Linkiesta.it https://www.linkiesta.it News Linkiesta.it Fri, 07 May 2021 08:54:49 +0000 it-IT hourly 1 https://i2.wp.com/www.linkiesta.it/wp-content/uploads/2020/04/cropped-linkiestalogosquare3x.png?fit=32%2C32&ssl=1 Linkiesta.it https://www.linkiesta.it 32 32 174743883 Tutti gli eventi del Parlamento europeo in Italia per la Festa dell’Europa https://www.linkiesta.it/2021/05/parlamento-europeo-eventi-9-maggio/ https://www.linkiesta.it/2021/05/parlamento-europeo-eventi-9-maggio/#respond Fri, 07 May 2021 08:30:47 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=271814 Per il 71esimo anniversario della dichiarazione di Robert Schuman l'Ufficio dell'Europarlamento di Milano ha organizzato un'assemblea virtuale con 15mila studenti e il comico Luca Ravenna e un campionato italiano giovanile di dibattito con alcuni eurodeputati su Radio2. Sabato 8 maggio a Fiesole si terrà #SOU4YOU con tanti ospiti tra cui Lorenzo Baglioni, Iacopo Melio e il concorrente di Masterchef 10 Monir Eddardary

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Il 9 maggio di ogni anno si celebra la Festa dell’Europa, ricordando la dichiarazione con cui nel 1950 l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman diede inizio al processo d’integrazione europea. Per il 71esimo anniversario l’ufficio del Parlamento Europeo in Italia ha organizzato diversi eventi per partecipare attivamente ai dibattiti e alle questioni legate al futuro dell’Unione Europea.

#EUROPEDAY: Opportunità per il presente e sfide per il futuro
Venerdì 7 maggio alle ore 11, Scuola Zoo e l’Ufficio del Parlamento europeo a Milano insieme agli studenti delle scuole lombarde festeggiano il 9 maggio #EuropeDay e discutono delle opportunità presenti e delle sfide future dell’Europa. L’evento andrà in diretta sul canale Twitch di ScuolaZOO, dove sarà possibile fare domande e interagire in un’assemblea virtuale con i rappresentanti di istituto delle scuole lombarde, coinvolgendo un vasto numero di studenti. Ci sarà, inoltre, la partecipazione del celebre comico Luca Ravenna e di due volontari della community del Parlamento europeo, insieme-per.eu. Qui per registrarsi all’evento

Il campionato italiano giovanile di Debate su Radio 2
Dopo 6 mesi di dibattiti che hanno coinvolto più di 300 giovani di tutta Italia si avvia al gran finale la prima edizione del Campionato Italiano Giovanile di Debate su Caterpillar AM, il programma di Rai Radio2 in onda dalle 6:00 alle 7:30. E il tema sarà l’Europa. Venerdì 7 maggio ci saranno i quarti di finale in cui si discuterà se il Presidente della Commissione europea debba essere eletto o meno tramite voto popolare diretto, mentre domenica 9 maggio le quattro squadre vincitrici si contenderanno nelle semifinali un posto per la finale che assegnerà il titolo di squadra Campione d’Italia e di Best Debater 2021.  Per la finale il confronto avverrà su: L’Unione europea dovrebbe rendere prioritaria la realizzazione del modello degli Stati Uniti d’Europa.

A presentare i dibattiti ci sarà il duo imperdibile composto da Elio e Filippo Solibello, conduttore di Caterpillar AM su Rai Radio2, che assisteranno alle gare e le commenteranno insieme in studio e in collegamento assieme ai numerosi ospiti: tra cuiFabio Massimo Castaldo, Vicepresidente del Parlamento europeo, Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea, Maurizio Molinari, Responsabile media del Parlamento europeo in Italia e Marco Di Fonzo, Capo Redazione Politica di Sky TG24 e Presidente dell’Associazione Stampa Parlamentare.

Nel weekend ci sarà anche un dibattito tra 4 eurodeputati sul tema L’Unione Europea dovrebbe spingere gli Stati membri a consentire i matrimoni egualitari. Da una parte la squadra composta da Brando Benifei (PD – Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici) e Eleonora Evi (Verdi – Alleanza Libera Europea), dall’altra  Carlo Fidanza (FdI – Conservatori e Riformisti Europei) e Simona Baldassarre (Lega – Identità e Democrazia). I concorrenti avranno un minuto di tempo ciascuno per esporre le proprie argomentazioni e rispondere a quelle degli avversari.

A introdurre e commentare la mozione sarà il responsabile dell’Ufficio del Parlamento europeo a Milano Maurizio Molinari mentre il verdetto sarà affidato ai commenti degli ascoltatori raccolti e sintetizzati dai conduttori Solibello e Ardemagni.

#SOU4YOU
Sabato 8 maggio 2021, per la prima volta nella storia, The State of the Union ospiterà #SOU4YOU, in onore della Festa dell’Europa presso l’antico Teatro Romano di Fiesole a partire dalle 13. Qui il programma completo della manifestazione.

L’evento, che si terrà in presenza, sarà organizzato rispettando le regole anti-contagio da COVID-19, con un pubblico di studenti e di rappresentanti delle minoranze che verranno coinvolti in prima persona nel programma. Migliaia di cittadini potranno seguire l’evento tramite in streaming e partecipare a questa esperienza di partecipazione al processo democratico e decisionale, con particolare riferimento alle istituzioni europee.

Dopo i saluti introduttivi di Dubravka Šuica, Vice Presidente Democrazia e Demografia della Commissione Europea, alle 15 si parlerà dell’Unione europea e la musica con Lorenzo Baglioni presenterà il suo brano UE

 

Alle 15.20 ci sarà un breve dibattito  moderato dalla giornalista Claudia Fusani. Ma questa volta sarà il pubblico a decidere quali domande fare agli ospiti:  Antonio Parenti, Capo della Rappresentanza in Italia, Commissione europea; Carlo Corazza, Capo dell’ufficio di collegamento del Parlamento europeo, Italia; Renaud Dehousse, Presidente, EUI; Eugenio Giani, Presidente, Regione Toscana: Anna Ravoni, Sindaco, Fiesole

Alle 16 si parlerà di Ambiente e sostenibilità con Simona Bonafè eurodeputata del Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento, Luca Mangiacotti, Attivista di Fridays For Future, Movimento Ambientalista, Federica Gasbarro, Scrittrice e Attivista per il Clima, il cantante Piero Pelù, Giusy Sica, Fondatrice Re-Generation (Y)outh Think Tank, Assegnista di Ricerca, LUPT Università degli Studi di Napoli Federico II, Elena Stoppioni, Presidente, Save the Planet

La battaglia a favore dell’ambiente è diventata una delle priorità delle nuove generazioni che sempre più spesso si mobilitano per sostenere stili di vita più sostenibili e per contrastare politiche che non tengano conto del rispetto del nostro pianeta. C’è tanto da dire e tanto da fare per tutti, nessuno escluso.

Alle 16.22 un panel sulla parità di genere e l’empowerment femminile con Costanza Hermanin, Policy Leader Fellow, EUI, Isabella Mancini, Presidente Nosotras, Isabella Tovaglieri, eurodeputata del Gruppo Identità e Democrazia, Carlotta Vagnoli, Autrice e Attivista.

Secondo un report del World Economic Forum la parità di genere non sarà raggiunta per i prossimi 99,5 anni. Spesso il miglioramento viene associato a quello che è definito il role-model effect: il raggiungimento da parte delle donne di posizioni di potere ispira le giovani generazioni. Questa sessione vuole essere interamente femminile e auspicare una riflessione sulla tematica di genere.

Alle 16.44 si parlerà di disabilità, cura e assistenza con l’eurodeputata Eleonora Evi del Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea, Giulia Lamarca e Andrea Decarlini, Travel Bloggers, Elena Lizzi, eurodeputata del Gruppo identità e Democrazia, Andrea Lorenzon, Artista e Youtuber, Iacopo Melio, Giornalista, Attivista, Consigliere Regionale della Toscana, Serena Porcari, CEO, Fondazione Dynamo

Alle 17.06 si parlerà del digitale e la disinformazione con Francesco Baldassarre, Co-Fondatore e Mentore, OFPassiON; Valeria Cagnina, Co-Fondatrice e Mentore, OFPassiON; Nicola Danti, eurodeputato di Renew Europe, Norma’s Teaching, Insegnante e Influencer, Massimiliano Salini, eurodeputato del Partito Popolare Europeo.

