Welcome Croatia ?!?!

Ragazzi europei in un’Europa giovane o vecchia?

 Meno di tre giorni e la Croazia sarà il 28esimo membro dell’Unione europea. “We feel like an uninvited guest that shows up too late for the party” confida un banchiere a Zagabria: è la consapevol...

Meno di tre giorni e la Croazia sarà il 28esimo membro dell’Unione europea. “We feel like an uninvited guest that shows up too late for the party” confida un banchiere a Zagabria: è la consapevolezza di entrare in un’Europa in piena crisi.

La Croazia è da cinque anni in recessione, con un tasso di disoccupazione pari al 21% che raggiunge il 50% tra i giovani e ha un rapporto deficit pil del 4,6%, quindi al di sopra della soglia del 3% richiesta dall’Europa. Del resto, come è ben noto, non è l’unica a non rispettare i parametri di Maastricht. Ma il dato più inquietante, come puntualizza Christoph Pauly sullo Spiegel online, è che i punti di forza per un significativo sviluppo della Croazia, sono il turismo e l’agricoltura, ma “turismo e agricoltura non sarebbero abbastanza per mantenere una stabile qualità della vita in Croazia”. La Croazia amplierà leggermente i movimenti di capitali nell’Europa, e sì, qualcuno saprà trarne vantaggio, ma chi? È un clima di investimenti esteri e di privatizzazioni, di chiusura di aziende ed industrie obsolete che non possono sostenere la competitività del mercato europeo.
In questi lunghi negoziati, ufficialmente iniziati nel 2005, la Croazia sembra essersi allineata ai problemi europei. Con l’avvento al potere di Sanader nel 2003, il paese inizia ad avere una visione del mondo che non si limita al conflitto nei balcani. Si inizia a parlare di Europa anziché di nazionalismo come era stato con Tudjman durante i primi anni di indipendenza, i sogni di una grande Croazia sembrano infine essere messi da parte. Nel XX secolo la Croazia ha ormai cambiato la prospettiva da cui analizza il presente arrivando a cambiare atteggiamento rispetto ad alcuni delicati avvenimenti legati alla dolorosa eredità dell’ex Jugoslavia. Oggigiorno, come tanti stati europei, risente del calo demografico ( da 4.7 milioni di abitanti nel 1991 a 4.3 nel 2012) e dell’invecchiamento della popolazione, un perfetto stato membro dell’Europa del sud, dei così detti GIPSI.
Non sorprende quindi che solo il 43% dei croati abbia votato al referendum per l’entrata nell’Unione Europea, precisamente, solo il 29% degli aventi diritto al voto ha dato il suo consenso all’integrazione nell’Unione, nonostante le “yes-campaign” portate avanti dal governo. La popolazione non si è mobilitata, come se, in fin dei conti, risulti essere un cambiamento relativo e non radicale, che inciderà in positivo nella vita di pochi.
Ma un po’ di ottimismo deve permanere. Non perché la Croazia si allontana dai Balcani per avvicinarsi all’Occidente, (perché se davvero volesse fare una mossa strategica dovrebbe guardare ad Oriente), ma semplicemente perché la sua posizione geografica, nonché la sua realtà economica, non permettendole di essere un attore di primo piano, le suggeriscono la via europea. Perché la Croazia, come l’Italia, o è nell’Europa o è definitivamente una sottoposta delle vere potenze. Se l’Europa vuole cercare, non di dominare, ma di avere una voce nello scenario internazionale deve essere una ed unita. Benvenuta Croazia.