10 Marzo Mar 2011 1011 10 marzo 2011

Il Pd si riorganizza sulle macerie di Alemanno

Il Pd si riorganizza sulle macerie di Alemanno

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«Se la politica riparte dalla città». Sarà la prima uscita pubblica del gruppo Obiettivocomune (www.obiettivocomune.it). Una associazione nata a Roma qualche mese fa all’interno della sinistra ad opera di donne e uomini con storie, lavori e competenze diverse ma il desiderio comune di recuperare il rapporto e il senso profondo tra politica e città. Al di là e al di fuori del tradizionale rapporto tra partiti e istituzioni che evidentemente non riesce più, neppure a sinistra, a farsi interprete delle esigenze di chi vorrebbe ridar senso alla politica e che quest’ultima tornasse a incontrare l’interesse delle persone, a farsi interprete del loro malessere e delle loro aspirazioni. E proprio le città appaiono come il luogo privilegiato in cui questo distacco si evidenzia  con forza, vale a Milano come a Roma:  sono sempre meno una grande casa comune sempre più palcoscenico per le repliche.
                                                                                                                                                                                                             Il tema della città in questo momento va forte in casa Pd, complici probabilmente le elezioni amministrative di maggio, ma non solo. Problemi e carenze nelle amministrazioni locali, una volta vanto e fiore all’occhiello della sinistra, non sono mancati in questi anni. Il rapporto con i cittadini e i loro problemi si è fatto più difficoltoso anche per le buone amministrazioni. «Oltre gli steccati c’è la tua città c’è il tuo Paese»  è infatti il tema conduttore della Assemblea Nazionale degli Amministratori del Pd che si apre oggi pomeriggio a Milano e vedrà presenti tra giovedì e venerdì i più importanti candidati alle prossime elezioni come Daniele Bosone candidato alla Provincia di Pavia, Franco Ceccuzzi candidato a Siena, Roberto Cosolini  a Trieste, Piero Fassino a Torino, Virgilio Merola a Bologna e Giuliano Pisapia a Milano. D’obbligo la chiusura dei lavori da parte del segretario nazionale del partito Pier Luigi Bersani venerdì pomeriggio.

Quello milanese appare un appuntamento di routine, quasi obbligato, a poco più di 60 giorni dal voto amministrativo, mentre il convegno di Roma vuole essere il biglietto di presentazione di un gruppo che vuole fare della città e della buona amministrazione uno spunto per la propria attività. Gioca certo un ruolo il fatto che uno dei fondatori di Obiettivocomune sia Marco Causi, economista, per 8 anni assessore al Bilancio del comune di Roma con le giunte Veltroni e dal 2008 deputato per il Pd. Al di là di Causi, gioca un ruolo ancor più determinante la  gestione non proprio esemplare del comune di Roma da parte della giunta Alemanno, a 30 mesi dal suo insediamento. Senza soffermarsi sulle questioni più visibili o sugli incidenti di percorso più clamorosi (dalla sicurezza per le donne in città alla parentopoli nelle aziende municipalizzate) i problemi della capitale sono ormai drammatici e non più dilazionabili e la mancanza di una buona politica sempre più evidente.  

La giunta Alemanno sembra su un binario morto o forse su più d’uno. Ha appena inanellato l’ennesimo incidente sulla complessa questione dei rifiuti. Un protocollo firmato con il ministro della Difesa per realizzare nell’ex poligono di Allumiere la discarica alternativa a Malagrotta e il relativo nuovo impianto integrato per smaltimento, trattamento e recupero dei rifiuti è stato stoppato e respinto da Regione e Provincia in meno di 24 ore. Altrettanto veloce il dietro front di Alemanno che ha derubricato Allumiere come «una delle tante ipotesi dove collocare una nuova discarica dopo la chiusura di Malagrotta».

È la stessa giunta che non è riuscita a convincere la maggioranza regionale e nazionale di centrodestra sui decreti per assegnare poteri e risorse a Roma Capitale. È quella che, dopo avere aperto una gestione straordinaria sul bilancio ante 2008, non ha ancora chiuso l’operazione di risanamento dei conti con il Ministero dell’economia. Insomma, la crisi di Roma non può essere interpretata solo come effetto dei dissidi interni alla maggioranza di centrodestra. Da questa crisi potrebbe emergere in modo imbarazzante l’incapacità del centrodestra di affrontare e risolvere i problemi della città.

Un primo bilancio del 2010 vede l’Irpef quasi raddoppiata, l’aumento dell’Ici sulle seconde case, la tassa di soggiorno. Tra i rischi della manovra con cui il Comune di Roma dovrà assicurarsi entrate per almeno 200 milioni l’anno, c’è anche un aumento delle tasse sugli asili nido, sui rifiuti, sul trasporto pubblico. Il tutto per effetto della mancata concessione, da parte del Governo, dei cinquecento milioni di euro annui che chiedeva il sindaco Alemanno. Tremonti ne ha accordati solo 300, vincolandoli alla verifica “dell’effettiva attuazione delle misure occorrenti per il reperimento delle restanti risorse”. Una iattura che costringerà Alemanno ad attingere in qualche modo alle tasche dei romani negli ultimi due anni di legislatura. Il governo impone anche una robusta razionalizzazione delle spese e ciò comporta che il Campidoglio definisca una concreta politica di bilancio. Sul fronte delle entrate, per esempio, chiude in rosso il bilancio di Acea (la controllata del Comune che ha il monopolio di acqua ed elettricità). Non avveniva da 18 anni. Si tratta di un’azienda che potrebbe portare nelle casse del Comune 50-100 milioni l’anno. Un punto di addizionale Irpef a Roma vale circa 60 milioni euro, esattamente quello che porterebbero gli utili di Acea.
 
Roma è la città italiana in cui con maggiore evidenza emergono i rischi e le opportunità dei nuovi scenari. Il teatrino della politica e le difficoltà di Alemanno non possono far dimenticare che è l’area urbana cresciuta di più negli ultimi quindici anni, in teoria un vero e proprio motore per tutto il paese. Proprio per questo e per far dimenticare le difficoltà del quotidiano l’amministrazione risponde con futuribili e giganteschi progetti a lungo termine: Fiumicino 2, il secondo polo turistico, le Olimpiadi, e via dicendo. Progetti per 22 miliardi da realizzare nei prossimi 10 anni (tre quarti degli investimenti dovrebbero arrivare da risorse europee e privati) che creerebbero posti di lavoro e reddito. In attesa che questi provvidenziali interventi si materializzino e qualcuno spieghi come sia possibile far convivere un aeroporto da 40 milioni di passeggeri annui con una tradotta ferroviaria  Fiumicino-Roma da Terzo mondo (parola di Roberto Colaninno), continua la quotidiana compressione di tutti gli spazi e i modi della cittadinanza attiva. 

A conferma della difficoltà a rendere possibile una buona amministrazione, ma soprattutto della scomparsa  delle città e delle comunità locali come soggetti del loro destino. Di qui l’esigenza promossa da Obiettivocomune di tornare a credere in  uno spazio amministrativo e sociale in grado di sostenere una politica qualitativamente diversa da quella nazionale, che  chieda ai cittadini di partecipare e non solo di essere coinvolti  come fan-elettori di uno schieramento.

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