L’Intelligenza Artificiale e il mondo dei social e del digitale sono tematiche che ormai riguardano la nostra quotidianità e che regolano diversi aspetti della nostra vita. Importante è saperne riconoscere le potenzialità e gli effetti positivi evitando di cadere in trappole che celano rischi importanti per la nostra società. Sul palco si svolgeranno due sessioni, una focalizzata sull’uso degli strumenti digitali e una che si concentrerà sul tema della disinformazione e delle fake news.

Subito dopo si parlerà di Fake news e disinformazione con Agnese Pini, Direttrice, La Nazione e Paula Gori, Segretario Generale e Project Manager Leader di EDMO

Alle 17.28 si parlerà di migrazione e resilienza con Brando Benifei, eurodeputato del Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici, Elisa Bacciotti, Responsabile Campagne, Oxfam Italia, Monir Eddardary, Concorrente Masterchef 10, l’eurodeputata Laura Ferrara,  Nicola Procaccini, eurodeputato del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, Giacomo Alberto Vieri, Giornalista, Scrittore Attivista di Firenze Must Act

Alle 17.50 Lo Spiegone testerà la conoscenza del pubblico su come funziona l’Unione europea con un quiz interattivo sulle cinque tematiche dell’evento.

Alle 18.32 Sabine Verheyen, Presidente Commissione per la cultura e l’istruzione del Parlamento europeo, presenterà il Premio Lux. Linkiesta Europea ha raccontato chi sono i tre finalisti 

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Da lunedì si parte con le prenotazioni dei vaccini per gli over 50 https://www.linkiesta.it/2021/05/prenotazioni-vaccini-over-50/ https://www.linkiesta.it/2021/05/prenotazioni-vaccini-over-50/#respond Fri, 07 May 2021 06:41:51 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=271928 Si anticipano le somministrazioni a chi è più giovane. Grazie alle forniture regolari delle dosi, ma anche per effetto di una quota di diffidenti tra i più anziani superiore alle attese, soprattutto in Sicilia, Campania, Calabria e Sardegna

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La campagna vaccinale accelera. Sia perché aumentano le forniture regolari, ma anche per effetto di una quota di diffidenti al vaccino tra le categorie più anziane. Ecco perché sarà possibile anticipare le somministrazioni a chi è più giovane prima delle previsioni, spiega il Corriere. Così da lunedì 10 maggio – ha annunciato il commissario Francesco Figliuolo – saranno aperte in tutte le regioni le prenotazioni per gli «over 50». Dopo che Lazio, Lombardia e Veneto avevano già cominciato a farlo.

La corsa alle somministrazioni quotidiane, sotto quota 500mila da alcuni giorni dopo i picchi del 29 e 30 aprile, sta di fatto permettendo di modificare il programma delle inoculazioni anticipando le adesioni ai 50enni senza disperdere fiale. Sono previste 17 milioni di dosi a maggio, altre 25 milioni a giugno. Ma resta il segnale allarmante di una quota di contrari al vaccino tra le categorie più a rischio, che è leggermente al di sopra delle attese.

Tra gli «over 80», tutti i prenotati sulle varie piattaforme regionali sono stati vaccinati. Resiste una quota di diffidenti e di difficili da raggiungere (e convincere) soprattutto in Sicilia, Campania, Calabria e Sardegna. Ma anche nelle regioni più virtuose, come Lazio e Lombardia, c’è un 10% che non aderisce alla campagna, secondo la banca dati dell’Istat.

Sulla fascia 70-79 anni, Lombardia e Veneto hanno coperto i tre quarti della popolazione almeno con una dose, mentre in alcune regioni meridionali siamo a poco più della metà anche per effetto di un notevole sottoutilizzo di AstraZeneca che in Sicilia tocca la metà delle dosi consegnate. Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, propone la redistribuzione delle fiale da chi non riesce a usarle al meglio alle Regioni che denotano maggiore capacità di somministrazione. Ipotesi che per ora non è allo studio.

In più, sono attese anche sette milioni di dosi della tedesca Curevac nel caso in cui l’Agenzia europea per i medicinali, entro fine maggio, dovesse dare il via libera. Suscita invece qualche polemica il parere del Comitato tecnico-scientifico contenuto in una circolare del ministero della Salute che ha riprogrammato a 42 giorni il richiamo dei vaccini ad Rna messaggero come Pfizer e Moderna.

Per l’assessore alla Salute della Regione Lazio, Alessio D’Amato, lo slittamento produrrà «riflessi negativi sulla campagna». Perché chi avrà avuto la prima dose a giugno «si troverà a dover fare i conti con la seconda somministrazione» nel periodo delle ferie. L’idea degli scienziati è che però occorra mettere in sicurezza la più ampia platea possibile di italiani almeno con una dose seguendo il modello della Gran Bretagna. D’altronde la pressione sul sistema ospedaliero è ancora alta.

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Cottarelli presenta la proposta di riforma per la giustizia: tribunali come aziende e due Csm https://www.linkiesta.it/2021/05/carlo-cottarelli-riforma-giustizia-programma-italia/ https://www.linkiesta.it/2021/05/carlo-cottarelli-riforma-giustizia-programma-italia/#respond Fri, 07 May 2021 06:19:14 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=271914 L’economista, coordinatore del comitato liberale sostenuto da PiùEuropa e Azione, parla del piano elaborato per l’ordinamento giudiziario. «La perdita di credibilità della magistratura è nei fatti», dice. «Un italiano su due non si fida dei giudici. Per questo servono riforme molto approfondite, che vanno molto oltre quelle presentate dal governo»

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La prima proposta di riforma è pronta. L’economista Carlo Cottarelli, in veste di coordinatore di “Programma per l’Italia” – il comitato scientifico che si è posto l’obiettivo di formalizzare progetti di matrice liberale per un nuovo programma di governo – presenta alla Stampa il suo nuovo piano per la giustizia. A sostenere il comitato che guida ci sono PiùEuropa di Emma Bonino, Azione di Carlo Calenda, il partito Ali e poi repubblicani e liberali. Si comincia con l’ordinamento giudiziario, in questi giorni nell’occhio del ciclone dopo il caso delle indagini sui verbali di Amara. Si continuerà poi con l’istruzione.

Il progetto elaborato sulla giustizia prevede la separazione delle carriere; due Csm, uno per la carriera inquirente e l’altro per la giudicante; il trasferimento al ministero della Giustizia della magistratura amministrativa (che è oggi sotto la supervisione della presidenza del Consiglio) e della magistratura tributaria (che è in ambito dell’Economia).

«Occorre un intervento davvero incisivo», dice Cottarelli. «La perdita di credibilità della magistratura è nei fatti. Secondo un recente sondaggio, un italiano su due non si fida dei giudici. Per questo servono riforme molto approfondite, che vanno molto oltre quelle presentate dal governo».

La giustizia, spiega l’economista, «svolge un ruolo fondamentale per il nostro Paese. Lo Stato di diritto è fondamentale. Siamo tutti a favore di una magistratura che sia estremamente autorevole e che possa fare il proprio lavoro con strumenti adeguati. Perciò io dico che noi intendiamo offrire al dibattito della pubblica opinione le nostre idee di riforma. Questo pacchetto per noi sarebbe il meglio. Poi, certo, sappiamo che non tutte le nostre idee passeranno. Ma questo non è un prendere o lasciare. Vedremo quali proposte potranno raccogliere una certa convergenza».

Intanto anche il governo lavora alle riforme della giustizia. «Premesso che la ministra Cartabia ancora non ha scoperto le sue carte, e che i tavoli tematici al lavoro presso il ministero della Giustizia hanno davanti almeno altri 10 giorni, sì, noi abbiamo messo in conto che servono riforme strutturali che certo non sono nell’orizzonte di una maggioranza dove convivono un centrodestra e un centrosinistra che su queste tematiche difficilmente potranno trovare un accordo», dice l’economista.

Il rischio, allora, è che le proposte di “Programma Italia” restino un bel progetto su carta. «Dipende», dice. «Mi sono convinto che una riforma può essere realizzata solo se ha dietro l’opinione pubblica. In fondo, è lo stesso problema che c’è con il Recovery Plan, o meglio il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il Governo Draghi lo ha impostato. Ma siccome questo Governo non nasce sulla base di un consenso e di un programma, cioè di un chiaro mandato elettorale, se poi queste riforme verranno realizzate oppure no si vedrà nei prossimi anni. Nei fatti l’opinione pubblica ancora non si è espressa; lo farà con il voto. E a quel punto sapremo anche che fine faranno queste riforme».

Il metodo che il comitato scientifico si è dato è questo: «Ai nostri tavoli si confronta una larga schiera di esperti, non tutte le riforme sono come le avrei scritte io, e non ci sono tutte le riforme che io avrei voluto. Ma è giusto così. Tutti hanno dovuto cedere qualcosa».

