Linkiesta.it https://www.linkiesta.it News Linkiesta.it Thu, 19 May 2022 17:58:55 +0000 it-IT hourly 1 https://i2.wp.com/www.linkiesta.it/wp-content/uploads/2020/04/cropped-linkiestalogosquare3x.png?fit=32%2C32&ssl=1 Linkiesta.it https://www.linkiesta.it 32 32 174743883 Draghi mette la fiducia sul Pnrr per superare i capricci di Conte&Salvini https://www.linkiesta.it/2022/05/draghi-fiducia-pnrr-concorrenza/ https://www.linkiesta.it/2022/05/draghi-fiducia-pnrr-concorrenza/#respond Thu, 19 May 2022 17:54:59 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=343971 Mario Draghi ha deciso di mettere la questione di fiducia sul disegno di legge Concorrenza. Dopo lo stallo dovuto alle speculazioni di Lega e Movimento 5 Stelle il premier ha deciso di convocare un Consiglio dei ministri straordinario, dando poco preavviso agli altri componenti del governo. L’obiettivo è superare lo stallo sul ddl Concorrenza che deve essere approvato entro dicembre del 2022 per rispettare gli impegni assunti con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Non solo la legge delega, ma anche i decreti delegati. 

«Il mancato rispetto di questa tempistica metterebbe a rischio, insostenibilmente, il raggiungimento di un obiettivo fondamentale del Pnrr, punto principale del programma di Governo», ha spiegato Draghi. 

Il governo chiederà di discutere in Senato il provvedimento entro la fine di maggio per poi approvarlo celermente alla Camera. Ponendo la questione di fiducia Draghi manda un segnale ai partiti: o voteranno il ddl concorrenza o il governo dovrà dimettersi.

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Crollano le valute digitali, mentre la criminalità regina del dark web allunga le mani (video) https://www.linkiesta.it/2022/05/criptovalute-war-room-video/ https://www.linkiesta.it/2022/05/criptovalute-war-room-video/#respond Thu, 19 May 2022 15:01:55 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=343903 ]]> https://www.linkiesta.it/2022/05/criptovalute-war-room-video/feed/ 0 343903 L’oceano è la risorsa più importante del nostro pianeta, dice il Commissario europeo Virginijus Sinkevičius https://www.linkiesta.it/2022/05/european-maritime-day-ravenna/ https://www.linkiesta.it/2022/05/european-maritime-day-ravenna/#respond Thu, 19 May 2022 13:06:56 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=343893 L’Unione europea può e deve l’ambizione di guidare la sostenibilità degli oceani. È un obiettivo sfidante ma anche un’aspirazione in linea con i target del Green Deal europeo – l’insieme di iniziative proposte dalla Commissione europea per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 – che non può prescindere dalla tutela di una risorsa indispensabile come gli oceani.

La Giornata Marittima Europea (European Maritime Day) organizzata a Ravenna – 19 e 20 maggio – è l’occasione migliore per sottolineare il contributo dell’economia blu sostenibile alla ripresa post-pandemica e alla transizione ambientale del nostro sistema economico.

«Incontri europei come questo rafforzano ulteriormente il nostro impegno a cooperare e trovare soluzioni comuni: l’oceano è probabilmente la risorsa più importante del nostro pianeta, se non proteggiamo il nostro oceano non proteggiamo la nostra identità. Mi impegno a garantire un futuro sostenibile per le generazioni a venire», ha detto Virginijus Sinkevičius, Commissario per l’Ambiente, affari marittimi e pesca, che ha co-organizzato la due giorni di Ravenna.

La Viceministra delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Teresa Bellanova, ha aggiunto che per centrare gli obiettivi europei del Green Deal e continuare a investire proficuamente le risorse del piano Next Generation EU, di cui l’Italia è il principale beneficiario, l’impegno comune e condiviso è quello di valorizzare e sviluppare la dimensione marittima dell’economia, in una visione unitaria e sovranazionale di adeguata pianificazione degli spazi marittimi e pieno rispetto della risorsa marina per una effettiva e consapevole transizione ecologica, che sia un motore di sviluppo e progresso economico.

Lo European Maritime Day è soprattutto un’occasione per la comunità marittima di riunirsi una volta l’anno per creare reti, discutere e definire un’azione congiunta sugli affari marittimi e l’economia blu sostenibile. L’edizione 2022 è ricca di nuove importanti iniziative europee e ha visto la partecipazione di più di 1550 addetti ai lavori.

A Ravenna il Commissario Sinkevičius ha annunciato il lancio dell’Osservatorio sull’Economia Blu dell’Unione europea: una piattaforma in grado di aggregare conoscenza, dati e competenze scientifiche su questioni socioeconomiche legate agli oceani. Quest’osservatorio amplierà in modo significativo la reattività analitica e il coinvolgimento degli esperti del settore, fungendo da piattaforma collaborativa di divulgazione delle conoscenze per promuovere l’economia blu nell’Unione europea.

Sinkevičius ha menzionato anche il bando da 2,5 milioni di euro su “Le donne nell’economia blu”, lanciato lo scorso 17 maggio: per la prima volta in assoluto, la Direzione Generale Affari marittimi e pesca ha lanciato un invito a presentare proposte per promuovere e aumentare la partecipazione delle donne all’economia blu.

Il Commissario ha anche auspicato una spinta agli investimenti per la biodiversità, la pianificazione dello spazio marittimo e la decarbonizzazione dell’economia blu.

I relatori della sessione di apertura dell’European Maritime Day hanno ulteriormente sottolineato l’importanza della leadership dell’Ue per la conservazione degli oceani, la governance internazionale degli oceani e l’economia blu sostenibile.

Le sessioni tematiche dell’European Maritime Day hanno posto l’accento sulle principali aree politiche e iniziative dell’Unione europea, come la specializzazione smart, la pianificazione dello spazio marittimo, l’osservazione degli oceani e la nuova missione “Restore our Ocean and Waters by 2030”. I numerosi workshop paralleli delle parti interessate hanno rivelato l’interesse del pubblico per questioni come il Digital Twin of the Ocean, le competenze blu, la sicurezza marittima, i sistemi alimentari sostenibili e la politica di R&I marittima.

L’altro elemento chiave dell’European Maritime Day, durante il secondo giorno dell’evento, è il forum della coalizione EU4Ocean, aperto dal Commissario Sinkevičius. L’obiettivo della coalizione EU4Ocean è promuovere l’ocean literacy in Europa mettendo assieme cittadini – in particolare i giovani – e organizzazioni attive nella sostenibilità degli oceani per condividere buone pratiche e sviluppare iniziative congiunte.

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Se oggi parliamo di un tentativo di dialogo è perché l’Ucraina è riuscita a difendersi, dice Mario Draghi https://www.linkiesta.it/2022/05/informativa-draghi-camere-ucraina/ https://www.linkiesta.it/2022/05/informativa-draghi-camere-ucraina/#respond Thu, 19 May 2022 08:13:36 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=343804 Pubblichiamo il testo dell’informativa del presidente del Consiglio Mario Draghi al Parlamento del 19 maggio 2022. 

Signor Presidente,

Onorevoli Senatrici e Senatori,

L’informativa di oggi intende approfondire i principali aspetti legati alla guerra in Ucraina. In particolare, mi soffermerò sulla situazione militare sul terreno; sulle conseguenze del conflitto dal punto di vista umanitario, alimentare, energetico; sullo sforzo italiano di sostegno all’Ucraina; sulle sanzioni nei confronti della Federazione Russa; sulle iniziative negoziali in corso; sull’azione del governo in tema di diversificazione delle forniture energetiche e di aiuto alimentare ai Paesi più esposti.

