27 Aprile Apr 2011 1500 27 aprile 2011

Alla Popolare di Milano piacciono le slot machine

Alla Popolare di Milano piacciono le slot machine

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Milioni di euro per entrare nel business del gioco d’azzardo legale. Le conclusioni dell’ispezione condotta dalla Banca d’Italia sulla Banca popolare di Milano hanno richiamato agli onori delle cronache le cospicue fideiussioni concesse da Piazza Meda alla Atlantis World, holding con sede legale a Londra e controllate nelle Antille Olandesi. Titolare dal 2004 di una concessione da parte dei Monopoli di Stato (Aams).

Fra Lotto e Superenalotto, Win for Life e Lotterie, Gratta e Vinci, scommesse sportive e ippiche, bingo, poker on line e new slot, in Italia è stato generato un giro d’affari di 61,4 miliardi di euro nel 2010. In cima alla classifica gli apparecchi da bar, che da soli hanno raccolto oltre 30 miliardi. Un settore che continua a crescere: le prospettive di incasso per il 2011 superano 80 miliardi, circa cinque punti di Pil.

La filiera del gioco è composta da oltre 20mila aziende tra concessionari, gestori delle macchinette e servizi legati agli apparecchi new slot, certificati dall’Aams. Il cuore dell’affare è la concessionaria: per partecipare servono grossi investimenti iniziali per sostenere le fideiussioni da decine di milioni di euro richieste dall’Aams, che regola e controlla il comparto dei giochi. Vinta la concessione, vengono fornite le indicazioni ai gestori per collegare in rete le newslot e videolottery (e pagare, in percentuale, l’erario). Da questo momento in poi si vive sostanzialmente di rendita.

Lo Stato, infatti, concede al gioco tasse praticamente irrisorie: intorno al 4 per cento, oltre all’esenzione Iva. L’associazione Sapar (che raduna circa 1.500 fra produttori, rivenditori e gestori di apparecchi da intrattenimento) stima che, ogni mille euro di giro d’affari, il 75% ritorna ai giocatori attraverso i premi. Mentre, del rimanente 25%, il 12,6% va allo Stato attraverso il Preu (Prelievo erariale unico che i concessionari versano ogni 15 giorni in base al numero di giocate effettuate dal singolo apparecchio collegato ai Monopoli), lo 0,8% alla Aams e il restante 11,6% viene suddiviso tra gestore e barista.

In previsione della gara che sarà indetta il prossimo 16 maggio, proprio Atlantis World – controllata da Bplus Giocolegale Limited – nel febbraio del 2010 aveva ricevuto 90 milioni di euro dalla Popolare di Milano, tra crediti e fideiussioni, mentre lo scorso ottobre il comitato finanziamenti di Piazza Meda aveva deciso di congelare un altro fido da 40 milioni. Operazioni che in questi giorni sono tornate sotto i riflettori: l’ispezione di Bankitalia ha sollevato alcuni rilievi sulle modalità di erogazione del credito.

Sebbene sul contenuto delle carte ci sia il più stretto riserbo – sono consultabili soltanto dei membri del consiglio –, chi ha potuto visionare il dossier ha raccontato al quotidiano MF-Milano Finanza che «alcune grosse operazioni contestate, come Atlantis o nell’immobiliare» sarebbero state fortemente volute dal presidente Massimo Ponzellini. Pressioni che vengono confermate anche da fonti interne alla banca, sentite da Linkiesta. Come mai l’uomo di fiducia del ministro Giulio Tremonti, caro anche alla Lega, si sarebbe impuntato per entrare nel business delle slot machine, un settore che difficilmente potrebbe essere considerato strategico per una “banca di territorio” come la Bpm?

Per provare a rispondere bisogna risalire all’intreccio di società e amicizie tra alcuni figli di uomini noti all’opinione pubblica e il banchiere vicino alla Lega Nord. Dal suo arrivo in Piazza Meda, Ponzellini si fa accompagnare da Antonio Cannalire, vicepresidente della società di consulenza informatica Capgemini Italia e amico del presidente della Bpm. Nei corridoi della banca, riferiscono vari testimoni, si presenta come “assistente del presidente”.