Per il penale, si prevede il ritorno alla prescrizione e grande attenzione alle garanzie. Per il civile, ricorso a un rito unico, taglio delle udienze, poteri più penetranti al giudice. «Sono riforme che ci chiedono gli organismi internazionali», ribadisce Cottarelli. «E si consideri che la lentezza dei processi è un grave problema per l’economia italiana. Non è questione di un punto in più o in meno del Pil. Il problema è molto più serio. Sappiamo per certo che la lentezza della nostra giustizia è uno dei tre grandi problemi, assieme a una burocrazia inefficiente e un’alta tassazione, che tengono lontani gli investimenti esteri dall’Italia. Sono chiare le statistiche, tipo la graduatoria Cepej. Se in Germania ci vogliono due anni e mezzo per una sentenza civile, da noi ne occorrono sette. I tempi sono lentamente migliorati sia l’anno scorso, sia due anni fa, ma questi passi in avanti si misurano in mesi. Invece qui occorre recuperare in anni».

Il piano poi propone iniezioni massicce di managerialità. «So che solo a parlare di manager nella giustizia, i giudici mi dicono: noi facciamo sentenze, non gelati», mette le mani avanti Cottarelli. «Giusto. Ma anche le sentenze devono tener conto del tempo, che incide sulla qualità della giustizia. Come sa un chirurgo: un’operazione fatta tra un mese non è la stessa se fatta dopo dieci anni. Per questo motivo pensiamo che i tribunali debbano essere gestiti come delle aziende, e che serva un direttore generale a occuparsi di logistica, approvvigionamenti, gestione immobili. Così come serve nuovo personale. Dobbiamo tendere a medie europee anche nella spesa. Con tutti i soldi che si spendono… con un costo non enorme la giustizia potrebbe marciare più spedita».

In pratica, spiega, «occorre gestire i tribunali con criteri di produttività, premialità per numero di provvedimenti e esito delle impugnazioni, performance. Tutto per ridurre l’abisso. Perché in un Paese dove la giustizia non funziona bene, non può avere un’economia che funziona bene».

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La commissaria alla Salute ricorda che l’Ue ha esportato 200 milioni di vaccini, gli Usa no https://www.linkiesta.it/2021/05/stella-kyriakides-brevetti-vaccini/ https://www.linkiesta.it/2021/05/stella-kyriakides-brevetti-vaccini/#respond Fri, 07 May 2021 05:53:59 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=271907 Dopo la richiesta di Biden, Stella Kyriakides dice alla Stampa: «Siamo pronti a discutere tutte le proposte per affrontare questa crisi in modo pragmatico». Ma chiede agli altri Paesi che producono le dosi «di consentirne l’esportazione e di evitare misure che possano danneggiare le catene di approvvigionamento». Intanto l’Italia accelera nel piano di produzione del siero autoctono

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La Commissione europea è cauta sulla proposta arrivata da Joe Biden di liberalizzare i brevetti dei vaccini anti-Covid. «Siamo pronti a discutere tutte le proposte per affrontare questa crisi in modo pragmatico», dice Stampa Stella Kyriakides, commissaria Ue alla Salute. «Ma per il momento, essendo noi una regione che esporta vaccini su vasta scala, ci teniamo a sottolineare che è importante assicurare che i farmaci raggiungano ogni angolo del mondo il più presto possibile. Come noto, nessuno è al sicuro se tutti non sono al sicuro. Per questo chiediamo agli altri Paesi che producono vaccini di consentirne l’esportazione e di evitare misure che possano danneggiare le catene di approvvigionamento».

Bruxelles rivendica il fatto di aver aiutato gli altri Paesi con il programma Covax e con l’export di oltre 200 milioni di dosi, cosa che gli Stati Uniti non hanno fatto. Ma l’Europa si è di fatto divisa sulla proposta di Biden. Macron ha detto di essere favorevole, Angela Merkel invece ha fatto sapere di essere contraria. E con lei, il mondo delle cause farmaceutiche. Mario Draghi invece si è mostrato prudente, mentre l’Italia accelera nel piano di produzione dei vaccini autoctoni entro fine anno, o al massimo l’inizio del prossimo.

«Parlando da una prospettiva di salute pubblica, posso dire che sin dall’inizio noi non abbiamo lasciato nulla di intentato nell’affrontare la pandemia», spiega la commissaria Ue alla Salute. «Da subito l’Ue ha sostenuto un approccio multilaterale per assicurare la fornitura di vaccini ovunque ed è per questo che siamo stati i principali promotori di un’accelerazione attraverso il programma Covax. Siamo il primo donatore in termini di esportazioni verso gli altri Paesi. Abbiamo esportato 200 milioni di dosi. Ma non dobbiamo dimenticare che i vaccini non possono essere l’unica risposta al Covid-19».

Kyriakides dice che «bisogna guardare anche ad altri aspetti: il Covid-19 è ancora molto diffuso in molte parti d’Europa. C’è tanta gente nelle terapie intensive e anche chi lo ha avuto in passato continua a patire i suoi effetti dopo settimane o addirittura mesi: fatica, disturbi del sonno, problemi di concentrazione. Gli scienziati ci dicono che questo virus continuerà a circolare, diventerà endemico. Come l’influenza. Per questo dobbiamo gestirlo e controllarlo per minimizzarne l’impatto. Dobbiamo essere in grado di curare i cittadini, non soltanto di vaccinarli».

La partita dei farmaci anti-Covid sarà la prossima sfida: «Ci siamo posti un obiettivo: sviluppare e autorizzare almeno tre nuove cure entro ottobre, più altre due entro la fine dell’anno. Per farlo bisogna potenziare la ricerca e i test clinici su vasta scala, accelerarne l’approvazione, assicurarne la produzione industriale e l’accessibilità». Al momento ci sono «57 potenziali trattamenti, i produttori sono già in contatto con l’Ema. L’Agenzia ha già avviato la revisione continua di tre farmaci basati sugli anticorpi: Celltrion, Eli Lilly e Regeneron. Un quarto seguirà a breve. Passata la fase della ricerca e dei test clinici, bisognerà concentrarsi sugli aspetti produttivi, ai quali contribuiremo anche attraverso una prima tranche di finanziamenti Ue da 40 milioni di euro. Poi dovremo garantire parità d’accesso a tutti gli Stati con acquisti congiunti già entro la fine dell’anno».

Ma, dice Kyriakides, dopo gli errori nella campagna vaccinale, «nella strategia sulle terapie dovremo avere un approccio globale e affrontare ogni passo per fare in modo che la capacità produttiva permetta di far arrivare i farmaci ai cittadini il più presto possibile dopo la loro autorizzazione. Ma ci tengo a sottolineare che l’aver affrontato la campagna vaccinale con una strategia europea è stata una cosa positiva perché ha permesso ai cittadini dei vari Paesi Ue di essere vaccinati nello stesso momento con farmaci sicuri ed efficaci».

Poi precisa: i problemi con i vaccini «sono sorti perché una società, AstraZeneca, non ha rispettato le consegne. Se lo avesse fatto, oggi saremmo in una situazione molto diversa». Il contratto prevedeva la consegna di 300 milioni di dosi entro fine giugno, «ma AstraZeneca non lo ha rispettato. Con la causa puntiamo a ottenere la quantità di vaccini prevista dagli accordi».

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Le reazioni di Stati e case farmaceutiche all’annuncio di Biden sulla sospensione dei brevetti https://www.linkiesta.it/2021/05/sospensione-brevetti-biden-stati-uniti-big-pharma-aziende-case-farmaceutiche/ https://www.linkiesta.it/2021/05/sospensione-brevetti-biden-stati-uniti-big-pharma-aziende-case-farmaceutiche/#respond Fri, 07 May 2021 04:00:59 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=271642 Le aziende temono che rimuovere le protezioni alle proprietà intellettuali possa essere un pericoloso precedente e che non sia una risposta sufficiente a contrastare la pandemia in corso. I Paesi più poveri e in difficoltà appoggiano la proposta della Casa Bianca, sperando in una maggiore solidarietà globale ma la Germania si oppone

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La sospensione straordinaria dei brevetti sui vaccini annunciata dall’amministrazione di Joe Biden potrebbe essere l’inizio di una nuova fase nella lotta contro il Covid-19.

Mercoledì scorso la Rappresentante del Commercio estero degli Stati Uniti, Katherine Tai, ha detto: «Questa è una crisi sanitaria globale e le circostanze straordinarie della pandemia richiedono misure straordinarie. L’amministrazione crede fortemente nelle protezioni della proprietà intellettuale, ma per sconfiggere questa pandemia appoggeremo un’eccezione».

