9 Febbraio Feb 2011 1714 09 febbraio 2011

La Russa impone il silenzio stampa alla Marina

La Russa impone il silenzio stampa alla Marina

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«La mia dottrina è quella della massima trasparenza». Quando Matteo Miotto è stato ucciso da un cecchino in Afghanistan, alla vigilia di Capodanno, il corto circuito delle informazioni sulle circostanze della morte dell’alpino italiano ha fatto irritare, non poco, Ignazio La Russa. Non si può prescindere da una comunicazione chiara, schietta, senza ombre sull’attività dei nostri militari nel paese asiatico, era stato il messaggio del ministro della Difesa. Chissà cosa avranno pensato ieri allo Stato Maggiore della Marina militare quando, di primo mattino, hanno ricevuto una comunicazione perentoria e indiscutibile da Palazzo Baracchini. Destinatari, i marinai tutti. Mittente, il ministro in persona. Oggetto: lo stop alle comunicazioni. Sì, perché la Marina aveva appena iniziato a veicolare informazioni sul sequestro di una petroliera italiana nell’Oceano Indiano e sulla pronta mobilitazione della Fregata Zeffiro, quando è stata bruscamente bloccata. Nessuno è stato autorizzato a parlare. Tutta la comunicazione sulla sorte della Savina Caylyn e del suo equipaggio è stata demandata al quartier generale di Eu Navfor, la missione antipirateria dell’Unione europea. Un altolà inatteso, quello del ministro, che ha destato non pochi malumori. «Un bavaglio all’informazione inspiegabile e incomprensibile, che francamente ci lascia sbigottiti» fanno sapere le gole profonde dello Stato Maggiore.   

Ma cosa ha indotto La Russa a zittire i marinai e a smentire se stesso? Alla Marina qualcuno si è fatto un’idea. La risposta ha le sue radici a Venezia e per trovarle bisogna tornare indietro nel tempo, all’ottobre scorso. Al Regional Seapower Symposium partecipano i vertici della forza armata. È qui che arriva l’annuncio: su richiesta della Confederazione Italiana Armatori, la Marina militare ha segretamente elaborato un piano per la difesa dei mercantili in transito nel Golfo di Aden che prevede, in particolare, di imbarcare su richiesta da due a cinque fucilieri del Reggimento San Marco. Le carte sono sul tavolo del ministro dallo scorso mese di agosto, ma La Russa non ha ancora deciso. Ed evidentemente non vuole che se ne parli. Ritiene, secondo alcuni ufficiali, che il sequestro della Savina Caylyn possa alimentare nuove discussioni sull’argomento, trapelate anche oggi sulla stampa, sebbene proprio il suo armatore Luigi D’Amato risulta essere tra i pochi a non volere soldati né contractor sulle sue navi.

Insomma, La Russa teme un polverone. Perché dopo avere autorizzato l’invio dei militari per rimuovere la spazzatura a Napoli, il ministro non avrebbe alcuna intenzione di dare il via libera ai marò sui mercantili. Ieri, dopo una lunga attesa di Confitarma, la sua posizione è venuta fuori con chiarezza. «Credo che la soluzione migliore sia una modifica normativa che possa equiparare le navi alle banche, affidando la gestione della sicurezza alle guardie giurate», ha commentato. Se ne discuterà in Consiglio dei ministri, ma se il parere del titolare della Difesa ha un peso, allora non se ne dovrebbe fare nulla. E non si capisce bene il perché. O forse sì. È sempre La Russa a fornire una risposta: «Mi pare difficile che i militari possano essere sotto il comando di un pur bravo comandante civile mercantile».

Dunque, non si tratterebbe in primo luogo di problemi logistici, difficoltà economiche o possibili disfunzioni operative. Il piano della Marina, infatti, prevede già la realizzazione di quattro basi, da Gibuti alle Seychelles. E persino in termini di costi, la Difesa non avrebbe nulla da perdere e tutto da guadagnare. Gli armatori, che denunciano aggravi di spesa pari a circa dieci milioni l’anno per deviazioni anche di 500 miglia marine allo scopo di sfuggire agli attacchi dei pirati, sono disposti a coprire per intero i costi per l’insediamento delle basi, l’imbarco e il trasferimento dei militari. In questo modo, il dicastero di via XX Settembre, tramite la Difesa Servizi spa, per la prima volta potrebbe fare cassa con denaro privato destinato a sovvenzionare un’operazione militare. E anche sulle regole d’ingaggio sarebbe già stata trovata una soluzione. I fucilieri del Reggimento San Marco aprirebbero il fuoco solo a scopo difensivo, come già sono autorizzati a fare i militari spagnoli e francesi imbarcati sulle navi civili.

La difficoltà individuata da La Russa, dunque, riguarderebbe solo la linea di comando. I marò, in caso di emergenza, dovrebbero rispondere al comandante della nave. Un civile. E allora meglio evitare. Non parlarne troppo. Anzi affatto. La «trasparenza» tornerà buona per la prossima occasione. 

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