La guerra in Ucraina è giunta al suo 85esimo giorno. La speranza da parte dell’esercito russo di conquistare vaste aree del Paese in tempi brevi si è scontrata con la convinta resistenza da parte del popolo ucraino. La Federazione Russa si è ritirata da ampie porzioni del territorio ucraino, per concentrare le sue forze nell’area orientale del Paese. Anche qui, l’avanzata russa procede molto più lentamente del previsto.

Nell’ultima settimana, le forze ucraine hanno ripreso il controllo di Kharkiv nell’Est del Paese, la seconda città per popolazione in Ucraina. L’esercito ucraino ha finora respinto i tentativi da parte russa di attraversare il fiume Severskij Donec’, e quindi di accerchiare Severodonetsk – a circa 100 chilometri a nord-ovest di Lugansk. Nel sud-est dell’Ucraina, l’offensiva russa si è trasformata in un’occupazione militare. A Kherson, le forze russe hanno lasciato alla Guardia Nazionale Russa il presidio dell’area. Il 1 maggio la città ha adottato il rublo russo ed è stata agganciata alla rete di telecomunicazioni russa Rostelecom – un segnale di un progressivo radicamento della Russia nell’area. L’attività dell’aviazione e i lanci missilistici russi continuano su Mariupol e nell’area del Donbass. Secondo lo Stato Maggiore ucraino le Forze russe stanno cercando di annettere nuovi territori negli oblast di Donetsk e Lugansk.

Il costo dell’invasione russa in termini di vite umane è terribile. Le ricostruzioni con immagini satellitari hanno individuato 9.000 corpi in quattro fosse comuni nei dintorni della città di Mariupol. La scorsa settimana sono state ritrovate fosse comuni a Kiev dopo quelle scoperte in altri luoghi liberati dall’occupazione russa, ad esempio Bucha e Borodyanka.

L’Italia ha offerto il suo sostegno al governo ucraino per indagare su possibili crimini di guerra. In questo contesto, la nostra Ambasciata ha comunque ripreso le sue attività a Kiev. Ringrazio ancora una volta l’Ambasciatore Zazo e tutto il personale dell’Ambasciata per lo spirito di servizio, la professionalità e il grande coraggio dimostrati. Al 3 maggio, il numero di sfollati interni è arrivato a 7,7 milioni di persone.

Secondo l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, circa 6 milioni di persone – soprattutto donne e minori – dall’inizio delle ostilità hanno lasciato l’Ucraina per i Paesi vicini. Se si sommano queste due cifre, sono quasi 14 milioni i residenti in Ucraina che hanno dovuto lasciare le proprie case – quasi un cittadino su tre. Oltre 116mila ucraini sono arrivati in Italia – di cui 4mila minori non accompagnati.

Sinora abbiamo inserito circa 22.792 studenti ucraini nelle scuole italiane. La maggior parte – quasi 11mila – sono bambine e bambini delle scuole primarie. Desidero ringraziare il ministro Bianchi, il personale della scuola e tutte le bambine e i bambini italiani per questa meravigliosa manifestazione di amore e di efficienza collettiva. Voglio ringraziare anche la Protezione civile, gli enti del terzo settore e tutti i cittadini italiani che sono impegnati nell’accoglienza dei rifugiati. L’Italia è orgogliosa di voi – della vostra accoglienza, della vostra solidarietà, della vostra umanità.

Alla crisi umanitaria dovuta all’invasione russa rischia di aggiungersi una crisi alimentare. Russia e Ucraina sono tra i principali fornitori di cereali a livello globale. Da soli, sono responsabili di più del 25% delle esportazioni globali di grano. Ventisei Paesi dipendono da loro per più di metà del proprio fabbisogno. Le devastazioni belliche hanno colpito la capacità produttiva di vaste aree dell’Ucraina. A ciò si aggiunge il blocco da parte dell’esercito russo di milioni di tonnellate di cereali nei porti ucraini del Mar Nero e del Mar d’Azov.

La guerra in Ucraina minaccia la sicurezza alimentare di milioni di persone, anche perché si aggiunge alle criticità già emerse durante la pandemia. L’indice dei prezzi dei prodotti alimentari è salito nel corso del 2021 e ha toccato a marzo i massimi storici. La riduzione delle forniture di cereali e il conseguente aumento dei prezzi rischia di avere effetti disastrosi in particolare per alcuni Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, dove cresce il pericolo di crisi umanitarie, politiche, sociali.

La guerra ha avuto anche degli effetti significativi sul mercato energetico, aumentando l’incertezza. I prezzi erano già molto alti anche prima della guerra, ma l’incertezza certamente è aumentata. A causa delle difficoltà tecniche legate al conflitto, è stato interrotto il flusso di gas russo verso l’Europa attraverso il gasdotto Sokhranivka, da cui passa circa un terzo del totale. I prezzi restano comunque a livelli molto alti rispetto ai valori storici e sono soggetti a forte volatilità.

Fin dall’inizio dell’invasione, il Governo si è mosso con convinzione per sostenere l’Ucraina. Abbiamo stanziato oltre 800 milioni di euro in assistenza per i profughi. Circa 300 milioni fanno parte dell’ultimo Decreto Aiuti. Rafforziamo la capacità di accoglienza dei rifugiati e forniamo ai profughi l’accesso all’assistenza sanitaria pubblica. Siamo un Paese ospitale: lo stiamo dimostrando e intendiamo continuare a farlo.

L’ Italia ha inoltre stanziato 110 milioni di euro in sovvenzioni al bilancio generale del governo ucraino per la gestione dell’emergenza – a cui si aggiungono fino a 200 milioni in prestiti. Finanziamo con 26 milioni di euro le attività di varie organizzazioni internazionali attive in Ucraina e nei Paesi limitrofi. Nel quadro del meccanismo europeo di protezione civile, è stato organizzato un trasporto umanitario di circa 20 tonnellate di materiali umanitari della Cooperazione italiana. Il servizio nazionale di protezione civile ha donato beni come letti da campo, tende, medicinali e apparecchiature mediche all’Ucraina, e ha offerto assistenza anche a Slovacchia e Moldova.

Per impedire che la crisi umanitaria continui ad aggravarsi, dobbiamo raggiungere il prima possibile un cessate il fuoco e far ripartire con forza i negoziati. È la posizione dell’Italia ed è un’aspirazione europea che ho condiviso con il Presidente Biden e i leader politici del Congresso durante la mia recente visita a Washington.

In questi incontri ho riscontrato un apprezzamento universale per la solidità della posizione italiana, fermamente ancorata nel campo transatlantico e dell’Unione europea. Questa posizione ci permette di essere in prima linea, con credibilità e senza ambiguità, nella ricerca della pace. Da questo punto di vista, il colloquio del Capo del Pentagono Austin con il ministro della Difesa russo Shoigu, avvenuto il 13 maggio, rappresenta un segnale incoraggiante. Si tratta della prima telefonata dall’inizio della guerra.

Nella giornata di ieri, la Federazione Russa ha comunicato al nostro Ambasciatore a Mosca l’espulsione di 24 diplomatici italiani. È un atto ostile, che ricalca decisioni simili prese nei confronti di altri Paesi europei e che risponde a espulsioni di diplomatici russi da parte dell’Italia e di altri Stati membri dell’Unione Europea. È essenziale comunque mantenere canali di dialogo con la Federazione Russa. È soltanto da questi canali che potrà emergere una soluzione negoziale.

L’Italia si muoverà a livello bilaterale e insieme ai partner europei e agli alleati per cercare ogni possibile opportunità di mediazione. Ma dovrà essere l’Ucraina, e nessun altro, a decidere che pace accettare. Anche perché una pace che non fosse accettabile da parte dell’Ucraina non sarebbe neanche sostenibile.

A fine giugno si terrà il Consiglio europeo, nel quale affronteremo anche la questione dell’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. Come ho già detto in Parlamento, l’Italia è favorevole all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. A inizio luglio, sarò ad Ankara per il vertice bilaterale con la Turchia – il primo di questo tipo da dieci anni.