Per la Casa Bianca è sicuramente una presa di posizione forte, una dichiarazione d’intenti che è politica e culturale, e segna un cambio di rotta rispetto a una posizione che fino a poco fa era all’opposto: gli Stati Uniti hanno sempre avuto la tendenza a proteggere i diritti di proprietà intellettuale delle loro aziende nelle controversie commerciali.

 

Adesso il messaggio che passa è la volontà di affrontare la sfida sanitaria con tutti i mezzi a disposizione, senza alcun tipo di ostacolo. Più o meno. Nel senso che per ora Washington ha dato disponibilità a discutere eventuali sospensioni ai brevetti in seno all’Organizzazione mondiale del commercio.

L’idea è quella di capire una decisione di questo tipo può essere la mossa decisiva per sconfiggere il virus (inevitabilmente non è una cosa che si può stabilire in poche ore, soprattutto perché l’Omc richiede consenso unanime per progredire).

La reazione delle case farmaceutiche
Per il momento la reazione di Big Pharma è stata fortemente contraria: «Una decisione deludente», l’ha definita la Federazione internazionale delle aziende farmaceutiche con sede a Ginevra (Ipfma) in un comunicato. «Siamo d’accordo con l’obiettivo di distribuire rapidamente i vaccini nel mondo. Ma come abbiamo ripetuto più volte, una sospensione dei brevetti è la risposta semplice ma sbagliata a un problema complesso».

In un’intervista al Financial Times Sven Borho, managing partner di OrbiMed Advisors, una società di investimento nel settore sanitario, ha spiegato che i dirigenti farmaceutici temono che la mossa dell’amministrazione crei un precedente che renderebbe più facile sospendere i brevetti in futuro.

«Siamo preoccupati per il lungo termine. Un giorno potremmo dover sospendere i diritti sul farmaco che cura il cancro. Sarebbe più facile dire “Ok, l’abbiamo fatto con il Covid-19, facciamolo anche adesso”», ha detto Borho.

È un discorso che riguarda anche l’aspetto tecnologico. I leader del settore hanno detto che la sospensione dei brevetti sarebbe un duro colpo per l’innovazione e, allo stesso tempo, farebbe poco per aumentare la produzione globale, perché non ci sono molti impianti di produzione e molti dipendenti qualificati.

Pfizer ha spiegato che la produzione del suo vaccino richiede personale e attrezzature altamente specializzate: occorrono 280 componenti che arrivano da 86 fornitori situati in 19 Paesi. Inoltre la tecnologia mRna utilizzata nei vaccini di BioNTech/Pfizer e Moderna è in fase di sperimentazione per curare altre malattie e sospendere i brevetti adesso significherebbe permettere a tutti di raggiungere lo stesso livello nella ricerca facendo perdere il vantaggio alle aziende.

Questo è forse il tema concreto più credibile che la case farmaceutiche oppongono alla sospensione dei brevetti: sarebbe un modo per disincentivare l’innovazione e gli investimenti nella ricerca. E ovviamente per le aziende del settore potrebbe anche suonare come un invito a spostarsi unicamente negli Stati che garantiscono loro una forte protezione dei loro brevetti (già a marzo Linkiesta aveva pubblicato un articolo in cui spiegava il ruolo e l’importanza dei brevetti nel campo farmaceutico).

Intanto i titoli azionari dei grandi produttori di vaccini Covid-19 sono state colpite dall’annuncio: le azioni di BioNTech quotate a Francoforte hanno perso il 14%. Moderna e Novavax hanno chiuso il giorno prima tra il 3 e il 6% a New York.

Il sostegno di Oms e Ue
Ma le reazioni non sono solo quelle negative di Big Pharma. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha definito l’annuncio dell’amministrazione Biden una «decisione monumentale».

Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha detto: «Il sostegno della Casa Bianca alla rinuncia temporanea alla proprietà intellettuale sui vaccini Covid-19 riflette la saggezza e la leadership morale degli Stati Uniti nel lavorare per porre fine a questa pandemia».

Dall’Unione europea sono arrivati messaggi incoraggianti: «L’Europa è pronta a discutere su sospensione dei brevetti: al momento è l’unica regione a esportare vaccini su larga scala. E siamo pronti a discutere ogni proposta per affrontare la crisi in modo pragmatico», ha detto la presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen.

E anche il presidente francese Emmanuel Macron si è detto favorevole alla proposta arrivata da Washington. Ma ha anche rimproverato la Gran Bretagna e gli stessi Stati Uniti per non aver esportato le dosi in eccesso ai Paesi a corto di vaccini, a differenza delle nazioni europee.

Mentre la voce più forte, tra gli Stati europei, a opporsi all’annuncio della Casa Bianca arriva dal governo tedesco: «La protezione della proprietà intellettuale è una fonte di innovazione e deve rimanere tale anche in futuro», ha affermato in una nota una portavoce del governo.

L’idea di Berlino è che i maggiori vincoli alla produzione non riguardano la proprietà intellettuale dei vaccini, ma l’aumento della capacità e la garanzia della qualità.

Anche il ministro della Salute Roberto Speranza ha accolto la proposta di Joe Biden: «La svolta di Biden sul libero accesso per tutti ai brevetti sui vaccini è un importante passo in avanti. Anche l’Europa deve fare la sua parte. Questa pandemia ci ha insegnato che si vince solo insieme», ha scritto in un post su Facebook.

Parlando al New York Times, Priti Krishtel della Initiative for Medicines, Access & Knowledge ha detto: «È un gesto storico che mostra come il Presidente Biden sia impegnato non solo a essere il leader dell’America ma un leader globale».

La loro richiesta è però di spingersi anche oltre la sospensione delle protezioni sulla proprietà intellettuale. Perché da sola non basterebbe, non in tempi brevi: per assicurarsi una produzione su scala mondiale dei vaccini servirebbe anche un transfer di tecnologia, know-how e personale (il problema espresso da Pfizer, visto dall’altro lato).

La svolta di Biden ha anche un valore fortemente politico, sia interno che esterno. Potrebbe essere stata anche una mossa per accontentare l’ala più progressista del Partito Democratico americano, che da tempo sostiene la necessità di sospendere, almeno temporaneamente, i brevetti. E sicuramente è una decisione che va a migliorare l’immagine degli Stati Uniti nel mondo.

L’annuncio infatti assomiglia molto a una mano tesa verso i Paesi più poveri e, in generale, quelli che stanno subendo maggiormente gli effetti della crisi sanitaria e della carenza di vaccini.

Proprio da alcuni Paesi, India e Sudafrica su tutti, fin dall’inizio della campagne vaccinali in occidente sono arrivate richieste disperate di aiuti e di distribuzione globale dei vaccini.

Il primo ministro indiano Narendra Modi è il primo sostenitore della sospensione dei brevetti, o quanto meno di una revisione delle regole. Fino ad oggi la sua proposta si era scontrata con i “No” di Unione europea e Stati Uniti: l’amministrazione di Donald Trump aveva escluso la possibilità di sospendere dei brevetti, mentre Joe Biden si era dichiarato favorevole a una revisione già in campagna elettorale.

Dopo questo annuncio da parte di Biden si passerà alle questioni formali. Non è detto che si arrivi a una vera e propria sospensione delle protezioni delle proprietà intellettuali. Di sicuro le case farmaceutiche faranno tutto il possibile per impedirlo. La soluzione potrebbe essere in una sorta di compromesso: le case farmaceutiche potrebbero, ad esempio, accettare di aumentare le donazioni di dosi a vantaggio dei Paesi più poveri. Accontentando almeno tutti.

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L’incredibile crescita del mercato degli audiolibri https://www.linkiesta.it/2021/05/audible-crescita-mercato-audiolibri/ https://www.linkiesta.it/2021/05/audible-crescita-mercato-audiolibri/#respond Fri, 07 May 2021 04:00:57 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=271779 La pandemia ha cambiato le abitudini di molte persone, ha riorganizzato le giornate e il tempo libero: così l’audio entertainment è diventato sempre più gettonato. Per celebrare i suoi primi cinque anni in Italia, Audible organizzato un evento in cui ha presentato i dati sull’espansione del settore

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Nel dibattito culturale italiano gli audiolibri hanno ancora poco spazio, se ne parla poco, si scrivono ancora meno articoli a riguardo. Eppure si tratta di un prodotto sempre più ricercato e richiesto sul mercato, come testimoniano i 10 milioni di ascoltatori italiani (+11% rispetto all’anno scorso) che amano le storie raccontate da voci famose o dagli autori stessi dei libri.

