Space Economy :" Sannini, Una vera opportunità per l’Italia da declinare con Private Equity e Corporate Venture Capital"

La nota

Nel settore spaziale sono stati spesi 890 milioni di euro, dai quali generati 2 miliardi di valore in produzione. Lo spazio, in Italia, occupa circa 7 mila persone che sono impiegate in 200 imprese...

Nel settore spaziale sono stati spesi 890 milioni di euro, dai quali generati 2 miliardi di valore in produzione. Lo spazio, in Italia, occupa circa 7 mila persone che sono impiegate in 200 imprese. A che punto siamo con gli investimenti?

La Space Economy è un’economia e un trend piuttosto in voga negli ultimi tre anni. I tycoon americani come Elon Musk e Jeff Bezos sono fra i pionieri di un cambiamento radicale di un settore prima esclusivo solo dei governi ed oggi sempre più terreno d’investimento anche dei privati.

Come spiega Alessandro Sannini di Twin Advisors&Partners London,dalla curiosità dell’uomo di osservare e studiare le stelle nello spazio ad investimenti di oggi per il futuro che sono la Space Economy di cui è difficile dare una definizione univoca. Quello che è buffo della definizione è che lo ‘Space’ è un mezzo per far crescere ‘the Economy’: il valore di una singola industria spaziale è insignificante rispetto a quello che la tecnologia spaziale muove in ogni settore dell’economia, dai servizi all’industria, dalla difesa alla agricoltura. La space economy si estende ben oltre i confini dello spazio cosmico in sé, impattando la vita di milioni di individui ogni giorno.

Interagiamo 36 volte al giorno con dati provenienti dallo spazio

Secondo i dati di Seraphim Capital, in media, interagiamo ben 36 volte al giorno con dati provenienti dallo spazio. Non solo osservazione delle grandi costruzioni per monitorare lo stato di manutenzione, come nel caso del Ponte Morandi a Genova. Le innovazioni in questo campo e le nuove applicazioni che queste consentono stanno influenzando anche altri settori , come il marketing e l’advertising. Pochi giorni fa è stato consentito agli astronauti di poter girare pubblicità in orbita ma senza ancora veri inserimenti di prodotti – forse una decisione costretta dalla notizia di alcuni mesi fa secondo cui i russi, con la start up StarRocket vorrebbero mettere in orbita mega cartelloni pubblicitari entro il 2021. Sono tante le attività che si possono fare con i Big Data di derivazione spaziale. Per guardare allo spazio, prosegue Sannini, bisogna essere un po’ visionari. C’è chi questo sogno lo insegue per una vita facendo ricerca, c’è chi lo insegue studiando modelli economici, e c’è chi crea tecnologia e business.

L’Italia: un Paese spaziale

L’Italia è da sempre un Paese spaziale. L’Italia, terzo paese nella storia a lanciare un satellite – il San Marco dalla base di Malindi negli anni 60 – oggi è la sesta potenza spaziale al mondo. In Italia però la Space Economy di fatto è una filiera economica che è già presente del nostro tessuto produttivo da almeno quarantanni. Per quanto riguarda i numeri italiani della Space Economy, lo scorso anno lungo lo stivale sono stati spesi nel settore 890 milioni di euro, dai quali sono stati generati 2 miliardi di valore in produzione. Lo spazio, in Italia, occupa circa 7 mila persone che sono impiegate in 200 imprese. Circa l’80% di queste rientrano nelle Pmi.

A che punto siamo con gli investimenti in Italia?

Secondo Alessandro Sannini, il problema italiano principalmente è quello dell’inesistenza di regole condivise. L’Italia è una filiera completa ma è anche un Paese al cui interno mancano politiche di coordinamento. Il primo tema per ciò che riguarda gli investimenti è quello di uno scenario di investimenti in Start-up e Ventures finanziate da capitale privato, le quali operano nel mercato spaziale riguardo ai temi più vari: dall’osservazione della Terra, al turismo spaziale, alle attività minerarie, incrementandone la crescita e la competitività. Una realtà caratterizzata da: maggiore velocità, minori costi, servizi dedicati agli utenti, ma anche rischi più alti. Uno scenario rispetto al quale l’Italia, che vanta riconosciute competenze nello Spazio, rischia di soccombere di fronte alla crescita imponente del mercato New Space Economy americano e cinese, se non sostenuta anche dalle istituzioni per una maggiore capacità di investimento e minore burocratismo.
Il secondo tema è quello di far crescere alcune realtà già esistenti che non rientrano nell’ambito del Venture Capital in senso stretto che di fatto sono Piccole Medie Imprese impegnate nella manifattura nell’ingegneria anche del mondo squisitamente defence ed in settori tradizionali nel nostro paese creando. Questa tipologia di aziende potrebbero essere interessanti per operazioni di capitale di rischio tipiche del private equity.

L’esempio più interessante di questo tipo è stato sicuramente Avio S.p.A (Colleferro-Roma) acquisita mediante una Spac portando per la prima volta un produttore di lanciatori spaziali in Borsa. Una public company tecnologica, con oltre 100 anni di storia, la prima al mondo specializzata nella produzione di vettori spaziali che portano in orbita i satelliti che rendono la nostra vita sulla terra più facile e sicura.

