Rientro dei capitali: inutile se non si abbassano le tasse

Blog di una liberale

Si parla nuovamente di “Voluntary Disclosure”, ovvero della possibilità di presentare una seconda versione della legge sul rientro dei capitali: denaro custodito all’estero, ma di proprietà di citt...

Si parla nuovamente di “Voluntary Disclosure”, ovvero della possibilità di presentare una seconda versione della legge sul rientro dei capitali: denaro custodito all’estero, ma di proprietà di cittadini e residenti in Italia. Si discute inoltre della possibilità di includere tra i capitali anche il denaro contante. I capitali verrebbero quindi denunciati allo Stato italiano in cambio di un trattamento fiscale privilegiato, e ovviamente privo di qualsiasi conseguenza penale.
La legge si inserisce in un contesto più complesso: quello di far quadrare i conti della Legge di Bilancio, un compito non proprio semplice per il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
La Voluntary Disclosure rischia però di trasformarsi in una soluzione poco efficace per affrontare la questione del bilancio dello Stato e dei conti del Paese. Una delle più semplici leggi dell’economia ci ricorda infatti che maggiore è la tassazione più alta sarà l’evasione fiscale, con conseguenze disastrose per l’economia di un Paese.
In un mondo in cui è possibile spostare non solo capitali, ma persino imprese con un semplice clic, risulta quindi poco efficace costruire leggi come quella del rientro dei capitali senza che questa venga associata ad una manovra di sensibile riduzione della pressione fiscale.

Una delle più semplici leggi dell’economia ci ricorda infatti che maggiore è la tassazione più alta sarà l’evasione fiscale,

Anzi, la Voluntary Disclosure potrebbe persino avere un effetto contrario a quello sperato: verrebbero sì recuperati alcuni dei capitali, ma al tempo stesso non verrebbe ridotto l’incentivo all’evasione, ma quest’ultima potrebbe addirittura aumentare.
Il complice si chiama “moral hazard”, un termine che descrive un comportamento di cui si è tanto parlato in relazione ai salvataggi delle banche.
In questi casi, il “moral hazard” veniva associato al fatto che ogni salvataggio di una banca, da parte dello Stato, avrebbe incentivato nuovamente il comportamento fraudolento o inefficiente dei dirigenti bancari.
I danni e gli errori vengono quindi pagati dalla collettività, da terzi. Quindi da nessuno, per la percezione del reo. La stessa situazione potrebbe ripresentarsi in ambito fiscale, a seguito della Voluntary Disclosure.
Perché l’evasore non dovrebbe correre il rischio di evadere, se probabilmente potrà comunque riportare i soldi in Italia e denunciarli, con tassazione agevolata, in un secondo momento?
Insomma, se al rientro dei capitali non si associa una sensibile riduzione della tassazione su redditi e imprese, ogni legge risulta inutile, anzi, forse addirittura dannosa. La teoria liberale dell’economia ha da sempre una ricetta, collaudata da grandi politici e addetti ai lavori: meno spesa pubblica, meno tasse e, solo a quel punto, contrasto severissimo all’evasione. Una formula che porterebbe maggiore gettito nelle casse dello Stato e, chissà, qualche cittadino in più in Italia, e qualcuno meno in Svizzera.

Elisa Serafini
L’Opinione