I dati sulla crescita degli audiolibri sono stati rivelati da una ricerca NielsenIQ per Audible – società Amazon tra i maggiori player nella produzione e distribuzione di audio entertainment (audiolibri, podcast e serie audio) – che ha festeggiato i suoi primi cinque anni in Italia con un evento in diretta streaming.

La pandemia ha cambiato le abitudini di molte persone, ha riorganizzato le giornate, ridisegnato il tempo libero e la fruizione di alcuni contenuti digitali. Così l’intrattenimento in cuffia è diventato sempre più gettonato.

Soprattutto per chi si ritrova a stare a lungo in casa, cioè nel luogo preferito per godere della compagnia di un audiolibro (oltre il 78% degli italiani li ascolta nel comfort delle proprie mura domestiche). E i dati suggeriscono che i contenuti più interessanti sono proprio quelli che durano a lungo e impegnano per un po’, dal momento che la durata media di una sessione di ascolto è di oltre 25 minuti.

L’evoluzione e l’espansione di questo segmento di mercato non per forza dovrà contrastare con quello dell’editoria e non sembra destinato a sottrarre tempo alle classiche letture dal divano o in poltrona.

Non solo perché il 31% degli ascoltatori afferma di affiancare l’ascolto alla lettura, trovando il tempo laddove non è possibile dedicarsi a una sessione di lettura. Ma anche perché la maggior parte dei consumatori di audiolibri li ascolta mentre è indaffarato in altre faccende.

E gli audiolibri non sono in contrasto nemmeno con altre forme di audio entertainment: l’audiolettore ha una dieta mediatica onnivora, non solo legge libri in formato cartaceo e e-book ma è anche un ascoltatore di podcast (l’88%).

Al momento è un mercato ancora destinato a una fascia d’età piuttosto giovane, in particolare ai Millennials (il 54% ha tra i 25 e i 34 anni) che spesso sono anche i cosiddetti “heavy users”, ovvero chi ascolta audiolibri tutti i giorni.

«L’obiettivo di Audible», ha detto durante la diretta Francesco Bono, Content Director Audible, «è creare un sistema di audio-entertainment a 360 gradi e abbattere quel confine tra chi ascolta solo audiolibri e chi podcast. E investire per rendere il catalogo sempre più completo e interessante. L’arrivo di importanti autori in audio, come Alberto Angela, Roberto Saviano e il vincitore dell’ultimo Strega Sandro Veronesi ha contribuito a far avvicinare all’ascolto come forma di fruizione della cultura tantissime nuove persone».

Dopo l’intervento di Francesco Bono Audible ha presentato alcune iniziative che prenderanno il via nelle prossime settimane.

In partnership con l’Associazione italiana dislessia (Aid) è stato organizzato un ciclo di eventi digitali dal vivo durante i quali verranno letti ad alta voce brani tratti da grandi libri di narrativa, interpretati da attori e doppiatori professionisti che da anni collaborano con Audible per dare vita a migliaia di storie in audio.

«Si chiama “Mille vite in un libro: leggere con le orecchie per esplorare il mondo”», ha detto Antonella Trentin, vicepresidente Aid, «e avvicinerà alla lettura le persone con Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa), che spesso abbandonano la lettura a causa delle difficoltà di approccio ai testi, nonostante sia fondamentale anche per la loro crescita individuale. Per fortuna si può leggere anche attraverso le orecchie».

Dei 2 milioni di persone con disturbo specifico dell’apprendimento compresi molti ragazzi e ragazze in età scolare: secondo le statistiche del Ministero dell’Istruzione nell’anno scolastico 2018/2019 circa 298.114 alunni hanno presentato una certificazione di Dsa.

Ecco perché la seconda iniziativa sarà tutta incentrata sulla scuola: Audible supporterà l’Associazione italiana dislessia in un progetto di educazione all’ascolto dedicato a docenti, studenti e famiglie, che coinvolgerà in via sperimentale 4 scuole italiane e successivamente sarà aperto a tutti i docenti dell’intero territorio nazionale grazie all’implementazione di una piattaforma digitale.

I festeggiamenti del quinto compleanno di Audible invece si sono chiusi con l’intervento di Francesco Pannofino, una delle voci più apprezzate del panorama italiano, che ha già letto al microfono i libri della saga di Harry Potter (in cima alla lista di preferenze degli ascoltatori di audiolibri).

L’evento si è chiuso proprio con una lettura del doppiatore e attore ligure, che ha messo il suo inconfondibile timbro vocale su “Le fiabe di Beda il bardo”, la raccolta di racconti firmata da J.K. Rowling.

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L’indecoroso spettacolo del Pd su Roma, trattata come una poltrona di sottogoverno https://www.linkiesta.it/2021/05/lindecoroso-spettacolo-del-pd-intorno-a-roma-trattata-come-una-poltrona-di-sottogoverno/ https://www.linkiesta.it/2021/05/lindecoroso-spettacolo-del-pd-intorno-a-roma-trattata-come-una-poltrona-di-sottogoverno/#respond Fri, 07 May 2021 04:00:57 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=271892 La Capitale d’Italia è in uno stato di degrado, abbandono, sporcizia senza precedenti, eppure il Partito democratico anziché salvarla dal declino preferisce combattere battaglie di posizionamento interno e di prospettiva strategica con i Cinquestelle, fino al punto che qualcuno pensa di far partecipare Virginia Raggi alle primarie del centrosinistra

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Chiunque viva a Roma sa che nemmeno il lockdown e le successive restrizioni sono bastati a nascondere lo stato di abbandono, degrado e sporcizia in cui la città è lasciata da anni. Ma la nota dominante dell’amministrazione cittadina, da ben prima della pandemia, è il grottesco, perché solo così si può definire lo spettacolo di una città in cui chiudono le stazioni della metropolitana, e restano chiuse per mesi, una dietro l’altra, magari perché si rompe una scala mobile, mentre la sindaca si vanta sui suoi profili social di aver fatto potare un’aiuola o di avere acceso un lampione.

Non è un caso se a Roma persino il più convinto fautore dell’alleanza con il Movimento 5 stelle, l’ex segretario del Pd e attuale presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, avesse escluso ogni possibilità di trovare un’intesa con Virginia Raggi. E alla notizia della sua ricandidatura avesse giustamente commentato che per i romani quella non era una promessa, ma una minaccia.

Del resto, la situazione in cui versa la capitale d’Italia non è un problema solo dei romani. Proprio per questo lascia sconcertati il comportamento del Partito democratico, che sembra trattare la questione come una sorta di occupazione di ripiego da assegnare a questo o quello dei suoi dirigenti, a seconda di un complicato gioco di incastri, dentro una partita politica tutta interna al centrosinistra.

Mancassero i candidati presentabili, come pure a volte capita, sarebbe forse scusabile. Ma il centrosinistra, al contrario, di candidati di altissimo profilo ne ha fin troppi: da un ex ministro dell’Economia come Roberto Gualtieri all’attuale presidente della Regione Lazio, passando per l’ex e probabilmente futuro alleato, Carlo Calenda, già apprezzato ministro dello Sviluppo economico. Che ha buon gioco ora a sfottere i democratici. «La situazione candidature a Roma – ha twittato ieri – è sempre più paradossale. Guido Bertolaso e Nicola Zingaretti che hanno categoricamente smentito la loro disponibilità vengono dati dai giornali come candidati sicuri. I media non tengono in gran conto la loro parola. Intanto Roberto Gualtieri è sparito».

Secondo Repubblica, ed è un’ipotesi che non voglio nemmeno prendere in considerazione, il Pd starebbe addirittura cercando di convincere Raggi a correre alle primarie del centrosinistra. Ma anche senza arrivare a tanto, tutti i giornali spiegano le incertezze di Zingaretti con il timore che una sua corsa contro i Cinquestelle a Roma faccia saltare l’intesa da poco raggiunta in Regione, con l’ingresso in giunta dei grillini. Tanto che una delle condizioni poste sarebbe una sorta di accordo informale tra il candidato del Pd e la sindaca uscente, che impegni ciascuno a sostenere chi dei due arriverà al ballottaggio.

E così, al florilegio delle autocandidature semismentite dai vertici del partito, salvo tenerle in caldo perché tutto può essere, e delle eterocandidature semismentite dagli interessati, salvo mandare avanti ambasciatori fidati perché non si sa mai, si aggiunge l’incredibile disinvoltura con cui i dirigenti del Pd si mostrano perfettamente indifferenti ai concreti risultati dell’amministrazione uscente e ai loro stessi giudizi in merito, ai loro stessi proclami e alle loro stesse roboanti e bellicose dichiarazioni. La minaccia è ridiventata una promessa, la zucca si è ritrasformata in carrozza e i miasmi che fino a ieri soffocavano la città si apprestano a divenire una brezza niente male.