In questo incontro discuteremo delle prospettive negoziali e diplomatiche del conflitto, e del rafforzamento dei rapporti tra Italia e Turchia. Se oggi possiamo parlare di un tentativo di dialogo è grazie al fatto che l’Ucraina è riuscita a difendersi in questi mesi di guerra. L’Italia continuerà a sostenere il Governo ucraino nei suoi sforzi per respingere l’invasione russa. Lo faremo in stretto coordinamento con i nostri partner europei. Ne va non solo della solidità del legame transatlantico, ma anche della lealtà all’Unione Europea.

Il governo ha riferito più volte sul tema al Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, che ha sempre riscontrato la coerenza del sostegno offerto rispetto alle indicazioni e agli indirizzi del Parlamento. Al tempo stesso, dobbiamo continuare a mantenere alta la pressione sulla Russia attraverso le sanzioni, perché dobbiamo portare Mosca al tavolo dei negoziati.

Le misure restrittive fin qui approvate dall’Unione Europea e dal G7 hanno già avuto un impatto significativo sull’economia russa, che sarà ancora più forte nei prossimi mesi. Secondo le previsioni del Fondo Monetario internazionale, il prodotto interno lordo russo calerà dell’8,5% quest’anno, e il tasso d’inflazione raggiungerà il 21,3%. L’indice Moex della Borsa di Mosca ha perso un terzo del valore rispetto a metà febbraio, prima dell’invasione. Per frenare la fuga di capitali, la Banca Centrale Russa ha alzato i tassi di interesse, che oggi sono al 14%, e ha introdotto controlli sui movimenti di capitali.

L’Unione europea è al lavoro su un sesto pacchetto di sanzioni, che l’Italia sostiene con convinzione. La lista di interventi prevede misure legate al petrolio, restrizioni per alcuni istituti finanziari, l’ampliamento della lista di individui sanzionati. L’attività di deterrenza nei confronti della Russia comprende anche l’intensificarsi delle operazioni dell’Alleanza Atlantica.

Il Comandante Supremo Alleato ha rafforzato il livello di risposta lungo il fianco orientale – uno sforzo a cui l’Italia contribuisce con 2.500 unità. Nel medio periodo, siamo pronti a rafforzare ulteriormente il nostro contributo in Ungheria e Bulgaria, rispettivamente con 250 e 750 unità, in linea con l’azione dei nostri alleati. Valutiamo infine la possibilità di sostenere la Romania nelle attività di sminamento marittimo del Mar Nero e la Slovacchia nella difesa anti aerea.

Il crescere della minaccia russa ha spinto la Svezia e la Finlandia a fare domanda per aderire alla Nato. L’Italia appoggia con convinzione questa richiesta, come ho avuto modo di dire ieri alla Premier finlandese Sanna Marin durante il nostro incontro bilaterale. È necessario affiancare alla Nato una vera e propria difesa comune europea, complementare all’Alleanza Atlantica. Il primo passo deve essere la razionalizzazione della spesa militare in Europa, la cui distribuzione è inefficiente.

Nel mio recente intervento al Parlamento europeo di Strasburgo, ho lanciato la proposta di una conferenza europea che abbia l’obiettivo di iniziare un coordinamento per i nostri investimenti in sicurezza. Migliorare le nostre capacità di difesa non basta per costruire una pace duratura, una coesistenza pacifica.

Come ha detto il Presidente Mattarella, nel lungo termine servirà anche uno “sforzo creativo” per arrivare a una conferenza internazionale sul modello degli accordi di Helsinki del 1975. Una volta ottenuto il cessate il fuoco e conclusi i negoziati tra Kiev e Mosca, occorrerà costruire un “quadro internazionale rispettoso e condiviso”, per usare le sue parole. Questa conferenza dovrà avere l’obiettivo, come fu per Helsinki, di avvicinare Paesi che oggi sono distanti e rendere duraturo il processo di distensione. Tra i principi di Helsinki c’erano il rispetto del diritto all’autodeterminazione dei popoli, il non ricorso alla minaccia o all’uso della forza contro l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di qualunque Stato. Sono valori con cui l’Italia si identifica pienamente e che vogliamo vedere al centro della vita del continente europeo e del mondo.

Il Governo ha intenzione di continuare a impegnarsi per far fronte anche alle altre crisi che derivano o sono aggravate dalla guerra in Ucraina. Il conflitto ha messo in luce le fragilità della politica energetica degli ultimi anni e reso ancora più evidente la necessità di diversificare i nostri fornitori. Ci siamo mossi rapidamente per ridurre la quota di gas naturale che importiamo dalla Russia, che nel 2021 è stato circa il 40% del totale. Il nostro obiettivo è non soltanto incrementare le forniture di gas naturale di cui abbiamo bisogno come combustibile di transizione, e insisto su transizione, ma anche investire in questi stessi Paesi per aumentare la produzione di energie rinnovabili.

L’intesa che abbiamo firmato ad aprile con l’Algeria, ad esempio, prevede un sostegno allo sviluppo di energia rinnovabile e di tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio; prevede inoltre lo sviluppo di progetti di reti di trasmissione dell’energia elettrica in Algeria e di interconnessione elettrica tra l’Algeria e l’Italia. Il Governo si è poi mosso con la massima determinazione per eliminare i vincoli burocratici che limitano l’espansione delle rinnovabili in Italia. L’energia rinnovabile resta infatti l’unica strada per affrancarci dalle importazioni di combustibili fossili, e per raggiungere un modello di crescita davvero, davvero sostenibile. Il Governo continuerà in ogni sforzo per rendere questi investimenti più rapidi, per smontare, per distruggere le barriere burocratiche che impediscono gli investimenti. Oggi sono solo quelle.

Le stime del Governo indicano che potremo renderci indipendenti dal gas russo nel secondo semestre del 2024. I primi effetti di questo processo si vedranno già a fine 2022. Durante la mia visita a Washington ho condiviso con il Presidente Biden la strategia energetica italiana. Ci siamo detti d’accordo sull’importanza di preservare gli obiettivi sul clima – un impegno che l’Italia intende mantenere.

Il Governo ha adottato misure molto sostanziose per tutelare le imprese e le famiglie dai rincari energetici. I provvedimenti ammontano a circa 30 miliardi di euro solo per quest’anno, per mitigare gli aumenti dei prezzi dei carburanti e ridurre le bollette. Abbiamo destinato i nostri aiuti soprattutto alle fasce più vulnerabili della popolazione, in particolare le famiglie a basso reddito; e abbiamo aiutato i settori produttivi più in difficoltà, come le imprese ad alta intensità energetica.

È ora importante che si trovino a livello europeo soluzioni strutturali, che superino le distorsioni presenti nei mercati dell’energia. La Commissione europea ha presentato ieri il piano RepowerEU, che sarà al centro del prossimo Consiglio europeo straordinario. C’è bisogno di risposte immediate e coraggiose, per alleviare l’impatto della crisi sulle nostre economie.

Dobbiamo poi agire con la massima urgenza per evitare che il conflitto in Ucraina provochi crisi alimentari. Durante la mia recente visita negli Stati Uniti, ho discusso con il Presidente Biden dell’urgenza di un’azione coordinata – un tema sollevato anche dalla presidenza tedesca del G7. Al Presidente ho chiesto sostegno per una iniziativa condivisa tra tutte le parti che sblocchi immediatamente i milioni di tonnellate di grano bloccati nei porti del sud dell’Ucraina. In altre parole, occorre che le navi che portano questo grano siano lasciate passare e se i porti sono stati – come si dice – minati dall’esercito ucraino siano sminati a questo proposito. Tutte le parti in causa dovrebbero aprire in questo momento una parentesi di collaborazione per evitare una crisi umanitaria che farebbe morire milioni e milioni di persone nella parte più povera del mondo.