Cannalire possiede il 33,3% delle quote di Jackpot Game srl, società nata lo scorso luglio che si occupa di gestire sale gioco con slot machine. Gli altri soci sono Marco Dell’Utri, figlio del senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, e Paola Migliavacca. Cannalire e Dell’Utri junior sono insieme anche nella società M2 Holding srl, rispettivamente con l’incarico di consigliere e presidente del consiglio di amministrazione.

Sarebbe M2 Holding l’anello di congiunzione tra i concessionari e i gestori delle sale scommesse: non per l'attività della società ma perché tra i soci di M2 c’è anche Alessandro La Monica. Trentenne, nato a Catania, La Monica è anche il legale rappresentante della Bplus Gioco Legale Limited in Italia, la capogruppo di Atlantis World. Atlantis è il concessionario più compromesso nella maxi evasione fiscale rilevata dalla Corte dei conti a partire dal 2008. Nella prima sentenza, emessa lo scorso ottobre, è stata contestata una maxi multa da 98 miliardi nei confronti di 10 concessionarie italiane. Che, ricorrendo al Consiglio di Stato, hanno richiesto una perizia per stabilire quanto dovranno effettivamente versare allo Stato per i ritardi nell’avvio della rete delle slot machine.

La Atlantis World è stata fondata da Francesco Corallo, nome che attualmente compare nelle visure camerali di Curaçao, nelle Antille Olandesi, come presidente della Atlantis Casino Online, una delle società della galassia. Francesco è il figlio di Gaetano Corallo, condannato per mafia a sette anni di reclusione, in quanto ritenuto in affari con il clan catanese dei Santapaola. Politicamente, Atlantis ha sempre goduto della sponda di Alleanza Nazionale grazie ad Amedeo Laboccetta, che ricopriva la poltrona di Alessandro La Monica prima di diventare deputato Pdl, nel 2008.

La Monica è anche titolare di diverse società che sono proprietarie e gestiscono le sale scommesse, come Hi Bet e Gs Bet. Nulla di illegale, sia chiaro: a Linkiesta l’Aams ha confermato che «non c’è nessuna norma che vieta che la stessa società sia concessionario e gestore», anche se il ruolo di controllato (il gestore) e controllore (il concessionario) si potrebbero confondere. L’unica preoccupazione dei monopoli di Stato è non fermare le ricche entrate per l’erario.

Raggiunto telefonicamente da Linkiesta per un chiarimento sulla vicenda, Cannalire ha spiegato che «in qualunque posizione ha ricoperto il presidente Ponzellini, ho avuto il piacere e l’onore di poter prestare un supporto nelle varie funzioni che ha svolto, tramite il rapporto fiduciario che abbiamo». Sul finanziamento di Bpm ad Atlantis, Cannalire nota invece con fermezza che «non si capisce a cosa si riferiscano di preciso queste presunte contestazioni, visto che a nessuno (membri del cda a parte, ndr) è consentito esaminare i verbali degli ispettori».

Sulla Jackpot Game, osserva che «con Marco (Dell’Utri, ndr), mio caro amico da una decina d’anni, abbiamo deciso di intraprendere questa avventura imprenditoriale, sbarcando a Milano perché le statistiche dicono che in città l’indice di spesa nei giochi è di gran lunga superiore al resto d’Italia». Quanto a M2 Holding Cannalire sottolinea che «si tratta della ex Moviemax e si occupa di distribuzione di film, l'ultimo da noi distribuito è Frozen». 

Dietro alle slot machine che affollano gli oltre 100mila bar e sale da gioco del Paese, c’è infatti un business miliardario. Oggi, la via più comune per guadagnare offrendo il brivido del rischio, sono le società che si occupano di gestire le sale per le slot machine e le videolottery, l’ultima frontiera degli scommettitori. Si tratta di apparecchi in stile casinò che portano la vincita fino a 50mila euro. Per vincere le concessioni dei monopoli, però, occorrono milioni di euro. Un gioco che per i concessionari, come detto, è pressoché a costo zero. Se hanno una banca – ufficialmente impegnata a finanziare artigiani e piccole imprese sul territorio– che garantisce per loro.

michele.sasso@linkiesta.it

antonio.vanuzzo@linkiesta.it

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