E stiamo parlando della capitale d’Italia. Ma in fondo stiamo parlando di tutto. Stiamo parlando di chi, come Zingaretti, il 3 febbraio 2019, da un palco, scandiva testualmente: «Io, e lo dico davanti a tutti, e lo dirò per sempre, io mi sono perfino stancato, e lo trovo umiliante, mi sono perfino stancato di dire che non intendo favorire nessuna alleanza o accordo con i Cinquestelle. Li ho sconfitti due volte e non governo con loro». Il 5 settembre dello stesso anno giurava il secondo governo Conte, ma Zingaretti rispondeva a chi lo accusava di incoerenza ricordando di essersi espresso subito contro quell’ipotesi (ed è vero, per la precisione già l’11 agosto), salvo poi trovarla talmente di suo gusto da voler trasformare il comune sostegno al governo in alleanza politica, perché «non si governa da avversari» (secondo la stessa logica oggi il Pd dovrebbe spingere per un’alleanza con la Lega, ma sono dettagli) e infine, non si capisce per quale motivo, celebrare l’unione persino nella Regione Lazio.

È evidente che il destino della capitale, per il Partito democratico, è soltanto l’ultima variabile in un complicato schema di alleanze, nelle diverse città al voto in autunno e non solo, con i Cinquestelle (o quel che ne resterà, considerando la guerra civile in corso nel movimento). Cosa abbiano significato questi anni di amministrazione grillina per Roma, per i romani e per l’Italia, è evidentemente l’ultimo dei loro pensieri. Non si meraviglino se le sorti di un partito che mostra di credere così poco a quel che dice saranno l’ultimo pensiero degli elettori.

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Il lavoro del futuro favorirà le relazioni, l’ascolto e la comprensione https://www.linkiesta.it/2021/05/occupazione-lavoro-uomo-tecnologia/ https://www.linkiesta.it/2021/05/occupazione-lavoro-uomo-tecnologia/#respond Fri, 07 May 2021 04:00:46 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=271688 La tecnologia è ora al bivio cruciale: perdersi per sempre in una sorta di autodeterminazione incontrollata o tornare alla sua essenza originaria, che individua nell’essere umano la migliore delle tecnologie mai esistite su questo Pianeta

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Solo un anno fa chi avrebbe mai dato per scontato che anche una cultura tradizionalista come la nostra potesse accogliere una forte trasformazione dei modelli organizzativi del mondo del lavoro e con una discreta velocità di adattamento alle circostanze?

Eppure, il dato di fatto ci attesta che un evento carico di forza dirompente come la pandemia ancora in pieno corso a livello globale è riuscito anche in un contesto industriale e produttivo classico come il nostro, e in pochi giorni, non solo a far guardare allo smartworking come un modello utile a far fronte all’emergenza, ma anche e soprattutto come una soluzione praticabile in ottica di lungo periodo.

Sebbene io ritenga che siano ancora in molti a pensare erroneamente che ad emergenza finita si tornerà a lavorare secondo le vecchie regole che tanto ci rassicurano con il loro profumo di normalità, questi dovranno tuttavia mettere in conto come minimo una delusione ma molto più probabilmente un ulteriore mutamento di prospettiva.

Investendoci con la sua imprevedibilità, che in realtà era già stata ampiamente prevista dai molti studi scientifici predittivi prodotti da istituzioni internazionali di altissimo lignaggio, l’epidemia da Covid-19 ha solo impresso una forte accelerazione ai processi di cambiamento che erano già in atto da tempo, favorendone appunto l’adozione immediata.

Anche se certamente ci saremmo auspicati venisse conseguito senza dover pagare questo doloroso tributo di perdite e lutti universali, è un risultato oramai scontato.

Infatti, già da qualche tempo abbiamo appreso che nel nostro Paese molte grandi aziende, e non solo quelle appartenenti al mondo tech per loro natura più allenate al cambiamento, hanno previsto nei loro piano strategici di voler continuare a adottare il lavoro agile anche per il futuro.

Quale sarà allora lo scenario futuro dell’occupazione?

Secondo le stime Ocse, l’accelerazione dei processi di obsolescenza di competenze, mansioni e professioni data dalla crisi pandemica potrebbe sì causare una perdita di posti di lavoro compresa tra un milione e 200mila e un milione e 400mila ma sicuramente potenzierà la richiesta di profili di competenze e conoscenze compositi che siano in grado di gestire la complessità tecnica, tecnologica, organizzativa e gestionale.

A livello nazionale alcune previsioni indicano nelle professioni legate alla cultura, alla comunicazione, ai servizi di cura sia di carattere sanitario sia di altro genere, all’insegnamento e alla formazione, quelle che registreranno una sicura crescita. Sarà decisiva allora una crescita di competenze sociali e relazionali, di ascolto, di comprensione.

Dunque, mutuando una profonda e magnifica battuta tratta dal famoso monologo del film «Il grande dittatore» di Carlie Chaplin «più che di macchine ci serve umanità».

E a proposito di macchine di umanità e di trend da saper leggere, una recente notizia riportata dal Wall Street Journal racconta che la nota catena di negozi statunitensi Walmart ha licenziato i propri robot.

Infatti, i distributori automatici installati in più di 1.500 punti vendita si sono visti staccare la spina.

La perdita del lavoro – scrivono – è derivata dal successo ottenuto dal servizio che permette ai clienti di ritirare i prodotti ordinati online direttamente in negozio. Uno stile di acquisto e di vita scelto dopo l’esplosione della pandemia.

Oggi viviamo in un’epoca in cui i mutamenti avvengono in tempo reale, in un qui e ora nel quale quello che sembrava soltanto probabile potesse accadere entro il 2045 è praticamente sicuro se non superato, e le previsioni si confondono quasi regolarmente con la realtà già in corso.

Il Pianeta si sta modificando a ritmi mai visti quindi la tecnologia, dopo aver rotto un tabù dopo l’altro nell’arco di un solo trentennio, è ora al bivio cruciale: perdersi per sempre in una sorta di autodeterminazione incontrollata o tornare alla sua essenza originaria, che individua nell’essere umano la migliore delle tecnologie mai esistite su questo Pianeta.

Noi esseri umani restiamo pur sempre il motore delle trasformazioni in corso, ma se ci limitiamo a adattarci alla situazione, rinunciando a orientare le ondate rivoluzionarie del nostro tempo verso l’interesse generale, rischiamo di rimanerne travolti.

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Quanto sono belle le cozze https://www.linkiesta.it/2021/05/ecodesign-cozze-sardegna/ https://www.linkiesta.it/2021/05/ecodesign-cozze-sardegna/#respond Fri, 07 May 2021 04:00:42 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=271310 Un’idea ecologica nata nel golfo di Oristano permette alle più brutte delle mare di riscattarsi, da quando gli scarti della lavorazione dei molluschi vengono usati per diventare panchine, sedie, poltrone, plafoniere e molto altro ancora

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In Sardegna le cozze diventano bellissime, grazie a un nuovo progetto di economia circolare applicata alla mitilicoltura (allevamento di cozze), realizzato dalla fondazione sarda no profit MEDSEA, che lavora per la tutela degli ecosistemi marini e costieri del mediterraneo, e l’azienda Nieddittas, che gestisce l’intera filiera della mitilicultura nel Golfo di Oristano.

L’obiettivo è quello di progettare e realizzare oggetti di ecodesign attraverso il recupero e il riutilizzo di materiali di scarto della mitilicoltura e rifiuti da essa derivati come retine, reti e cordami potenzialmente dannosi per gli ecosistemi marino-costieri.
Secondo i dati raccolti dall’Associazione Mediterranea Acquacoltori (AMA), per produrre 1kg di cozze si utilizzano fino a 1,5 metri lineari di reti che, moltiplicati per le migliaia di tonnellate di cozze vendute annualmente, raggiungono un totale di più di 100mila km di reti utilizzate ogni anno. Uno scarto di lavorazione imponente, a cui andava trovato un senso.