L’Italia ha promosso un dialogo ministeriale con i Paesi del Mediterraneo in collaborazione con la Fao, per delineare le misure d’intervento per la regione. Analoghe iniziative sono state prese dalla Francia, dalla Germania, dagli Stati Uniti. Ma forse la cosa più urgente è fare quello che dicevo prima.

Voglio infine ringraziare il Parlamento – la maggioranza e anche la principale forza di opposizione – per il sostegno che avete dato al Governo nell’affrontare questa crisi. La risoluzione, approvata a larghissima maggioranza, che ha impegnato il Governo, tra l’altro, a: sostenere dal punto di vista umanitario, finanziario e militare l’Ucraina; a tenere alta la pressione sulla Russia, anche attraverso sanzioni; a ricercare una soluzione negoziale; ha guidato in modo molto chiaro l’azione di Governo e ha rafforzato la nostra posizione a livello internazionale.

Il Governo intende continuare a muoversi nel solco di questa risoluzione.

Grazie

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Draghi apre al confronto e al voto in Parlamento su Kiev https://www.linkiesta.it/2022/05/draghi-informativa-camere-ucraina/ https://www.linkiesta.it/2022/05/draghi-informativa-camere-ucraina/#respond Thu, 19 May 2022 06:42:12 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=343798 Il leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte ha evocato la crisi di governo, furibondo per la sconfitta grillina che ha portato Stefania Craxi alla presidenza della commissione Esteri del Senato al posto di Vito Petrocelli. Ha convocato il Consiglio nazionale e attaccato il premier Draghi sostenendo che ha la responsabilità di tenere assieme la nuova maggioranza, estesa dalla Meloni a Renzi. Ma il premier ha evitato ogni reazione pubblica davanti all’ennesimo attacco del suo predecessore, in vista dell’informativa prevista per oggi alle Camere, anche alla luce dell’incontro avuto, la settimana scorsa a Washington, con il presidente statunitense Joe Biden.

L’appuntamento è alle 9 al Senato e alle 11.30 alla Camera. Non è previsto alcun voto, ma il Movimento Cinque stelle continua nel pressing affinché il Parlamento possa discutere e votare nuovamente sulla posizione italiana riguardo l’invio delle armi e la guerra in Ucraina. E oltre a quello dei grillini, c’è anche il fronte leghista. «Dai dati che ho a disposizione penso che sia arrivata la fine dell’invio di armi» dall’Italia in Ucraina, ha sostenuto Matteo Salvini, l’altro componente della maggioranza critico sull’invio di armamenti a Kiev. «Conto che non ci sia bisogno» di un voto del Parlamento «perché non ci saranno più invii di armi», ha sostenuto il segretario leghista.

Secondo quanto riporta il Corriere, nell’entourage di Draghi si sarebbe comunque aperta una riflessione per valutare la possibilità di quel «confronto parlamentare» su armi e guerra in Ucraina che Conte va invocando da giorni. Il premier, smentendo il categorico e ufficioso «no», potrebbe decidere di tenere le comunicazioni prima del Consiglio Ue straordinario del 30 e 31 maggio. La prassi non lo richiede, ma da Chigi ritengono che il governo «non abbia nulla da nascondere», Draghi non teme una conta in Aula ed è «molto attento alle istanze che vengono dal Parlamento».

Se Conte otterrà le comunicazioni, avrà una risoluzione di maggioranza da poter votare dopo averci infilato qualche solido paletto, come il no a un eventuale, quarto invio di armi a Kiev.

E se sull’invio delle armi il clima interno alla maggioranza resta di tensione, con il governo che punta ad andare dritto, sull’atteggiamento da assumere in Parlamento in merito all’allargamento della Nato a Svezia e Finlandia la strada appare invece in discesa.

Sulla questione è previsto che le Camere si esprimano. La Lega ha ammorbidito le sue posizioni mentre Berlusconi ha fatto presente di essere stato frainteso. Svezia e Finlandia hanno presentato oggi la candidatura formale per l’adesione all’alleanza atlantica, proprio nel giorno in cui il primo ministro finlandese, Sanna Marin, è stata ricevuta a Palazzo Chigi.

Per le prossime settimane, l’agenda di Draghi è già piena. Parteciperà alle due riunioni del Consiglio europeo che si terranno a Bruxelles il 30 e 31 maggio e il 23 e 24 giugno, poi al vertice della Nato di Madrid il 29 e 30 giugno e al G7 in Germania, a Elmau, dal 26 al 28 giugno. Incontrerà il premier bulgaro Kiril Petkov il 23 maggio a Roma e il giorno successivo quello della Macedonia del Nord Dimitar Kovachevski. Il 7 giugno vedrà la presidente della Georgia Salomè Zourabichvili.

La questione del gas dal Nordafrica verso l’Italia e l’Europa sarà invece al centro della visita di Stato che il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune farà a Roma il 26 maggio.

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Il piano del governo italiano per la tregua in Ucraina https://www.linkiesta.it/2022/05/il-piano-italiano-pace-ucraina-dimaio-onu/ https://www.linkiesta.it/2022/05/il-piano-italiano-pace-ucraina-dimaio-onu/#respond Thu, 19 May 2022 06:14:10 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=343793 Un piano italiano per la pace in Ucraina in quattro tappe. Un documento elaborato alla Farnesina, in stretto coordinamento con Palazzo Chigi è stato presentato ieri a New York dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio durante un colloquio con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.

Lo riporta Repubblica, secondo cui alcuni contenuti della bozza sono stati anticipati al G7 e agli alleati del gruppo Quint (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Germania).

Si prevede un percorso in quattro tappe, sotto la supervisione di un Gruppo internazionale di facilitazione: il cessate il fuoco, la possibile neutralità dell’Ucraina, le questioni territoriali – Crimea e Donbass in primis – e un nuovo patto di sicurezza europea e internazionale. A ogni singolo passaggio, andrà testata la lealtà agli impegni assunti dalle parti, in modo da poter procedere allo step successivo.

Tutto nasce dalla volontà politica di costruire durante il conflitto le condizioni per fermare le armi. «Se è vero che la guerra è il fallimento della diplomazia», ha spiegato durante i lavori preparatori Di Maio ai tecnici della Farnesina, «è anche vero che è la diplomazia a poter mettere fine alle guerre. Tutte prima o poi finiscono e bisogna farsi trovare pronti con dei piani per il dopo-guerra».

Il primo passo quindi prevede il cessate il fuoco, da negoziare mentre si combatte. È un elemento fondamentale, perché è irrealistico immaginare che una tregua si realizzi da sola o che sia la precondizione per trattare. Il cessate il fuoco andrebbe accompagnato, secondo la proposta italiana, da meccanismi di supervisione e dalla smilitarizzazione della linea del fronte, per discutere i nodi aperti e preparare il terreno a una cessazione definitiva delle ostilità. È il passaggio più complesso. Ma se realizzata, aprirebbe uno spazio di pace rilevante.

Il passo successivo è un negoziato multilaterale sul futuro status internazionale dell’Ucraina. E in particolare sull’eventuale condizione di neutralità di Kiev, assicurata da una “garanzia” politica internazionale. La sede in cui discutere questa neutralità sarebbe una conferenza di pace. A tutela degli ucraini, la condizione è che questo status sia pienamente compatibile con l’intenzione del Paese di diventare membro dell’Unione europea.

Il terzo punto, il più controverso, riguarda la definizione dell’accordo bilaterale tra Russia e Ucraina sulle questioni territoriali, sempre previa mediazione internazionale. Centrali sono ovviamente Crimea e Donbass. Nel patto, suggerisce il piano, andrebbero risolte le controversie sui confini internazionalmente riconosciuti, il nodo della sovranità, del controllo del territorio, le disposizioni legislative e costituzionali di queste aree, le misure politiche di autogoverno. Sarebbero quindi inclusi i diritti linguistici e culturali, la libera circolazione di persone, beni, capitali e servizi, la conservazione del patrimonio storico e alcune clausole di revisione a tempo.

