31 Marzo Mar 2011 1630 31 marzo 2011

Irlanda, le bugie sulle banche non ti salveranno

Irlanda, le bugie sulle banche non ti salveranno

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L’abisso creato dalle banche irlandesi è sempre più profondo. Eppure, Dublino fa finta di nulla. Dagli stress test presentati oggi è emerso che i primi quattro istituti di credito hanno bisogno di circa 24 miliardi di euro. Ma il buco è ben maggiore e i rischi potrebbero essere sistemici, specie considerando le singole esposizioni delle banche. Ancora prima che arrivassero gli stress test, è giunto agli investitori il bilancio di Anglo Irish Bank. Leggendolo a fondo, si scoprono particolari che mostrano quanto la Banca centrale irlandese abbia cercato in ogni modo, lecito e illecito, di salvare il proprio istituto di credito, senza riuscirci. Solo per Anglo Irish, infatti, le perdite potenziali sono pari a 71 miliardi di euro.

Una farsa. Questo è il pensiero degli analisti sugli stress test. Quattro le banche analizzate: Anglo Irish, Bank of Ireland, EBS e Irish Life and Permanent. La peggiore sembra essere la prima, dato che necessita di 13,3 miliardi di euro di nuovi capitali. A ruota troviamo BoI, con 5,2 miliardi di buco, e Ilp, con 4 miliardi. Ultima EBS, 1,5 miliardi. Le stime di BlackRock, che ha condotto le prove di resistenza, sono state considerate «molto conservative». Questo si traduce in uno scenario di stress troppo poco rappresentativo della reale condizione del sistema bancario irlandese.

Dal 2008 Dublino cerca di limitare i danni. E lo ha fatto in tutti i modi possibili. Ha creato una bad bank statale, la National asset management agency (Nama), dentro cui gettare tutti gli asset tossici degli istituti di credito dell’isola. 385 miliardi di euro, tanto valgono le attività ora detenute dalla Nama, non sono bastati per frenare l’emorragia di denaro. Bank of Ireland, Allied Irish Banks, Anglo Irish Bank, EBS, Irish Life and Permanent e Irish Nationwide hanno ceduto asset deteriorati, soprattutto crediti commerciali, alla Nama in cambio di liquidità. Ma visto che la congiuntura continuava a voltare le spalle alla tigre celtica, le banche hanno continuato la loro discesa verso l’abisso.

A sostegno è arrivata quindi l’Emergency liquidity assistance (Ela), un particolare programma che permette alla Banca centrale di un Paese di fornire liquidità al proprio sistema bancario. Dublino ha quindi iniziato, all’oscuro della Bce, a fornire pronti contro termine agli istituti di credito irlandesi in cambio di carta straccia. Tanto valgono adesso le attività di queste banche. Solo alla Anglo Irish sono stati erogati circa 28,1 miliardi di euro tramite l’Ela, mentre Bank of Ireland ne ha ricevuti 21. Ma il paradosso di quanto sta succedendo in Irlanda si ha guardando il bilancio di Anglo Irish. Il rosso teorico si aggira intorno agli 80 miliardi di euro: è il valore degli asset a rischio.

L’istituto di credito ha ricevuto cambiali (promissory note) per 25,7 miliardi di euro nel corso del 2010. Queste sono state staccate, senza garanzie da parte di Anglo Irish, dalla banca centrale, che si è autogarantita di fronte alla Bce. Si tratta del Facility deed, un fondo non assicurato dentro il quale è stata inserita parte degli euro stampati da Dublino in deroga all’Eurotower tramite l’Ela. Il vero problema arriverà quando quest’ultimo programma cesserà di esistere. Si parla infatti da alcuni giorni di un piano ad hoc della Bce per fornire liquidità alle banche irlandesi. L’obiettivo è quello di raccogliere, tramite pronti contro termine, circa 70 miliardi di euro da destinare a Dublino sotto il cappello dell’Eurozona. Ma come può l’Irlanda garantire che restituirà il prestito, dato che buona parte degli asset che detiene sono inesigibili?

Nonostante questo, al peggio sembra non esserci fine. È ancora attivo lo schema ELG (Eligible liabilities guarantee), il programma tramite il quale gli istituti di credito di Dublino possono emettere obbligazioni garantite dal Tesoro scambiando con esso le proprie passività di bilancio. In altre parole, ottengono prestiti garantiti da debiti. Uno schema, questo, più volte osteggiato dalla Bce. Secondo indiscrezioni da Francoforte, il membro tedesco del board dell’Eurotower, Jürgen Stark, ha espresso forti dubbi sulla solvibilità delle banche irlandesi, osteggiando quindi ulteriori interventi a loro sostegno. A rincarare la dose ci ha pensato anche Nout Wellink, governatore della Banca centrale olandese: «L’unica soluzione è far fallire un paio di banche». E invece Michael Noonan, ministro irlandese delle Finanze, ha annunciato che Bank of Ireland vedrà gemmare dal suo bilancio una bad bank dove collocare tutti gli asset tossici, circa 30 miliardi di euro. Secondo molti osservatori, è solo un modo per prolungare l’agonia di un istituto di credito il cui destino è già segnato. Irish Life sarà nazionalizzata e Allied Irish Bank si fonderà con EBS Building Society per cercare di contenere le perdite.

Secondo le stime di Barclays, che ieri ha pubblicato un report sul tema, la Bce dovrà sborsare circa 60 miliardi di euro. Cifre in controtendenza con quelle di BlackRock, ma vicine a quelle che circolano a Francoforte. «Probabilmente Anglo Irish ha ricevuto più di 40 miliardi di euro tramite l’Ela», fa notare BarCap. Irish Nationwide ha invece ottenuto fra i 5 e i 10 miliardi. Il metodo per rimpiazzare l’Ela esiste e si chiama Open market operation (Omo). La Bce va sul mercato e presta denaro a breve-medio termine agli istituti bancari che hanno urgenza di liquidità. Si fa così carico delle malversazioni, trasferendo a se stessa i rischi prima assunti dalle banche zombie. E considerando l’attuale stato degli istituti di credito irlandesi, non è affatto una soluzione benevola.

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