Il tutto è partito nei laboratori verticali del Blue Eco Lab, che la fondazione MEDSEA ha avviato per progettare soluzioni specifiche di recupero dei rifiuti in mare e dare nuova vita ai materiali.
Il progetto è stato pensato in due fasi: la prima dedicata alla ricerca e alla sperimentazione, la seconda alla produzione.
Nella prima fase ci si dedicherà allo studio dei materiali di scarto della lavorazione, da utilizzare poi per creare nuovi composti con cui produrre piccoli oggetti che saranno adoperati per valutarne la replicabilità su ampia scala. Nella seconda fase, sarà invece l’ecodesign il protagonista, con la creazione e la realizzazione di nuovi prodotti da lanciare sul mercato.

Tra i prodotti che sono stati presi in considerazione come possibili materiali da riciclare, la priorità verrà data agli scarti della mitilicoltura, aventi un alto rischio d’impatto sugli ecosistemi marino-costieri. Gli stessi materiali verranno poi studiati per capire le loro caratteristiche al fine di realizzare nuovi prodotti per usi diversi, tra cui ad esempio l’arredamento, come ci tiene a sottolineare il presidente della fondazione MEDSEA, Alessio Satta.
Panchine, sedie, poltrone, plafoniere e vasi sono alcuni oggetti di interior design e home decor attualmente in fase di studio e progettazione, che saranno poi lanciati in produzione. Ad aiutare la fondazione MEDSEA nello studio dei materiali e nelle successive fasi fino alla creazione, c’è Lorenzo Finotto, product designer specializzato nell’upcycling di materie plastiche.

Questa nuova iniziativa non è la prima per MEDSEA e Nieddittas, che negli anni scorsi hanno lanciato altri due progetti di economia circolare con protagonista sempre la cozza.
Nel 2019 la fondazione ha deciso di utilizzare le cozze Nieddittas non idonee per gli standard di vendita, e destinate quindi a essere buttate, per alimentare le orate d’allevamento nello stagno di Corru Mannu ad Arborea (provincia di Oristano).
Una scelta che non ha solo portato a trasformare gli scarti in risorsa, ma anche a impreziosire e migliorare la qualità del pesce in gusto e consistenza, rendendo le orate di allevamento quasi simili a quelle selvatiche.
Nel 2020 invece, MEDSEA e Nieddittas hanno presentato e concretizzato un progetto per la costruzione di isolotti artificiali (sempre nello stagno Corru Mannu) con i gusci dei mitili. Un’idea innovativa pensata per agevolare e sostenere l’insediamento e la nidificazione di alcune specie di uccelli in via d’estinzione e a ridurre i costi per lo smaltimento dei gusci.

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Perché il conflitto tra populismo e garantismo condiziona la magistratura https://www.linkiesta.it/2021/05/ciontoli-amara-magistratura-processo/ https://www.linkiesta.it/2021/05/ciontoli-amara-magistratura-processo/#respond Fri, 07 May 2021 04:00:41 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=271731 I processi sugli omicidi di Marco Vannini e del Carabiniere Mario Cerciello Rega sono l’esempio dell’influenza che i processi mediatici hanno nelle decisioni dei tribunali. Il rischio è quello di una risposta emotiva dei giudici

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Nel  “Linkiesta Talks” dedicato alla giustizia ho posto una domanda a uno dei magistrati intervenuti sui possibili riflessi che le vicende Palamara ed Amara potrebbero avere in tema di politica giudiziaria. In particolare se ci sia il rischio di una risposta emotiva della magistratura agli attacchi e alle critiche che possa condurre inconsciamente nei processi a una difesa solidale delle ragioni delle procure messe sotto attacco.

La risposta è stata prudente ed elusiva, ma non radicalmente negativa, sicché a un osservatore che non voglia rifugiarsi solo nei propri preconcetti non resta che seguire la cronaca che in questi ultimi giorni ci hanno offerto due significative sentenze in casi eclatanti di cronaca nera  seguiti dalla pubblica opinione con particolare emozione: gli omicidi del giovane Marco Vannini e del Carabiniere Mario Cerciello Rega.

Due morti assurde con responsabili ben identificati da subito (il padre della fidanzata per Vannini, un giovane americano psicopatico nel caso del carabiniere) che però hanno creato polemiche e divisioni sia per l’individuazione delle ragioni dei fatti sia per il coinvolgimento a titolo di complici di un intero nucleo familiare (un caso senza precedenti al di fuori delle famiglie della criminalità organizzata) e di un amico dell’omicida (poi fotografato bendato in una caserma dei carabinieri mentre veniva sottoposto a interrogatorio).

In entrambe le vicende i comprimari sono stati tutti condannati quali compartecipi dei due omicidi, sebbene non avessero partecipato alle azioni criminali, per il fatto di non avere impedito l’esito letale di un ferimento compiuto da altri e per aver cercato di coprirne e attenuarne la responsabilità.

Nel diritto penale italiano l’istituto del concorso nel reato è particolarmente complesso e presenta sue particolarità e vaghezze che lo distinguono da quello elaborato dagli altri ordinamenti.

In Italia, e non a caso, il concorso può essere “morale” ed “esterno”: puoi non aver fatto nulla di concreto ma se non hai impedito, se hai taciuto, se non ti sei dissociato, insomma se in un qualche modo hai sottinteso e ammiccato, allora puoi essere un complice ed un colpevole a tutti gli effetti (chiedere ad Adriano Sofri: sette processi e una condanna definitiva per un complice silenzio a 200 km di distanza dal luogo dell’omicidio Calabresi), figurarsi se vieni a trovarti sul posto.

Se per la vicenda che coinvolge i due studenti americani è bene aspettare la prima sentenza per giudicare, sul caso Vannini si sono già avvicendate prima del definitivo verdetto di lunedì ben quattro sentenze con diverse ricostruzioni dei fatti e diverse interpretazioni giuridiche: la prima sentenza emessa dalla Corte di Appello di Roma aveva configurato un’ipotesi di omicidio colposo, condannando gli imputati a pene tra i cinque e i tre anni.

Dunque erano state emessi verdetti di colpevolezza che avrebbero già comportato gravi conseguenze per i destinatari a partire dalla sicura galera per il principale responsabile, ma ciò non è sembrato abbastanza alla pubblica piazza mediatica scossa dalla tremenda sequenza della madre della vittima che, udito il verdetto, aveva  urlato alla Corte tra un florilegio di insulti di parenti e di amici presenti in aula.

Quella offesa ai giudici (tra cui ironicamente anche l’apprezzatissimo autore di gialli ispirati ad un rigoroso seppur raffinato giustizialismo) ha fatto il giro di tutti gli organi di informazione e dei numerosi talk show radicando la convinzione che una sentenza di condanna ad anni di galera fosse l’equivalente di una scandalosa assoluzione. Aggiungo: senza che sul punto si sia levata alcuna voce a difesa di quei colleghi offesi per aver fatto il proprio lavoro, neanche dalla solitamente loquace Associazione Nazionale Magistrati.

Bertold Brecht, che ne capiva, ha detto che «è sfortunato un paese che ha bisogno di eroi» volendo dire che non si può pretendere il coraggio per svolgere il proprio lavoro, neanche dai magistrati che secondo l’opinione di un loro collega sindacalista «hanno molto sofferto per il concorso e ora vogliono stare comodi», non tutti per fortuna.

Può essere un giudice sereno quello che deve decidere sapendo che può essere insultato (nella migliore delle ipotesi) da un familiare, da una trasmissione televisiva, dal politico a caccia dei voti?

Certo, leggendo le sentenze della Corte di Cassazione che ha annullato il verdetto ritenuto inaccettabile dai talk show si rileva che i giudici successivi hanno condiviso la teoria cara alle arene televisive: un sordido complotto di famiglia che ha lasciato morire il povero Vannini, per far fuori l’unico scomodo testimone, non certo di una disgrazia accidentale ma evidentemente di chissà quale oscuro e preordinato piano criminale, di cui nessuno è in grado di dire ma cui tutti credono.

Di quanto contino gli umori della pubblica opinione è prova eloquente la scena registrata lunedì scorso al termine dell’udienza davanti al Palazzaccio, sede della Corte di Cassazione, dopo la conferma definitiva delle durissime condanne della famiglia Ciontoli: una vasta folla con striscioni ha salutato con un boato e cori l’uscita dall’edificio dei genitori della vittima.

Uno spettacolo indegno sia del dolore irreparabile dei genitori di Marco Vannini sia della tragedia umana che si era appena consumata nell’aula di giustizia cui mancava solo il tocco macabro di una qualche “iena” che mostrasse le teste mozze dei colpevoli per riportarci all’epoca del Terrore, ma che deve far riflettere proprio la magistratura, ove mai accarezzasse l’idea di cavalcare il populismo per riguadagnare il prestigio scosso dai casi Palamara ed Amara. È in fin dei conti un curioso dettaglio della storia che la prima sentenza della Cassazione sul caso Ciontoli, quella che annullò la decisione invisa ai talk, sia stata redatta dall’attuale presidente di Associazione Nazionale Magistrati.