Sarebbe, in pratica, un’autonomia totale delle aree contese e una gestione della sicurezza autonoma. Ma il richiamo ai confini riconosciuti a livello internazionale lascia supporre l’intenzione di non mettere in discussione la sovranità di Kiev sull’intero territorio nazionale – spiega Repubblica.

Nella quarta tappa, si propone un nuovo accordo multilaterale sulla pace e la sicurezza in Europa, nel contesto dell’Osce e della Politica di Vicinato dell’Unione europea. Di fatto, un riassetto degli equilibri internazionali, a partire dal rapporto tra Unione europea e Mosca. In questo quadro, vengono elencati una serie di priorità da definire: la stabilità strategica, il disarmo e il controllo degli armamenti, la prevenzione dei conflitti e le misure di rafforzamento della fiducia. Oggetto di mediazione, anche il ritiro delle truppe russe dai territori occupati. L’obiettivo è quello di riportarle quantomeno allo status quo ante il 24 febbraio 2022, data dell’invasione ordinata da Putin. Questo ritiro sarebbe progressivo, così come progressiva sarebbe la possibile revoca condizionata, parziale, graduale, proporzionale delle sanzioni nei confronti della Russia.

A gestire questa gigantesca mole di impegno diplomatico è il Gruppo Internazionale di Facilitazione. L’Italia propone che ne facciano parte Paesi e organizzazioni internazionali, in particolare Onu e Ue. Non è definita una lista completa delle capitali che sarebbero coinvolte, ma si parte dagli Stati che già alcune settimane fa erano considerati “arruolabili” allo scopo: Francia, Germania, Italia, Turchia, Stati Uniti, Cina, Canada, Regno Unito, Polonia, Israele.

Tra i compiti del Gif, ci sarebbe anche il coordinamento multilaterale per gli aiuti e per il sostegno alla ricostruzione attraverso «una Conferenza di donatori».

Si vedrà quanto la proposta italiana riuscirà a essere messa in pratica. «L’Italia», ha spiegato Di Maio, «spinge per una soluzione di pace, e l’Ue deve svolgere un ruolo di primo piano. Draghi su questo è stato netto: vogliamo che l’Ue scelga di essere protagonista».

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La Finlandia nella Nato per difendere la pace, dice la premier Sanna Marin https://www.linkiesta.it/2022/05/finlandia-nato-sanna-marin/ https://www.linkiesta.it/2022/05/finlandia-nato-sanna-marin/#respond Thu, 19 May 2022 05:49:47 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=343787 «Nella Nato per difendere la pace», dice la premier finlandese Sanna Marin in due interviste rilasciate alla Stampa e al Corriere dopo l’incontro di ieri con il presidente del Consiglio Mario Draghi.

Finlandia e Svezia hanno formalmente presentato la richiesta di adesione alla Nato. Ma l’ingresso dei due Paesi andrà più lento del previsto, dopo che la Turchia ha impedito il voto bloccando la prima fase del procedimento. Il presidente turco Tayyip Erdogan ha infatti ribadito di non voler dare il via libera all’ammissione a causa del sostegno dei due Paesi a personalità vicine al Pkk curdo, chiedendo l’estrazione di alcune di queste figure.

L’obiettivo, dice Marin dopo le parole di Draghi sull’appoggio italiano all’ingresso dei due Paesi nell’Alleanza, è quello di «assicurarci che Putin perderà questa guerra». Perché, assicura, siamo dalla «parte giusta della storia».

«Ho sempre sperato che non ci fosse mai una guerra in Europa», spiega la premier Marin. «Invece, il 24 febbraio la Russia ha attaccato con tutte le forze l’Ucraina e la guerra è arrivata fra noi. La discussione sulla nostra adesione alla Nato è cominciata in quel momento; ora che abbiamo presentato la domanda coordinata con la Svezia il processo s’inizia».

E il consenso fra i finlandesi è altissimo. «Siamo preoccupati per la sicurezza del nostro Paese e dell’Europa», spiega. «Vogliamo essere certi che non ci sarà mai più la guerra in Finlandia. La partecipazione alla Nato è una garanzia di pace».

Svanisce così la terra di mezzo degli Stati cuscinetto e si profila una fortezza baltica. «Vogliamo assicurarci che la procedura di ingresso nella Nato sia la più rapida possibile», ha assicurato nei colloqui con Draghi. «Poi non cambieranno molte cose, l’importante per noi è essere nell’articolo 5». Ovvero affidarsi al principio difensivo fondatore del Trattato dell’Atlantico del Nord, quello secondo cui chi attacca un membro dell’Alleanza li attacca tutti. È pura deterrenza. Nel nome della pace per un Paese sul cui suolo non si combatte da oltre duecento anni.

Marin spiega che «abbiamo preso questa decisione perché vogliamo massimizzare la nostra sicurezza. Non è contro qualcuno o qualcosa. È per la nostra protezione. Non è un errore. È la reazione naturale della Finlandia davanti alla guerra di Putin contro un Paese del nostro vicinato. Mi sembra una decisione molto pragmatica».

E davanti alla Turchia che cerca di bloccare l’adesione, risponde: «Dobbiamo discutere con calma, vedere se ci sono dei malintesi e, nel caso, correggerli. La risposta è il dialogo».

Sanna Marin si dice convinta poi della necessità di un’Europa più forte e integrata, anche sul fronte della difesa attraverso l’Autonomia strategica. Ma no a un Recovery Fund bis. «È stato difficile far passare il Next Generation al Parlamento finlandese. Serve la maggioranza di due terzi, è stata davvero dura. Dovremmo piuttosto utilizzare meglio quelli che esistono, sfruttare i margini presenti nei programmi già approvati, ad esempio per la transizione Green e la digitalizzazione», dice. «Noi, in Finlandia, abbiamo investito metà di questi capitali nella transizione verde. Abbiamo gli strumenti e possono essere distribuiti meglio. Ci sono 200 miliardi di prestiti che non sono stati usati ancora. Procediamo con le risorse che ci sono già».

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La scarsità di giovani nella ristorazione non è colpa delle paghe basse, ma della demografia https://www.linkiesta.it/2022/05/giovani-ristorazione-italia/ https://www.linkiesta.it/2022/05/giovani-ristorazione-italia/#respond Thu, 19 May 2022 03:00:56 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=343501 “Non si trova personale”, “i giovani non vogliono più lavorare nella ristorazione”, “non vogliono più fare sacrifici”. Da qualche anno questi titoli sono un classico dell’esordio della stagione estiva, un po’ come le raccomandazioni agli anziani di bere molto e non uscire nelle ore più calde della giornata.

Dopo il Covid vi è stata un’ulteriore accelerazione: è stata data la colpa al Reddito di Cittadinanza, alla mancanza di volontà dei 20enni infiacchiti dai lockdown, e naturalmente anche all’avidità dei ristoratori.

La realtà è che la carenza di personale è un problema di tutta l’Europa e dell’Occidente: non interessa solo l’Italia. Un po’ ovunque è difficile reperire giovani lavoratori in particolare per mansioni stagionali.

Ad accomunare l’Italia e i suoi vicini, infatti, vi è un fattore che non spiega completamente quanto sta accadendo, ma contribuisce più di quanto si pensi, anche se viene citato di rado. È il fattore demografico.

Gli italiani e gli europei sono sempre più vecchi e sono sempre meno quelli che rientrano nella fascia di età in cui è più frequente trovare camerieri, personale di sala dei ristoranti, aspiranti cuochi.

