014: muore un artista storico, e l’arte italiana non sa di essere in lutto.

Il fatto è che, per l’Italia, un artista storico che muore praticamente sconosciuto significa perdere un’occasione di riscattarsi. Se l’Italia non riconosce i suoi artisti più importanti mentre sono ancora vivi, non potrà mai vantarsi di essere stata dalla parte giusta della Storia.

La morte di Mambor proprio non ha mosso la crème del mondo dell’arte, anche se ieri alla camera ardente al Campidoglio ho visto arrivare – a porte quasi chiuse – Achille Bonito Oliva. Bonito Oliva non ha preso il microfono per onorare la memoria di Mambor, e questa è una scelta personale. Ma in quanto critico invece, è il suo dovere situare Mambor nella classifica dell’arte italiana.

Perché Bonito Oliva non ammette che la Scuola di Piazza del Popolo è stata tutt’altro che un movimento minore se è l’unico movimento a poter ridimensionare il valore storico, cioè reale, di Warhol e Lichtenstein?

Quanti milioni sta perdendo il Pil italiano a causa della valutazione mancata dei suoi artisti storici?

Bisogna reagire subito. Dunque quanti artisti della Scuola di Piazza del Popolo ci resta oggi? Contiamoli.

Se escludiamo la Fioroni che arriva come artista informale e lo resta (non assimilando mai veramente i princìpi Pop), e Mochetti che entra nel gruppo romano alla fine, solo nel 1968 con De Dominicis quando ormai l’Arte Povera è già stata lanciata, gli artisti ancora vivi della Scuola di Piazza del Popolo sono esattamente due: Kounellis e Lombardo.

Quindi solo due artisti, Kounellis e Lombardo, di 78 e 75 anni, sono oggi la prova vivente della precedenza italiana sulla Pop americana. Morti loro, e senza una classifica dei loro meriti storici, l’arte italiana perderà il suo ultimo vantaggio sull’America. Un vantaggio che ha un prezzo.

Teoricamente, il timone dell’arte contemporanea italiana dovrebbe andare oggi al migliore fra Kounellis e Lombardo. Ma per ora, come se questi fossero già morti, è tutto capeggiato da Pistoletto, il precursore dell’Arte Povera, di un movimento cioè successivo a quello dal quale provengono Kounellis e Lombardo.

Aggiungo che solo Lombardo, l’artista più scientifico e quindi meno istintivo del gruppo romano, non è stato assorbito dall’Arte Povera o dalla Transavanguardia, i movimenti successivi alla Scuola di Piazza del Popolo.

L’Arte Povera nasce dopo le prime mostre Pop americane. Inoltre, seppur internazionalmente riconosciute a differenza della scuola di Piazza del Popolo, l’Arte Povera e la Transavanguardia (ovvero gli ultimi due movimenti dell’arte italiana) sono frutto di strategie commerciali e di forzature. E lo dimostra il fatto che oggi non nascono nuovi correnti o idee internazionalmente influenti dai centri artistici designati dal potere.

E così le possibilità di stabilire le radici del futuro italiano stanno svanendo man mano che muoiono gli artisti storici “romani” senza una giusta classificazione. È iniziato il countdown.