23 Marzo Mar 2011 1858 23 marzo 2011

In Libia si allontana il lieto fine

In Libia si allontana il lieto fine

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Una Libia divisa in due, no. Una cacciata del Colonnello, neanche. Continua la confusione sul futuro del Paese nord africano con le maggiori riserve di petrolio del Continente nero. Così come continua la confusione sulla catena di comando e sul ruolo dei nostri caccia nel conflitto. E non è forse un caso che il sito de Le Figaro, giornale di centro destra molto vicino all'Eliseo, abbia tenuto oggi, per quasi tutta la giornata, la notizia sul futuro ruolo della Nato in sesta posizione dopo Liz Taylor, l'attentato a Gerusalemme e una serie di notizie di politica interna, tutte sulle polemiche col Fronte Nazionale, a confermare, almeno parzialmente, il sospetto di chi dice che è la concorrenza dell’estrema destra ad avere spinto Sarkozy sul suolo libico.

Il Comando: Secondo il Daily Telegraph di oggi quella in Libia è la «guerra che nessuno vuole comandare». Ai francesi piacerebbe ma il loro unilateralismo non glielo permette (sabato non hanno manco detto agli alleati Nato che avevano già iniziato a sganciare bombe). La linea di oggi è che la Nato «avrà un ruolo tecnico» nella conduzione delle operazioni senza avere quindi un ruolo politico. Gli italiani hanno risposto con il ministro degli esteri Frattini che ha detto che «dobbiamo tornare alle regole con un unica catena di comando unificato alla Nato». D'altra parte, si sa, i francesi non amano prendere ordini da generali americani e manco da quelli inglesi nonostante sia solo alla fine dell'anno scorso che i due Paesi hanno siglato un accordo di cooperazione nella difesa. Finora la metà delle missioni sono state a guida Usa e il resto francese e inglese. Ma il generale Usa Carter Ham, a capo delle operazioni, non vede l'ora di cedere il comando. Il problema è a chi?

L'Italia: Secondo il segretario alla Difesa Guido Crosetto «gli aerei italiani impegnati nell'intervento militare in Libia potrebbero sparare», se non l’hanno già fatto, si potrebbe aggiungere viste le incongruenze di questi giorni. L’Italia avrà il comando navale nell'ambito dell'operazione Nato per il rispetto dell'embargo delle armi a Tripoli. Le quattro navi offerte da Roma saranno: la portaerei Garibaldi, la fregata Euro, la rifornitrice di squadra Etna e il pattugliatore d'altura Comandante Borsini. Missione che sarà diretta dal contrammiraglio Rinaldo Veri, alla guida del Comando marittimo Nato di Napoli. 

Gli obiettivi: Frattini ha detto che «non vogliamo una Libia divisa in due». Intervenendo al Senato ha sottolineato che questa soluzione «non sarebbe nell'interesse del popolo libico e lo stesso Comitato di Bengasi ha sempre mostrato forte contrarietà a questa prospettiva». Peccato che la risoluzione 1973 approvata dal Consiglio di Sicurezza non specifichi che fine dell'intervento sia la cacciata del dittatore. Lunedì Robert Gates, segretario alla Difesa Usa, coi suoi modi spicci, aveva messo nero su bianco l'assenza di obiettivi chiari e distinti specialmente sulla cacciata del dittatore. A che gli chiedeva se la coalizione punti a quello aveva risposto: «Se incominciamo ad aggiungere altri obiettivi, allora creiamo un problema. Credo che non sia saggio fissare un obiettivo specifico, una cosa che possiamo o non possiamo essere in grado di raggiungere». L'unica alternativa all'uscita di scena di Gheddafi pare essere proprio una divisione del Paese in due con la Cirenaica che resta in mano ai ribelli e il Colonnello che si tiene il resto. Ma, dice oggi Frattini, manco questo è l'obiettivo. Barack Obama, venerdì scorso, ventiquattro ore dopo l'approvazione della risoluzione, aveva detto che il fine è il ritiro delle truppe di Gheddafi da Misurata e Bengasi, ma senza indicare scadenze aggiungendo che il Colonnello ha perso la fiducia del suo popolo ma senza specificare, anche in questo caso, se Gheddafi debba andarsene.

Forse quello che meglio rappresenta la giornata di oggi sono altre parole di Gates che, scrive il Washington Post, ha detto quello che normalmente non si dice, tantomeno all'inizio di un conflitto: «Penso che dobbiamo essere consapevoli che il risultato non è predeterminato e che non necessariamente ci sarà un lieto fine....Siamo in un territorio oscuro e nessuno sa quale sarà l'esito». 

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