Dopo il 2015 nel nostro Paese i giovani tra i 20 e i 24 anni sono scesi sotto i 3 milioni: erano 4 milioni nel 1998 e avevano raggiunto un massimo di 4,7 milioni nel 1988, all’epoca in cui probabilmente molti gestori di locali avevano cominciato a lavorare. Questi numeri includono anche gli immigrati, senza i quali la situazione sarebbe ancora più preoccupante e, soprattutto, diversa da una volta.

Il panorama è simile anche per i 25-29enni, scesi di circa un milione e mezzo di unità in 30 anni, tra il 1990 e il 2020. Siamo davanti a una riduzione tra il 32% e il 38% negli ultimi decenni, il tutto mentre il campo degli over 50 ha avuto un trend simile, ma di segno opposto.


Dati Ocse

Più del dato assoluto è interessante quello relativo. In sostanza, i 20enni oggi sono poco più del 10% dell’intera popolazione italiana, mentre erano il 16,3% ai primi anni ‘90.


Dati Ocse

Visto che anche quello del lavoro è un mercato a tutti gli effetti, siamo davanti a una restrizione dell’offerta, che rimarrebbe tale anche se allargassimo la platea dei potenziali lavoratori del settore della ristorazione o del turismo pure ai 30enni: anche loro in calo demografico.

Si tratta di un fenomeno presente anche altrove, si diceva. Solo che in Italia è più marcato. Solo la Spagna presenta una situazione simile alla nostra, ulteriore dimostrazione dei parallelismi tra i due Stati mediterranei. Anche qui i 20-24enni sono solo il 5%, mentre in Germania e in Francia va un po’ meglio: in questi Paesi arrivano al 5,5% e al 5,6%, e nel Regno Unito al 6,2%. In quest’ultimo Paese, anzi, all’inizio del nuovo millennio vi era stata addirittura una crescita di questa fetta della popolazione, veicolata dall’immigrazione non solo dalle aree del mondo in via di sviluppo, ma anche dal Sud e dall’Est Europa (come l’Italia). Negli Stati Uniti i numeri sono simili a quelli inglesi, e vi sono anche più 20enni che in Cina.

Confrontato con tutto il totale mondiale, le distanze sono ancora più ampie. Sulla Terra sono il 7,7% ad avere 20 anni o poco più, in alcuni Paesi emergenti come l’Indonesia si supera ancora l’8%: come in Italia 30 anni fa.


Dati Ocse

Il nostro Paese si trova dunque in una situazione molto particolare, che forse solo tra molti anni caratterizzerà anche altre economie.

Ai grandi cambiamenti dal lato dell’offerta, poi, si aggiungono quelli sul versante della domanda. Dall’inizio del secolo l’occupazione nella ristorazione è cresciuta molto più della media dei servizi, addirittura del 93,5% tra 2000 e 2019, del 30,9% se il lasso di tempo esaminato è tra il 2010 e il 2019. Il provvisorio crollo del numero dei lavoratori dovuto alla pandemia, poi, non ha comunque cambiato l’abbondante segno più.

Quasi nessun altro segmento dell’economia ha visto un incremento così grande.


Dati Eurostat

E non vi è stato neanche in altri Paesi occidentali. Più ampio che in Italia è stato solo all’Est (la Lituania, i cui numeri sono i più aggiornati, è un esempio), dove in realtà tutta l’economia ha visto ritmi da boom.

In Germania, poi, nel 2021 l’occupazione nella ristorazione per la pandemia è addirittura scesa a livelli inferiori del 17,9% a quelli di 12 anni fa.


Dati Eurostat

La ristorazione italiana, insomma, è quella che risulta essere maggiormente schiacciata dalle dinamiche opposte dell’offerta e della domanda: sempre meno giovani devono riempire sempre più posti di lavoro.

Normalmente in questa situazione quello che accade è un innalzamento dei salari, ma è realmente possibile in Italia? A caratterizzarci non è solo il declino demografico e la moltiplicazione dei ristorantini, dei pub, degli agriturismi, ma anche la scarsa produttività e il basso valore aggiunto in questi segmenti del mercato.

I dati sull’aumento del fatturato, dal 2010 in poi, sono eloquenti. Al 2019 era cresciuto solo dell’8,3%, più che negli altri servizi, è vero, ma si tratta di un incremento decisamente inferiore a quello dell’occupazione (+30,9%). Vuol dire che ogni cameriere o cuoco in più ha generato un giro d’affari inferiore a quelli già presenti. Con il Covid, poi, il crollo è stato tale da tornare a livelli molto precedenti a quelli dell’inizio del decennio scorso.

Anche in questo caso la Spagna vede dinamiche simili, mentre mediamente nella Ue o in Francia le cose, perlomeno prima della pandemia, sono andate diversamente: il fatturato è cresciuto più dell’occupazione, a dimostrazione di una capacità di rimanere profittevoli anche incrementando il personale.


Dati Eurostat

Questi numeri stanno a significare che oggi il settore della ristorazione nel nostro Paese rischia di trovarsi davanti a un vicolo cieco, a un problema senza soluzione, e che sono molto semplicistiche tutte le facili speculazioni sulla carenza di lavoratori.

I giovani non sono più pigri dei loro coetanei di 30 anni fa, sono semplicemente meno, e tra l’altro anche coloro che sono meno istruiti si trovano davanti ad altre occasioni di lavoro, per esempio nell’ambito del delivery o della logistica per l’e-commerce, spesso più stabili, pagate meglio, e non stagionali. Allo stesso tempo i ristoratori non sono tutti degli sfruttatori, ma sono alla guida di attività alle prese con una bassa produttività e l’incremento delle materie prime.

Nel futuro saranno necessarie scelte strategiche. Il trend demografico quasi sicuramente non potrà essere invertito, e allora sarà la situazione strutturale della ristorazione a dover essere affrontata. Sarà da rinforzare con investimenti, fusioni, upgrade tecnologici, aumenti dei volumi, una gestione manageriale più professionale di tante realtà oggi microscopiche.

Più facile a dirsi che a farsi, vero, ma certamente più utile che lamentarsi sui media e sui social e scatenare l’ennesimo dibattito avvelenato che non porta alcun beneficio al settore.

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I referendum cancellati e la perversione del sistema penale https://www.linkiesta.it/2022/05/referendum-giustizia-sistema-penale/ https://www.linkiesta.it/2022/05/referendum-giustizia-sistema-penale/#respond Thu, 19 May 2022 03:00:42 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=343653 Bisognerebbe evitare di trarre conclusioni troppo positive dal risultato modesto, se non fallimentare, dello sciopero proclamato dall’Associazione nazionale magistrati contro la legge di riforma dell’ordinamento giudiziario e del sistema di elezione del Consiglio superiore della magistratura, intestata alla ministra della Giustizia Marta Cartabia. 

È stato uno sciopero contro una legge che sfata il tabù dell’intoccabilità di alcuni temi, ma che comunque li tocca in modo parziale e insufficiente. Adesso è forse più probabile l’approvazione definitiva della legge al Senato, ma non lo è altrettanto che, a partire da questa legge, si facciano rapidamente i necessari passi avanti, che invece un vasto fronte politico-giudiziario considera impraticabili o comunque prematuri.

Il risultato di questo sciopero e della mobilitazione resistenziale dell’Anm andrà letto, come si dice in burocratese, in combinato disposto con quello dei referendum che andranno al voto il prossimo 12 giugno e che uno schieramento trasversale, che unisce favorevoli e contrari alla (micro)riforma Cartabia, lavora per tenere lontanissimi dal quorum, che ne garantirebbe la validità. 

