24 Maggio Mag 2011 1100 24 maggio 2011

Chi vota turandosi il naso altera le regole del gioco

Chi vota turandosi il naso altera le regole del gioco

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Lo spunto per scrivere questo pezzo mi arriva direttamente dal racconto napoletano di Massimiliano Gallo, nel quale sentimenti e convinzioni dei cittadini-elettori appaiono talmente compromessi da ri-scoperchiare oscure catatombe politiche in cui lo scheletrino del “turarsi il naso”, di montanelliana memoria, si rimette allegramente a camminare. Esempi (intellettualmente) luminosi si sprecano, da Emanuele Macaluso a Franceso Rosi, tanto per citare due personalità orgogliosamente di sinistra. Naturalmente, lo scontro tra Lettieri e De Magistris si presta perfettamente alla bisogna, con quel Pd subalterno come mai nella sua storia, ma anche su Moratti e Pisapia incombe lo spettro di un voto altamente ispirato al meno peggio. Giusto per non prenderla troppo larga, vi girerò la domanda del caso: un cittadino che vota turandosi il naso è un mezzo cittadino? La risposta è decisamente sì.

Intanto, che cosa significa turarsi il naso? Significa che in certi momenti storici, pur di azzoppare lo sciagurato avversario, l’elettore appiattisce le proprie istanze sino quasi ad azzerarle, arrivando a scegliere una certa forza politica che in condizioni ideali mai si sognerebbe di votare. Una real-politik tafazziana che si commenta da sola. Ma se il caso De Magistris è la sintesi perfetta di questo sdoppiamento della personalità - il giustizialista-moralista a cui s’adattano persino garantisti-riformisti conclamati - la figura mitologica di Silvio Berlusconi racchiude in sé milioni e milioni di nasi turati da ormai più di tre lustri. E naturalmente qui non si parla solo di chi cordialmente lo odia e che vota “gli altri” sempre e comunque, ma persino di chi ne avrebbe consonanza di sentimenti politici, ormai depauperato d’ogni speranza liberale.

Sosteniamo dunque una cosa piuttosto grave: che l’elettore che si tura il naso non sia un buon cittadino, a differenza dell’elettore che invece vota convintamente - non importa chi - e che incarna perfettamente l’essenza di un diritto-dovere che negli anni è stata spesso equivocata. Da tempo, in Inghilterra, è cresciuta in modo evidente e consapevole l’idea che non votare sia nobile almeno quanto farlo. E per una serie di motivi che sembrerebbe persino puerile sottolineare, ma che evidentemente da noi, in Italia, costituiscono ancora un pericoloso mix di perbenismo politico e senso di colpa (cattolico?).

Non votare chi non ci convince appieno, e dunque non scegliere, e dunque non offrire sponde politiche, e dunque sottrarsi al sottile ricatto di chi magari ti infonde solo paura: “ma così il tuo voto andrà a quegl’altri”, non è affatto un segnale di immaturità, semmai un vero e proprio risveglio istituzionale.

E, badate bene, qui non c’entra nulla la soddisfazione personale, anche un filo anarchica, di mandare tutti a quel tal paese, che apparirebbe come una pura e semplice auto-certificazione estetica di modestissima levatura. No. È vero piuttosto il contrario: una consapevolezza di questo genere sarebbe addirittura il miglior antidopo contro l’apatia e la svogliatezza politica. Un gesto di altissima responsabilità.

Perché chi vota sotto costrizione, turandosi appunto il naso, è un mezzo cittadino che inquina la democrazia? Semplicemente perché altera le regole del gioco, contribuendo in maniera attiva all’oscuramento della verità: come possiamo davvero capire il gradimento della società nei confronti di una formazione politica, se i cittadini continuano a votare con una pistola puntata alla tempia o piuttosto, da veri omologati, assecondando una vecchia e stanca appartenenza politica che non si sentono di abbandonare?

Da troppo tempo, i partiti dispongono dei cittadini a loro piacimento. Ne hanno la proprietà al punto da aver sottratto persino la scelta dei candidati, imponendoli dall’alto. Non c’è un solo motivo per cui una persona responsabile della propria intelligenza debba soggiacere a questo ricatto.

Affacciatevi al mercato delle opzioni, cari elettori. Scrutate le offerte, pesatele senza indulgenze, valutate i curricula, le idee, gli sguardi sul mondo. Se nulla vi convince, sottraete la vostra dignità a questo inutile massacro. In caso contrario, non lamentatevi d’essere considerati dei mezzi cittadini.

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