Palestina: lo Stato che non c’è. Ma non per colpa di Israele.

La pelle di zigrino

Il puzzle mediorientale.  Non si conoscono ancora i contenuti della mozione che il PD vorrebbe approvare alla Camera per il riconoscimento di uno Stato Palestinese. Ma troppa deve essere la...

Il puzzle mediorientale.

Non si conoscono ancora i contenuti della mozione che il PD vorrebbe approvare alla Camera per il riconoscimento di uno Stato Palestinese.

Ma troppa deve essere la fretta al Largo del Nazareno per tentare di non perdere la corsa, in curva a sinistra, tra socialisti del micro-PSI e sinistro-ecologico libertari vendoliani.

Al PD che teme di aver snaturato se stesso con la guida di Renzi, non resta che rivitalizzare la propria base con qualche applaudito tic di gauchista.

Diciamolo subito: la proposta di mozione, come tale, è sbagliata e pericolosa.

Chi scrive sostiene le ragioni dello Stato di Israele, del suo diritto di difendersi dalle aggressioni e dagli atti terroristici orditi dai suoi riluttanti vicini. Sostiene il fondamento civile e democratico delle istituzioni israeliane, unico avamposto democratico-liberale nel medioriente. E si indigna per il duplice standard etico che i filo-arabi pretendono nel giudicare Israele.

Chiariamo questo sin da principio, perché teniamo fede all’insegnamento di Gaetano Salvemini, secondo cui «noi non possiamo essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti: cioè renderci conto delle nostre passioni, tenerci in guardia contro di esse e mettere in guardia i nostri lettori contro i pericoli della nostra parzialità. L’imparzialità è un sogno, la probità è un dovere».

Ma a prescindere dalle posizioni personali, la proposta di mozione è sbagliata, perché non è utile, anzi rischia di essere un ostacolo, per il processo di pace in medioriente.

L’ANP è oggi governata dai pretesi moderati di Al-Fatah e da Hamas. Hamas è un’organizzazione terroristica, che ha tra i propri scopi fondativi quello di cancellare lo Stato di Israele dalla carta geografica.

La stessa moderata Al-Fatah ha dichiarato di volere uno stato palestinese “juden-free”, che non è un impegno coerente con gli standard di minima convivenza civile.

Ma non basta: nel 1937, prima, nel 1948, poi, quanto le Nazioni Unite sancendo la nascita di Israele avevano previsto anche la nascita di uno Stato palestinese, nel 2000 ancora, quando a Camp David, auspice Bill Clinton, Arafat afflitto dalla sindrome permanente del vittimismo, rifiutò la miglior offerta possibile da parte del premier israeliano Barak, e da ultimo nel 2008, i palestinesi hanno sempre rifiutato qualsiasi accordo con Israele.

Il contatore delle vittime e degli attentati a Tel Aviv ed a Gerusalemme spiega in modo macabro perché. E lasciamo da parte la triste prova di se dei media europei che cadono nella trappola dei ricatti morali di parte araba.

Quindi i palestinesi non vogliono trattare con Israele, ma brigano per chiedere un riconoscimento internazionale, che ha mero valore politico, da parte della Svezia prima, del parlamento inglese poi, della Repubblica Francese, oggi magari dell’Italia spinta dalla sua sinistra in crisi di identità, e domani magari, auspice la Mogherini, magari pure da parte dell’Unione Europea.

Poco importa che, se dovessimo applicare il pur labile diritto internazionale, ad un preteso stato palestinese mancano tutti i requisiti normalmente richiesti perché si abbia la costituzione di un’entità statuale.

Così facendo i palestinesi pretendono di evitare di trattare coi loro vicini, e di concordare con questi le condizioni per la reciproca convivenza, per imporre un atto di mero valore politico da spendere, a mo’ di credenziale, se va bene su un tavolo delle trattative che in realtà non amano frequentare, se poi va male, e come purtroppo sempre accade, per giustificare i propri atti terroristici. E la cosa peggiore è poi ascoltare i “se” e i “ma”, o i “bisogna valutare il contesto” della stampa europea.

L’improvvida iniziativa italiana oggi, come gli omologhi appena ricordati, è buona invece per isolare internazionalmente Israele, per dimostrare l’indimostrabile, ovvero che il processo di pace è ostacolato dal governo di israeliano, quando è vero e provato storicamente l’esatto contrario.

Per parafrasare Hillel: non è ancora ora. E il quando dipenderà dalla volontà politica e negoziale dei palestinesi, i cui primi interlocutori saranno le autorità israeliane. Qualsiasi altra scorciatoia non solo non funzionerà, ma rischia di aggravare la minaccia contro gli abitanti di Israele.

P.S.: Il segretario del PD in carica è il premier Renzi, che invitiamo a non fare come il procuratore di galilea, lavandosi le mani. Perché se l’iniziativa della mozione viene dal suo partito, lui che ha preteso il doppio incarico non è esonerato dal rispondere alle questioni politiche che tale iniziativa apre. Prenda, quindi, posizione. La reticenza e l’ermetismo sono luoghi da Renzi non praticati.