In fondo, il vero compromesso politico che sembra reggere tra la maggioranza dei partiti e la maggioranza delle toghe è quello di limitare alla diatriba efficientistica il dibattito sulla giustizia, lasciando da parte le questioni, ben più cruciali, che attengono alla funzione e ai limiti costituzionali della legislazione e della giurisdizione penale: funzione pervertita e limiti travolti da una deriva panpenalistica e punitivistica, che non ha affatto opposto, ma piuttosto affratellato  la maggioranza dei politici e dei magistrati, e ha aperto la strada a una proliferazione letteralmente metastatica di norme incriminatrici, alla neutralizzazione del principio della presunzione di innocenza, alla dilatazione del dominio della giustizia penale, fino a farne un’istanza di tutela generale e commissariale della vita pubblica e alla conseguente rivendicazione da parte dei magistrati inquirenti di una vera e propria rappresentanza dell’interesse popolare. 

I referendum, se si aprisse una discussione pubblica, che ci si guarda bene dall’aprire, aiuterebbero a manifestare la portata dei problemi della giustizia penale in Italia e, problema nel problema, la sostanziale unità tra la maggioranza delle forze politiche e delle correnti togate attorno ai bastioni normativi e simbolici della giustizia a furor di popolo. 

Facciamo un esempio concreto, quello dei due referendum che mettono al centro lo scandalo della presunzione di innocenza calpestata e negata in nome della assurda funzione segnaletica della giustizia penale: la galera o altre forme di limitazione della libertà e dei diritti individuali come messaggio sociale. Sulla custodia cautelare e sulla legge Severino la coalizione del NO è trasversale – da Letta a Meloni – unita e tetragona proprio perché la carcerazione o l’espulsione preventiva dalla vita civile dei cosiddetti inquisiti, marchio di infamia imperituro dalla stagione di Tangentopoli, è diventato il valore non negoziabile del nostro dibattito civile, la divisa d’ordinanza della Repubblica trasformistica dell’o-ne-stà.

La giustizia è stata corrotta proprio da questa idea provvidenzialistica e la politica è stata infettata proprio da questa idea igienistica del sistema penale. Quindi anche quanti – non c’è politico che astrattamente non lo faccia – riconoscono gli abusi della custodia cautelare e gli eccessi della legge Severino devono in grande maggioranza essere contro i referendum su questi temi, perché non possono riconoscere lo scandalo che scoperchiano.

Insomma, la strategia del silenzio sui referendum, certo favorita dall’emergenza politico-mediatica della guerra, ma perseguita con metodo scientifico, fa parte della più ampia strategia di continuare a discutere, litigare e magari scioperare su temi che stanno a distanza di sicurezza dal centro del problema della giustizia penale in Italia.

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Dottor medaglia olimpica: Daniele Garozzo e una vita tra libri e fioretto https://www.linkiesta.it/2022/05/daniele-garozzo-laurea/ https://www.linkiesta.it/2022/05/daniele-garozzo-laurea/#respond Thu, 19 May 2022 03:00:41 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=343676 Tratto da Morning Future

Studio e sport non sono affatto incompatibili. Università e agonismo possono stare insieme. Con il giusto sacrificio e la massima dedizione, si possono portare avanti entrambe le cose, anche con ottimi risultati. È la lezione di Daniele Garozzo, fiorettista oro olimpico nel 2016 a Rio e argento a Tokyo nell’estate del 2021. Lo scorso 22 marzo, Daniele ha festeggiato la laurea in medicina dopo oltre 10 anni di studio all’Università degli studi di Roma Tor Vergata. Con il voto di 110 e lode.

«È stata una scelta coraggiosa da parte mia, scherzando potrei dire che è stata quasi una pazzia», racconta Daniele Garozzo, dopo una vita spesa tra la pedana e i libri. Per di più in un ambiente che non sempre l’ha incoraggiato a fare entrambe le cose: «In Italia non è semplice studiare e fare sport ad alto o altissimo livello. Il Coni si impegna molto a consentire agli atleti di proseguire gli studi, però qui c’è un retaggio culturale che ci limita: tutti noi atleti abbiamo avuto un professore che ci ha detto “ma che fai a fare questo sport, pensa a studiare”. Come se lo sport non fosse formazione, come se anche l’attività artistica, per fare un esempio diverso, non fosse formazione».

Daniele è nato ad Acireale, ad agosto compie 30 anni e ha festeggiato la laurea con un tweet molto ironico: ha pubblicato una foto in cui infilza una pila di libri. Ha dovuto portare avanti le due carriere, quella universitaria e quella da fiorettista, sdoppiandosi tra due impegni che solitamente obbligano a dare il 100% per arrivare all’obiettivo.

Allora, com’è possibile far convivere le due cose? «L’organizzazione è la chiave: nello studio, negli allenamenti, nel costruirsi le giornate e le settimane», risponde. «Poi c’è dietro anche una quantità enorme di rinunce: se penso ai sacrifici che ho fatto mi vengono in mente tutti i weekend in cui sono rimasto a casa a studiare perché durante la settimana mi allenavo sette ore al giorno. Ho rinunciato a gran parte del divertimento per ottenere risultati sportivi e accademici», dice Garrozzo.

Ma nella sua passione non c’è alcun rimpianto: la gioia delle medaglie olimpiche, dice, non è paragonabile a nient’altro, e la laurea è una sensazione di realizzazione incredibile, è la perfetta chiusura di un cerchio.

C’è però un dettaglio della sua doppia carriera che Daniele Garozzo vuole mettere in luce, perché lo studio universitario e gli affondi con il fioretto hanno più punti di contatto di quanti si possa pensare. Più in generale, le capacità acquisite nello studio, la disciplina e le abilità messe in campo nello sport, convivono, si rafforzano le une con le altre, e fanno parte della formazione di un medico o di un atleta in egual misura.

«Le virtù che si imparano a scuola, se poste nella giusta maniera, possono essere estremamente utili nel lavoro come nello sport. Nel mio caso, aver imparato da piccolo a dedicarmi allo studio con costanza, mi ha dato la stessa forza per dedicarmi al mio miglioramento quando mi allenavo in pedana. Così come tanti altri ragazzi. Quando dovevo studiare lo sentivo come un peso, certo. Però ho imparato a essere coscienzioso, a fare sacrifici, ad avere costanza. Questa mi è servita in tutti gli altri contesti», spiega Garozzo.

Insomma, Daniele Garozzo non è solo un medico che è anche schermidore, o un olimpionico che si è laureato: tutte queste cose, insieme, hanno contribuito a rendere Daniele la persona che è oggi, in tutte le sue sfumature. Poi lui, racconta, è sempre stato disposto a lottare con tutto se stesso per i propri obiettivi, letteralmente e non: «Da piccolo volevo fare uno sport di combattimento, karate, boxe, ma mia madre non voleva, così ho provato la scherma, che faceva anche mio fratello maggiore. E lo spirito combattivo, la voglia di dare sempre tutto, mi è rimasta, in pedana e a scuola».

Queste competenze apprese nello sport e sui libri gli sono servite a maggior ragione in un Paese in cui per fare l’atleta ai massimi livelli, almeno in una disciplina come la scherma, gli ostacoli sono sempre dietro l’angolo.

Adesso Daniele sta pensando di proseguire ancora con gli studi, mentre sogna un’altra Olimpiade, a Parigi, nel 2024. «Oggi sono abilitato medico chirurgo», conclude Daniele, «ma penso che proseguirò facendo medicina dello sport. Dopo una vita di sacrifici in cui mi sono dovuto dividere tra due grandi passioni, almeno, in questo modo, potrei unire le due cose».

