Se le donne non vanno al lavoro, il lavoro va a casa delle donne

Arabic Portraits

Il lavoro a domicilio potrebbe essere una soluzione per incentivare le donne arabe a crearsi una professione e a partecipare all'economia del Golfo. Le emiratine studiano (addirittura il 70% ha una...

Il lavoro a domicilio potrebbe essere una soluzione per incentivare le donne arabe a crearsi una professione e a partecipare all’economia del Golfo. Le emiratine studiano (addirittura il 70% ha una laurea), anche qui ci sposa sempre più tardi, ma solamente il 20% di loro riesce poi a entrare nel mondo del lavoro.

L’idea del home-working e’ stata lanciata dalla Cass Business School di Dubai, dopo un’indagine accurata sul mondo femminile e sulle aziende emiratine. Ciò che trattiene ancora le donne sono principalmente gli impegni familiari, spesso la tradizione e la cultura, e anche il fatto di vivere lontano dalle principali città. In più si aggiunge che le alternative a impieghi full-time che permetterebbero di conciliare lavoro e cura della famiglie, come ad esempio il part-time o il job-share, sono poco comuni da queste parti. Nonostante la vivacità del mercato e la flessibilità del mondo del lavoro lo permetterebbero.

Non stupisce, dunque, che la maggior parte delle lavoratrici donne siano expats. Cosa che, alla lunga, sottolinea la Cass Business School, impoverisce gli Emirati che potrebbero invece avere ben due milioni di donne altamente qualificate. La reazione delle aziende alla proposta? Si sono mostrate aperte all’idea, ma hanno sollevato qualche dubbio sulla qualità del lavoro svolto a casa.

Aldilà di ricerche e teorie, dovranno chiaramente essere le emiratine ad avere l’ultima parola e a conquistarsi i loro spazi, nella maniera più vicina alla loro cultura. Seguendo, naturalmente, il loro modo di essere donne.