Un Paese militarizzato? La Chiesa che tace e quella che alza la voce

Che tempio fa

La crisi e l’austerità picchiano duro, ma non colpiscono mai – se non con “finti” tagli, tanto per placare la pubblica indignazione – alcuni poteri forti radicati nel Paese. Tra questi, la parte de...

La crisi e l’austerità picchiano duro, ma non colpiscono mai – se non con “finti” tagli, tanto per placare la pubblica indignazione – alcuni poteri forti radicati nel Paese. Tra questi, la parte del leone sembra farla il settore militare che continua ad assorbire immense risorse dalle casse del bel Paese (e a violare i territori senza restituire nulla in termini di occupazione e sviluppo locale). Ricordiamo, per esempio, la querelle sulle missioni all’estero e la polemica esplosa in merito all’acquisto dei costosi, inutili e incostituzionali cacciabombardieri F35, di cui Adista si è occupata per lungo tempo, nel silenzio generalizzato dei media e del mondo politico.
Ma la questione non è solamente economica: infatti, certe iniziative – spiegava ad Adista, in merito agli F35, il direttore del Centro Missionario diocesano di Novara don Mario Bandera – violano profondamente anche l’insegnamento della Chiesa. Qual è il ruolo dei credenti di fronte alla militarizzazione crescente del Paese? E quello della Chiesa, istituzione “morale” che fonda la propria dottrina sulla Parola di pace?
Sono domande che Adista ha posto al missionario comboniano p. Alex Zanotelli in merito al caso, ben più recente e ben meno noto, del nuovo comando Nato a Lago Patria, sul litorale Giuglianeo vicino Napoli. Questa nuovo tassello della militarizzazione campana, oltre a rendere più inquinato, instabile e insicuro il territorio, fornirebbe alla Nato un avamposto nel Mediterraneo, nell’ambito del “scudo antimissile”. Cosa che ha fatto letteralmente rizzare i capelli in testa al locale “Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio”.
Di fronte allo scempio ambientale di un territorio già ampiamente corrotto e all’arroganza della macchina militare, p. Zanotelli ha denunciato – ancora una volta – la totale latitanza dei media nazionali, la frammentazione e il depotenziamento del movimento pacifista, i silenzi di larga parte della Chiesa locale e nazionale, che offre di sé un’immagine decisamente poco profetica.