Notte dei Musei: dovunque vai una sola e stessa estetica

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Musei chiusi non solo in Italia. In Francia il caso del museo Picasso è un affare di Stato. Di fatto quel museo è un istituto pubblico ed è compito del governo amministrarlo. Ma la frontiera tra p...

Musei chiusi non solo in Italia. In Francia il caso del museo Picasso è un affare di Stato. Di fatto quel museo è un istituto pubblico ed è compito del governo amministrarlo. Ma la frontiera tra p...

Musei chiusi non solo in Italia. In Francia il caso del museo Picasso è un affare di Stato. Di fatto quel museo è un istituto pubblico ed è compito del governo amministrarlo. Ma la frontiera tra pubblico e privato si fa sempre meno netta quando in gioco c’è il potere.

Qualche giorno fa la Ministra francese della Cultura Aurélie Filippetti ha silurato la direttrice Anne Baldassari la quale, forte dell’appoggio del figlio di Picasso, denuncia ora una destabilizzazione politica orchestrata dal governo. Ad agitare poi le acque c’è “Libé”, il quotidiano di sinistra che ha accreditato le lamentele del personale durante i lavori di restauro del museo durati un’eternità.

Per la Baldassari il museo è pronto ma il ministero ne sta ritardando l’apertura per non doverle rinnovare il mandato. Così, per solidarietà, il figlio di Picasso ha annullato una donazione in corso importante. E nel frattempo il cda del museo si sta muovendo per sostituire l’ex-direttrice. Insomma ognuno fa quello che è nel proprio potere.

Le pressioni del governo per allontanare la Baldassari – l’interlocutrice prediletta dell’erede Picasso – non sono bastate e adesso la manovra è “esplicita”, dice la Baldassari, nel senso che ormai si gioca a carte scoperte.

Può darsi che il ministero della Filippetti non ha saputo giostrare quello che doveva sembrare un normale ricambio amministrativo. Ma nel mondo della Cultura francese c’è una guerra aperta tra il clan di Hollande e le vecchie lobby del milieu, il giro culturale francese, come dimostrano le continue polemiche di Frédéric Mittérand, predecessore della Filippetti sotto Sarkozy (nonché nipote dello storico Presidente socialista) da poco scartato dai vertici della radio nazionale.

Ieri la scelta del nuovo direttore del museo Picasso sembrava tendere verso un’altra figlia d’arte, Anne Sinclair che ha dato le dimissioni dal Huffington Post. Una mossa che avrebbe risposto per le rime a questa guerra di legittimità: il nonno della Sinclair, Paul Rosenberg, era il mercante che rappresentava Picasso.La Sinclair haquindi ereditato la collezione Rosenberg, di che insomma tenere a bada Claude Picasso.

Purtroppo i piani del governo Hollande non vanno in porto e la Sinclair, dopo aver preso le parti della Filippetti, ha dato le dimissioni dal cda del museo Picasso oggi.

L’opera di Picasso in Francia rimarrà salda? Il marchio Picasso può fare blocco? Di certo il governo Hollande non vuole lasciarne tutta la responsabilità agli eredi.

La cosa però davvero interessante in questo feuilleton è l’attenzione dei “rivali”, si fa per dire.

Les Echos, giornale del gruppo LVMH, studia la vicenda del museo Picasso da molto vicino. Tanto da pubblicare ieri una sfiziosa analisi comparativa tra fondazioni private e musei pubblici. Ma non è un caso: tra poco sarà inaugurata la fondazione Vuitton nel Bois de Boulogne (e quindi su un terreno pubblico) costruita dall’archistar Frank Gehry sul modello della concorrente Fondation Cartier a boulevard Raspail.

Anche in Italia giungono gli stessi standard di mecenatismo neo-liberale: in concomitanza con l’Expo di Milano, avremo nel 2015 l’apertura di due fondazioni d’arte, Prada e Fendi a contendersi capolavori e collezioni con i musei nazionali che fanno fatica a sopravvivere.

Prima i musei nascevano a partire da una collezione. Oggi si fa il museo prima della collezione.Le fondazioni, che oggi si stanno moltiplicando, usano brand per attirare i collezionisti facendo quindi scuola a partire dal marketing. L’arte è l’ultima ruota del carro, non si ha un’estetica a priori.

Il caso del museo Picasso svela che il sistema pubblico è simile a quello privato, d’altronde deve fare i conti con la stessa realtà, quella del mercato – e come abbiamo visto anche con le leggi di successione.

Allora poniamo la domanda: perché nasce un museo? Un museo nasce per difendere una linea estetica, tutto sta nel contrapporla alle altre correnti. Poi la storia decide quale vince.

Invece oggi, dal pubblico al privato, le strutture museali di tutto il mondo si dividono gli stessi collezionisti, si scambiano i curatori, si rigirano le stesse mostre. Così finisce che l’arte è uguale ovunque, niente più correnti e niente conflitti. Questo instaura un qualunquismo nell’arte laddove serve competizione.

Un sistema dell’arte così è come fare dei mondiali con solo partite amichevoli.