24 Maggio Mag 2011 1304 24 maggio 2011

«La legge era nota, chi ha troppe assenze sarà bocciato»

«La legge era nota, chi ha troppe assenze sarà bocciato»

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«Se hanno qualcosa da obiettare si rivolgano al ministro dell’Istruzione. La legge in questione risale all’epoca della Moratti, la Gelmini ne ha solo dato attuazione a partire da quest’anno con una circolare (quella del 4 marzo 2011, ndr) che – seppur tardiva – ribadisce concetti già noti. Tant’è vero che io stesso a inizio settembre ho diffuso comunicazioni in merito e poi alle scuole medie vale la stessa regola credo dal 2004: la validità dell’anno scolastico è subordinata alla frequenza di almeno il 25 per cento delle lezioni, vulgarmente 50 giorni. Commetterei un falso a dichiarare presenti studenti che non so nemmeno dove fossero in quei giorni di protesta». Il preside dell’Istituto Superiore Majorana di Palermo, professor Angelo Ganci, risponde alle accuse mosse dalla Rete degli studenti sul piede di guerra contro il provvedimento ministeriale che inserirebbe nel monte ore massimo di assenze per ogni studente anche i giorni di occupazione, protesta ed autogestione dello scorso autunno. Per Ganci la legge si conosceva già, ancor prima che venisse emanata la circolare del 4 marzo contro la quale i ragazzi stanno facendo ricorso perché “arrivata a sorpresa dopo che le occupazioni si erano già consumate”.

«Sull’argomento però c’è stata poca chiarezza. E alla fine gli studenti non hanno capito più nulla. «Da parte del ministro Gelmini – spiega Luigi Affronti, preside del liceo classico statale Vittorio Emanuele II di Palermo - sono state fornite indicazioni poco precise in merito al monte assenze il che ha dato vita ad interpretazione contrastanti. A mio parere, però, il provvedimento nella sua scelta politica è corretto».

Sulla stessa linea anche il preside Salvatore D’Agostino, dirigente del liceo palermitano Galileo Galilei che non ha dubbi: «Chi è assente durante l’occupazione porta assenza». Anche perché, se così non facessero, molti istituti della Sicilia – dove prima di Natale la protesta studentesca si è fatta sentire con più forza – rischierebbero di invalidare l’intero anno scolastico.

«L’inizio e la fine della scuola sono scelti a discrezione in ogni istituto. In Sicilia si comincia un po’ dopo perché a settembre fa ancora caldo – spiega D’Agostino – ma le lezioni devono comunque terminare prima degli esami di stato. Noi – continua il preside – finiremo l’8 giugno. Per far sì che l’anno scolastico sia valido c’è bisogno di 200 giorni di scuola complessivi. Se alle feste varie aggiungiamo anche le occupazioni, rischiamo di non arrivarci. Tant’è vero che il nostro istituto si salva solo grazie alle succursali che non hanno mai smesso di fare lezione».

Stando alle parole dei dirigenti scolastici, non c’è di cui preoccuparsi. «Quelli che risentiranno della legge sono pochi, circa 20-30 su 550 dell’intero istituto. E poi – incalza Ganci – non è corretto dire che verranno bocciati perché saranno “non ammessi” allo scrutinio; una cosa, questa, che i ragazzi interessati e i loro genitori sanno già da tempo visto che chi ha superato il tetto massimo o chi stava per superarlo è stato informato con centinaia di comunicazioni per spiegare la situazione. Se non arrivano giustificazioni per tempo allora dovranno ripetere l’anno».

I criteri utilizzati per individuare gli studenti non ammessi sono “elastici” assicura il preside del Majorana. Di certo c’è che «chi ha 100 giorni di assenza è sicuramente qualcuno che – salvo casi eccezionali di malattie gravi o altro – non va nemmeno molto bene a scuola». Ed ecco il punto: «Il problema – riprende Gancio – è che questo punto è sempre stato sottovalutato mentre ora, a venti giorni dalla fine dell’anno, è scoppiato l’allarmismo». Dalla Rete infatti denunciano casi di giovani che, sapendo di aver superato il limite, hanno già abbandonato i corsi. “Sì, alcuni si sono già ritirati perché andavano anche male a scuola, ma – conclude il preside del Majorana – parliamo di circa 4-5 persone che anche senza questa legge non sarebbero stati ammessi. Si tratta del 3-4 per cento del totale».

Per i presidi c'è poco da dire: chi sciopera dal lavoro non è pagato. Chi non viene a scuola risulta assente. 

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