22 Maggio Mag 2011 2200 22 maggio 2011

Spagna al voto, batosta per Zapatero

Spagna al voto, batosta per Zapatero

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Tutto è andato come doveva andare. I socialisti di José Luis Rodríguez Zapatero hanno subito la più pesante sconfitta da quando sono al Governo. In Spagna oggi si è votato in tutte le municipalità e in 13 su 17 delle province autonome del Paese. I primi risultati danno il Partido popular di Mariano Rajoy al 37,5%, mentre il Partito socialista (Psoe) non arriva al 28 per cento. Il PP ha vinto in 12 province su 13 in ballo e in 40 città su 50. Del resto, la compagine di Zapatero ha perso la municipalità di Barcelona, storica roccaforte della sinistra iberica da 32 anni, quella di Siviglia, la quarta città della penisola, e le provincia di Castilla-La Mancha ed Extremadura. L’affluenza è stata del 49,80%, praticamente invariata rispetto all’ultima tornata elettorale. Per ora è risultato impossibile quantificare l’influenza del movimento dei Los Indignados, Gli indignati, che stanno occupando piazza Puerta del Sol a Madrid per manifestare il proprio sdegno nei confronti dell’immobilismo economico del Paese.

Nelle intenzioni di Zapatero doveva essere l’occasione per il rilancio del Partito socialista, specie dopo le critiche dei Los Indignados. Invece, si sta trasformando nella più sonora débâcle immaginabile. Stando ai primi risultati, il Psoe ha perso Barcelona, Siviglia e buona parte di tutti gli storici feudi. Ma ha perso anche nella Castilla-La Mancha, roccaforte socialista, dove il segretario generale del PP, María Dolores de Cospedal, ha stravinto contro José María Barreda. Come stanno ricordando tutti i media del Paese, per il Psoe si tratta della peggiore disfatta elettorale degli ultimi anni, frutto anche del forte senso d’insoddisfazione che sta pervadendo la Spagna. Il malcontento ha quindi premiato il partito di Rajoy, che ha fatto il miglior risultato dal 1995, con quasi il 38% dei voti, 10 punti in più del secondo. A ruota, tutti gli altri partiti: l’Izquierda Unida ha ottenuto il 6,30%, i nazionalisti catalani di Ciu il 3,85%, i nazionalisti baschi di Pnv l’1,72%, la coalizione della sinistra indipendentista basca Bildu l’1,65 per cento.

Nella sede del Partido Popular, a Madrid in Génova 13, si è festeggiato ancora prima che fossero chiusi i seggi. Sicuri della vittoria, gli uomini di Mariano Rajoy sono apparsi i più tonici fin dalle prime ore di voto. Hanno utilizzato il malcontento della piazza, dei Los Indignados, nei confronti di Zapatero per spingere sull’acceleratore. Hanno contestato la politica economica della Moncloa che, nelle parole di Rajoy, hanno spinto la Spagna verso il baratro. 

Dalle parti del Psoe, gli sguardi sono oscuri. Il primo a parlare della sconfitta è stato il vicepremier e ministro degli interni spagnolo Alfredo Rubalcaba. «Il Partido Popular ha vinto largamente le elezioni comunali di oggi in Spagna», ha detto intorno alle 23, quando ormai i dati eravano definitivi. Solo dopo la mezzanotte ha parlato il premier, riconoscendo la vittoria di Rajoy e compagni senza mezzi termini: «Abbiamo vinto molto, sappiamo vincere, ma sappiamo anche perdere. Onore quindi al Partido popular». In realtà già verso le 18, ai primi exit poll, l’umore era pessimo. La portavoce elettorale del Psoe, Elena Valenciano, non aveva utilizzato mezzi termini per commentare la giornata alle urne. «Sarà una brutta notte per noi. Le elezioni hanno messo in evidenza un chiarissimo malessere nella società spagnola, collettivo, legittimo e comprensibile nelle attuali circostanze, quello della disoccupazione», ha detto la Valenciano. 

Ora per Zapatero arriva il momento più duro. Sebbene abbia già comunicato il suo abbandono della vita politica nel prossimo anno, il suo compito non è ancora finito. Deve ancora portare avanti il piano di ristrutturazione bancaria, il celebre Fondo de Reestructuración Ordenada Bancaria (FROB), e completare il piano di austerità iniziato l’anno passato, del valore di oltre 50 miliardi di euro. Senza coesione politica, senza la collaborazione dell’opposizione, senza il supporto delle associazioni di categoria, senza la fiducia dei cittadini, per Zapatero sarà complicato gestire l’attuale emergenza economica, che potrebbe acuirsi in caso di un contagio dopo la situazione greca, irlandese e lusitana.

fabrizio.goria@linkiesta.it

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