Il noto libro di Sallusti e Palamara ha creato intorno alle toghe lo stesso clima di ostile populismo che in molte occasioni ha colpito gli imputati dei processi mediatici, un linciaggio etico che colpisce indiscriminatamente anche chi, tra i magistrati, da certe prassi e distorsioni si è tenuto lontano.

Ciò che sta avvenendo intorno alla vicenda Amara in fin dei conti è la riproduzione, all’interno della magistratura, del conflitto esterno tra populismo e garantismo, tra diverse visioni. Se è così, bisogna stare attenti che il crollo del vituperato “sistema” denunciato da Palamara e da Amara non trascini con sé quello della politica che è un valore da salvare, anche dentro le istituzioni della giustizia.

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Il 9 maggio Milano si colora di blu per la Festa dell’Europa https://www.linkiesta.it/2021/05/festa-europa-milano-9-maggio/ https://www.linkiesta.it/2021/05/festa-europa-milano-9-maggio/#respond Fri, 07 May 2021 04:00:40 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=271704 Su iniziativa della Rappresentanza a Milano della Commissione europea, e con il patrocinio del Comune di Milano, alcuni dei principali monumenti cittadini, tra cui Palazzo Marino, Castello Sforzesco e Arco della Pace proietteranno il simbolo dell’Unione europea per celebrare i settantuno anni dalla Dichiarazione Schuman.

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Sono trascorsi 71 anni dal 9 maggio 1950, quando il ministro degli esteri francese Robert Schuman pronunciò una dichiarazione passata alla storia: «L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto».  Da allora si celebra ufficialmente la festa dell’Europa, istituita dalla Comunità Economica Europea in occasione del vertice tenutosi a Milano nel 1985 per la creazione di un nucleo economico europeo come primo passo verso una futura Europa federale. 

Su iniziativa della Rappresentanza a Milano della Commissione europea, e con il patrocinio del Comune di Milano, alcuni dei principali monumenti cittadini, tra cui Palazzo Marino, Castello Sforzesco e Arco della Pace proietteranno il simbolo dell’Unione europea per celebrare i settantuno anni dalla Dichiarazione Schuman. Anche la Regione Lombardia ha deciso di illuminare il Pirellone dei colori europei per l’occasione. Le immagini saranno mostrate a partire dalle 21:30, ma sarà possibile vederle anche dopo le 22 dai canali Facebook, Instagram e Twitter della Rappresentanza della Commissione europea in Italia.

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Il Pd e la strategia subalterna a un partito che non c’è https://www.linkiesta.it/2021/05/zingaretti-roma-sindaco-candidatura-amministrative-regione-lazio/ https://www.linkiesta.it/2021/05/zingaretti-roma-sindaco-candidatura-amministrative-regione-lazio/#respond Fri, 07 May 2021 04:00:38 +0000 https://www.linkiesta.it/?p=271810 L’ex segretario del Partito democratico è invocato per Roma, ma nel frattempo, non si sa per quale motivo, i massimi esponenti del Nazareno continuano a considerare i Cinquestelle un interlocutore valido per le prossime tornate elettorali

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L’alleanza con Belfagor, il fantasma del Louvre, cioè la strategia del Partito democratico alla caccia del Movimento cinque stelle, rischia di produrre effetti imbarazzanti più che sul piano politico su quello della logica.

«Ogni giorno attribuisco minor valore all’intelligenza», scriveva un grande romanziere più di cento anni fa che certo non poteva immaginare a che punto sarebbe arrivata la politica italiana, mai potendo supporre che un partito di tutto riguardo si mettesse a inseguire un partito che non esiste.

Non è polemica: è un fatto che il Movimento in questo momento non sia niente, non dica niente, non produca niente, paralizzato da una querelle giuridica di scarso livello (a chi appartiene l’elenco dei militanti, al partito o alla Casaleggio Associati, come si sarebbe detto un tempo, a Forza Italia o alla Fininvest?), un garbuglio che blocca l’ascesa di Giuseppe Conte a leader del Movimento.

Risultato, nessuno decide niente. E il Partito democratico ci fa la figura dell’amante non respinto: nemmeno considerato.

Questa premessa era necessaria per spiegare in parole povere il pasticcio che riguarda Roma e la Regione Lazio, i cui destini sono fisicamente intrecciati dalla figura di Nicola Zingaretti, l’ex segretario del Partito democratico invocato dal suo partito come i tifosi dell’Italia 1970 reclamavano Gianni Rivera in campo contro il Brasile (e non andò bene), visto che i sondaggi – non è chiaro quali ma va bene lo stesso – indicherebbero che “Nicola” a Roma non avrebbe rivali, tantomeno Virginia Raggi, mentre ogni altro dem non potrebbe certo dormire tra due guanciali ma sudarsi voto per voto il passaggio al secondo turno.

Bene, Zinga ha detto decine di volte che vuole restare alla Pisana, sede della Regione Lazio, perché non intende «tradire la comunità» proprio in una fase delicatissima della campagna di vaccinazione, campagna che peraltro la sua giunta sta conducendo ottimamente.

E invece dietro le quinte da un mesetto la questione vera è stata posta in questi termini molto più prosaici: Zingaretti scenderebbe in campo a Roma solo se gli alleati pentastellati in Regione consentissero al presidente di restare in carica (la legge lo consente) fino a settembre in modo tale da evitare che lo stesso giorno, a fine ottobre, si vada a votare contemporaneamente per il Comune di Roma (con Partito democratico e Cinquestelle acerrimi nemici) e per la Regione Lazio (con Partito democratico e Cinquestelle ottimi alleati).

Si può certo obiettare sul senso istituzionale di una simile proposta. Un diretto interessato come Carlo Calenda, che si candiderà in ogni caso ma che certo con Zingaretti in campo avrebbe meno chances, ha protestato: «Candidassero chi gli pare: Zingaretti, Gualtieri, Napo Orso Capo o Amedeo Nazzari. Ma anche solo immaginare una norma ad personam per non fare un Election Day e spostare a dicembre le elezioni regionali, con un costo di decine di milioni di euro in più, è indegno e inaccettabile».

Ma, rilievi specifici a parte, quello che è negativamente notevole per una forza seria e importante come il Partito democratico è la disinvoltura con cui si pone nei confronti dei grillini, completamente spariti dal dibattito politico eppure trattati ancora come avessero in mano la chiave della situazione italiana.

Per ingolosire i grillini i dem sembrano pronti ad appoggiare Roberto Fico a Napoli già al primo turno, mossa che come sanno anche i sanpietrini di piazza Montecitorio tornerebbe utile per liberare la poltrona di Presidente della Camera a vantaggio di Dario Franceschini, il quale nell’éra Draghi ha perso un po’ di rilievo politico.

L’impasse romana determina tra l’altro la cottura a fuoco lento di Roberto Gualtieri, pronto a scendere in campo sospinto com’è dagli uomini forti del Partito democratico romano, affievolendo proprio come la cipolla in padella la sua candidatura, già non popolarissima: e solo la pazienza del personaggio gli consente di non tirarsi fuori da un gioco oggettivamente non sano.

Nella confusione c’è persino chi ha ipotizzato – ma qui siamo alla farsa – una partecipazione di Virginia Raggi alle primarie del 20 giugno, come se non fosse noto che la sindaca non solo non è organica al centrosinistra ma dal centrosinistra è considerata una mezza sciagura per la città («una minaccia», Zinga dixit).

Un modo maldestro per batterla prima del voto che tradisce una certa paura per lo stato di salute della sindaca, appoggiata esplicitamente anche da Casaleggio.

E allora, per tirare le somme a pochi giorni dalla decisione finale, c’è da dire che perdurando l’ambiguità del Movimento cinque stelle le quotazioni dell’ex segretario del Partito democratico parrebbero in calando. E forse non gli giova neppure questo amletismo più simile a Nanni Moretti («mi si nota di più se…») che al principe di Danimarca, questo farsi desiderare come fosse Napoleone dopo l’Isola d’Elba, soprattutto questo giocare a rimpiattino con le istituzioni e le date elettorali.

Eppure il Nazareno preme su “Nicola” in modo fortissimo. Goffredo Bettini ha chiesto a muso duro al suo allievo di scendere in campo e anche Enrico Letta sta usando tutti gli strumenti a sua disposizione. Difficile dire di sì ma difficilissimo dire di no: per Amleto-Zingaretti è ora di scegliere.

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