Silvia scrive nel suo blog prima di finire nel freezer

A piedi nudi

Scriviamo su un blog non pensando che in un probabile domani quello che scriviamo potrà assumere un significato preciso. Un indizio. Un segno a cui aggrapparsi per individuare delle risposte tra qu...

Scriviamo su un blog non pensando che in un probabile domani quello che scriviamo potrà assumere un significato preciso. Un indizio. Un segno a cui aggrapparsi per individuare delle risposte tra quelle righe…. E’ quello che sta accadendo in questi giorni al blog di Silvia Caramazza, la donna ammazzata e chiusa nel freezer di casa, che in molti stanno leggendo per tentare di capire cosa sia successo tra quelle mura.

La notizia viene riportata da Bologna today che pubblica anche qualche pagina. Silvia, infatti, giorno per giorno affidava, a mò di diario, le sue paure e incertezze nei confronti di un amore opprimente che ormai le toglieva il fiato al suo blog “Latte Versato” . Sentiva la sua libertà personale sempre più a rischio. Racconta di telecamere messe per spiarla. Di telefoni sotto controllo e di mail lette. Nessuno però ha capito fino in fondo il pericolo che lei stava correndo. Poesie, considerazioni, rabbia per una felicità che non c’era più. Insomma quante volte, se si attraversa un momento particolare si scrivono cose senza speranza? Come poter immaginare però che da lì a poco la vita di Silvia si sarebbe trasformata in dramma?

E’ di aprile questa poesia che Silvia ha postato sul suo blog.

Sempre di aprile un’altra poesia in cui parla del”amore come di una parola abusata. Bisognerebbe trovare un sinonimo per ogni tipo di amore, dice giocando con le parole. Ma se questo è l’amore, non amarmi allora, e quasi con sfida conclude…. ” Io resto qui a sbadigliare, aspettando un fragore lontano, una piccola eco che mi chiami e finalmente tornare a sognare” .

Sono segnali questi? Mah! Se ci sono fino ad ora sono deboli. Molto deboli. Ma tutto cambia però nel post del 3 giugno, il giorno prima di partire per andare da un’amica, che sarà poi l’ultima persona a vederla…prima dell’assassino ovviamente. . Già il titolo: “ Violenze e violenze”. Scrive Silvia: “C’è una linea sottile tra il sospetto e la violenza, psicologica intendo. Va da se che rompere telefoni cellulari o computer faccia parte di una violenza psicologica ben definita anche penalmente. Ma anche tenere sotto pressione una persona facendole credere di essere controllata non è un’azione che può passare così, senza colpo ferire. Dire a una persona ”ti controllo il telefono e le mail tramite un investigatore” è una pressione che a lungo andare logora e sfibra chiunque…
Non sentirsi sicuri al telefono, sapere che un ex potrebbe in un futuro incerto scrivere una mail mette in allerta, anche se non si ha nulla da nascondere. Trovare telecamere in casa messe ”per controllare se qualcuno entra” potrebbe anche essere lecito, ma se sono in casa mia e nessuno mi ha mai avvertito della loro esistenza la trovo un’intrusione altrettanto fastidiosa rispetto alle precedenti. Andare a cena fuori e sentirsi dire ”ti ho fatta seguire per sapere se quel maniaco del tuo amico ti seguiva” mi pare un arzigogolio inutile, mi hai fatta seguire? Ma siam pazzi. Ma c’è un altro grado di violenza. Quella velatamente fisica. Se dico che non ho voglia di rapporti e mi tocchi non una, ma più volte ripetutamente, oltre a darmi un fastidiosissimo senso di repulsione, penso rientri tra le molestie sessuali. Poi mi dici che vuoi essere chiamato amore…

Non ci sono stati commenti al post. Chi ha letto si è limitato a raccogliere la confidenza e non ha fatto domande. Anche perché cosa mai avrebbero dovuto dirle? Suggerirle di lasciare quell’uomo? Lei sapeva che non era più amore. Lo ripete continuamente. Evidentemente non ha trovato la forza di farlo, oppure no, forse l’ha trovata, ma potrebbe essere stata l’ultima cosa che ha fatto.