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Sono un robot e faccio il pesto con il mortaio https://www.linkiesta.it/2022/05/campinato-mondiale-pesto-genovese-robot/ https://www.linkiesta.it/2022/05/campinato-mondiale-pesto-genovese-robot/#respond Thu, 19 May 2022 03:00:37 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=343518 Orgoglio del Made in Italy, alfiere della dieta mediterranea, modello di sostenibilità e di moderna cultura alimentare: il pesto alla genovese ha raggiunto una popolarità e una copertura mediatica senza precedenti. In media, si parla della tipica salsa a base di basilico e aglio circa 400 volte al giorno, nei servizi televisivi e radiofonici, negli articoli di giornale e sui social, oltre la metà delle volte all’estero, in particolare negli Stati Uniti, con ricadute sul turismo e sull’immagine di Genova e della Liguria che non hanno eguali dal punto di vista mediatico.

Merito anche del Campionato Mondiale di pesto al mortaio che quest’anno, dopo un’edizione totalmente digitale, torna in presenza ma con la possibilità di seguire contemporaneamente in streaming i momenti clou, come il campionato dei bambini, l’avvio della gara dei 100 e la finalissima pomeridiana. L’appuntamento con la finale è fissato a sabato 4 giugno a Palazzo Ducale. Gli eventi collaterali sono come sempre moltissimi, su tutti la performance del robot Bimanual Torso dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova che è in grado di imparare attraverso l’imitazione dei movimenti dell’uomo, senza bisogno di programmazione. Riuscirà a mettersi alla pari con i campioni del mondo? Per sapere se avrà la meglio l’intelligenza umana o quella artificiale bisognerà attendere il verdetto della giuria.

Quel che non ha più segreti è la ricetta ufficiale del campionato che è diventata il modello di riferimento a livello globale; la DOP del basilico genovese e gli altri ingredienti d’élite hanno conquistato spazi nella consapevolezza dei consumatori e conseguentemente nella commercializzazione, in particolare del pesto di produzione regionale che gode di una ottima reputazione. «La Camera di Commercio sta puntando molto sulla diffusione della dieta mediterranea, non soltanto per il suo forte legame con il nostro territorio ma anche per la sua sostenibilità, ormai certificata dalla scienza e dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità – commenta Maurizio Caviglia, segretario generale della Camera di Commercio di Genova. Una sostenibilità che non deve essere intesa solo dal punto di vista strettamente ambientale, ma anche dal punto di vista economico e culturale, valorizzando i comportamenti virtuosi dei produttori, dei ristoratori e dei consumatori. L’operazione che abbiamo fatto con il pesto al mortaio, ormai 14 anni fa, va nella stessa direzione: mi pare indubbio che il pesto al mortaio sia più sostenibile non soltanto di quello di produzione industriale ma anche di quello fatto in casa con il frullatore».

«La valorizzazione del territorio, delle imprese locali e delle tradizioni è un capitolo strategico per la nostra regione – dichiara l’assessore regionale allo Sviluppo economico Andrea Benveduti – Il pesto oramai nell’immaginario collettivo è un richiamo iconico di tutto quello che di “buono”, e sono sempre più le offerte, la Liguria può offrire per arricchire le tavole con qualità, gusto e salute. Siamo contenti di tornare in presenza a una manifestazione che abbiamo convintamente continuato a sostenere».

Mascotte della competizione sarà Pestello, ideata dal fumettista/illustratore Angelo Lucio Di Giuseppe e scelta per rappresentare in tutto il mondo la salsa cruda al basilico, orgoglio della cucina genovese, apprezzata a livello internazionale. «Continua e si intensifica il lavoro di promozione delle nostre eccellenze, con particolare riferimento a quelle che, come il pesto, rappresentano e raccordano una importante filiera tra attività agricole, artigianali e commerciali» – ha commentato l’assessore ai Grandi eventi e al commercio Paola Bordilli.

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Ancora una volta Conte non ha capito come funziona il Parlamento https://www.linkiesta.it/2022/05/conte-parlamento-m5s-pd/ https://www.linkiesta.it/2022/05/conte-parlamento-m5s-pd/#respond Thu, 19 May 2022 03:00:34 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=343665 È la nuova strategia casalinesca: una specie di terapia del dolore, una tafazzismo autoprovocato, una declinazione politica del vittimismo orsiniano-dicesariano. Perdere per poi fare le vittime. Autoescludendosi così dal gioco dei partiti – Silvio Berlusconi parlava di teatrino – brutti e cattivi, infidi e disonesti. 

Eccola qui la triste macchina da guerra di Giuseppe Conte e Rocco Casalino, la coppia perdente della politica italiana che teorizza il tanto peggio tanto meglio o, se si preferisce, l’antico detto muoia Sansone con tutti i filistei. 

Così ridotto, il primo partito del Parlamento italiano va allo sbaraglio su tutto e su tutto soccombe salvo poi prendersela con gli altri: e quindi ieri ha perso la presidenza della commissione Esteri del Senato, quella che era di Vito Petrocelli detto «Petrus», come “l’amarissimo che fa benissimo” di una vecchia réclame, cacciato con ignominia per le sue posizioni a destra di Vladimir Putin. 

Bruciato per eccessivo antimericanismo anche Gianluca Ferrara, Conte poteva mettere in campo la dimaiana Simona Nocerino, seguendo la moral suasion dei dem, forse avrebbe addirittura potuto cedere la poltrona a un nome autorevole e unitario (Pierferdinando Casini, Mario Monti, Luigi Zanda) ma niente, l’avvocato ha insistito su Ettore Licheri, già trombato quando volle fare il capogruppo.

Solo i tre senatori del Partito democratico gli sono andati dietro come scolaretti disciplinati trascinati da questi Lucignoli della politica. Perfino un lupo di mare come Zanda non ha saputo fare di meglio. 

Tutti gli altri (anche Mario Monti, anche il senatore renziano Giuseppe Cucca) hanno votato per Stefania Craxi, Forza Italia, che ha vinto con 12 voti contro 9 del grillino e ora è la nuova presidente di un commissione importante (tra l’altro adesso sono due donne, lei e Roberta Pinotti, a guidare le commissioni Esteri e Difesa di palazzo Madama). 

Ancora una volta Conte non ha capito, o ha finto di non capire, come funziona il Parlamento. Non ha capito, o fatto finta di non capire, che servono intese larghe, accordi seri. Ė talmente sprovveduto che dopo il pasticcio combinato ha gridato al cambio di maggioranza che adesso sarebbe «da Fratelli d’Italia a Italia viva» come se si fosse trattato di un voto di fiducia o su un provvedimento importante e addirittura ha invocato l’intervento di Mario Draghi – è una sua fissa – che secondo lui invece di occuparsi di Nato, Ucraina, gas e inflazione dovrebbe spendere il suo tempo per difendere Ettore Licheri. 

Tra parentesi, oggi Draghi parla alla Camera sulla guerra, appuntamento al quale i grillini, anche a seguito della brutta figura di ieri, arrivano con le ruote sgonfie. Urla al complotto, l’avvocato del populismo. E in un certo senso ha ragione: c’è un complotto, ma manifesto, contro di lui dentro e fuori il Movimento 5 stelle perché nessuno lo sopporta più, nessuno si fida di un leader palesemente non in grado di esserlo. 

Ecco perché le truppe e truppette interne al M5s sono sbandate più che mai e cresce la tentazione di far saltare il quadro politico salvo poi valutare che con esso salterebbero anche gli stipendi dell’ultimo anni di legislatura. 

In questo parossistico stato di cose viene avanti il dubbio se Giuseppe Conte sia ancora l’uomo su cui puntare per evitare il tracollo alle elezioni dell’anno prossimo: ormai questo è il problema, se salvare l’avvocato o salvare il Movimento. È questa l’alternativa secca che Luigi Di Maio ha ben chiara in mente e che anche al Nazareno ormai hanno capito: che ce ne facciamo di un leader così? 

Il Pd voleva un chiarimento su Conte? Ebbene, ieri lo ha avuto. Ci sono dei fatti in politica, degli incidenti, che molto somigliano alla campanella dell’ultimo giro: ecco, ieri per l’avvocato la campanella è suonata.

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