Per meglio comprendere come lo ‘Space’ è un mezzo per far crescere ‘the Economy’, l’operazione forse più interessante del 2019 e di dimensioni più grosse, è stata sicuramente quella di acquisizione del 100 % di Forgital S.p.A da parte di Carlyle Group per un miliardo di eur. Fondata nel 1873 e con sede a Vicenza (Italia), Forgital è una società specializzata nella produzione di anelli forgiati e laminati realizzati in diversi materiali, come acciaio, alluminio, titanio e altre leghe a base di nichel, con numerose applicazioni in diversi settori industriali, tra cui aerospaziale, oil&gas, edile, estrattivo e power generation. Con un organico di circa 1.100 dipendenti, la società opera attraverso 9 impianti, tra Italia, Francia e Stati Uniti, unitamente ad una rete commerciale globale. Chiaramente in questo caso i due esempi si riferiscono a medie imprese che nascondono però una galassia di aziende più piccole con possibilità di crescita e di aggregazione coperte dalle c.d assimmetrie informative che magari sono poco conosciute e difficili da mappare attraverso i comuni database da banca d’investimento perché magari hanno un codice Ateco che non rivela un’attività spaziale.
Uno degli esempi è in Veneto ed è Zoppas Industries che fa parte delle aziende della storica famiglia industriale che è il numero uno mondiale nella produzione di resistenze elettriche e sistemi riscaldanti per gli elettrodomestici. Ma in questo caso emerge come il futuro si giochi su produzioni industriali a valore aggiunto. Come quelle per l’avionica dove le resistenze antighiaccio Irca vengono impiegate per le ali degli Airbus o per il riscaldamento interno dell’aereo. Oppure per il comparto spaziale: tutti i satelliti europei e quasi tutti quelli di Cina, India, Russia e Giappone sono equipaggiati con sistemi di controllo termico (software compreso) e elementi riscaldanti progettati e prodotti da Irca. Lo stesso vale per la stazione spaziale: oltre il 50% è di fabbricazione europea e il suo controllo termico è completamente realizzato con i riscaldatori elettrici in poliammide di Irca.

Investire nello Spazio

Per sostenere ‘The Economy’ con ‘The Space’ è importante concentrare la propria attenzione in maniera macro su tutto il venture capital cycle. Una buona strategia di investimento a patto di avere una certa capacità economica potrebbe essere di essere orientati su partecipazioni in Piccole Medie Imprese che possano dare le traiettorie per sviluppo di Start-up innovative e tecnologiche. In sostanza, forse il modello vincente in Italia e anche in Europa, potrebbe declinarsi in un Private Equity che crea del Corporate Venture Capital abbassando i rischi soprattutto di barriere d’ingesso sul mercato, di Exit tipiche delle operazioni di Venture Capital fatti da fondi seed & early stage e soprattutto valorizzando le nuove tecnologie mediante il concetto di ‘capitale paziente’.

Ebbene sì, la pazienza non è soltanto una virtù morale, ma anche economica, prosegue Sannini. L’acquisizione di una partecipazione di una PMI con un programma di Corporate Venture Capital sarà di enorme vantaggio per l’investitore/i in quanto Le corporate che investono in startup innovative si caratterizzano per risultati migliori di conto economico rispetto alle altre imprese italiane: maggiore crescita del valore aggiunto e livelli di redditività netta più alti. Le aziende specialmente nel settore Space le aziende riescono a ‘vedere da vicino’ e presidiare i trend emergenti e le aziende innovative all’opera, usandole come fonte indipendente di Ricerca e Sviluppo e integrando nella propria organizzazione le innovazioni di successo più coerenti con il proprio business, diversificando ed abbattendo il rischio insito in ogni attività di Ricerca e Sviluppo.

Voci di corridoio raccontano di un nuovo fondo di Private Equity che nascerà nei prossimi mesi di cuore italiano, ma di respiro globale proprio con questo tipo di logica con un elevata capacità di investimento ( si parla di oltre centocinquanta milioni di raccolta), partners internazionali ed un discreto dispiegamento di forze con esperienze industriali, tecnologiche e finanziarie. Non c’è dubbio la Space Economy è una grandissima opportunità per l’Italia che non deve essere dispersa a causa di un sistema politico che non supporta il paese nello sviluppo delle imprese soprattutto quelle di eccellenza.
Investire nello spazio e nella sua filiera industriale allargata potrebbe essere per l’Italia e per l’Europa un recupero di un ‘Nuovo Umanesimo’ che come ha scritto in un recente brillante saggio il filosofo Mauro Ceruti (cfr. Evoluzione senza fondamenti, ed. Meltemi, ed. 2019), significa «coagulare risorse prima di tutto intellettuali e poi economiche per dare vita a un progetto di difesa strategica che possa condurre a uno sviluppo effettivo delle competenze, aperto all’articolazione dei sistemi biologici, culturali e sociali, attorno a cui la vicenda umana organizza da sempre i fattori che possono segnare un oggettivo e misurabile progresso».

Pubblicato su Borsa e Finanza da Annabella d’Argento il 20.02.2019