8 Giugno Giu 2011 1034 08 giugno 2011

Dati alla mano, la destra non ha ancora scoperto Facebook

Dati alla mano, la destra non ha ancora scoperto Facebook

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La tradizione vorrebbe che il pubblico preferenziale di un’informazione di destra liberale appartenga alla borghesia che si impegna nell’imprenditoria e nelle libere professioni. Le sue connotazioni socio-demografiche dovrebbero essere scandite dalla qualità “alta” del reddito annuo e della formazione scolastica. Si ritiene anche che un certo atteggiamento conservatore maturi con l’avanzamento dell’età e con l’incremento della saggezza – o con la riduzione delle illusioni rivoluzionarie e progressiste, secondo i punti di vista.

Con l’aiuto di Emanuele Serini ho cercato di verificare se queste condizioni corrispondono all’identikit che emerge dai dati statistici raccolti da Google sui lettori di quattro tra le principali testate italiane con un orientamento politico di centro-destra: Il Giornale, Libero, Il Foglio, Il Tempo. L’ultimo successo elettorale alle politiche del 2008 ha impresso una spinta di crescita nel pubblico delle loro versioni on-line. Il trend di incremento registrato dal dicembre 2008 è quasi costante; in particolare l’edizione digitale de Il Giornale ha moltiplicato di 4 volte gli utenti unici che lo frequentano, mentre la crescita di Libero è anche superiore. I tre momenti di rafforzamento più pronunciato risalgono al settembre 2009, al luglio 2010 e al febbraio 2011.
Il settembre 2009 segna un progresso significativo per Il Giornale: è il mese in cui in un attentato a Kabul muoiono 6 paracadutisti della Folgore (il 17) e un sisma di 7,6 gradi della scala Richter provoca 1100 vittime a Sumatra (il 30).

Nel periodo tra luglio e agosto 2010 si consuma il divorzio tra Berlusconi e Fini alla guida del Pdl e si innesca il lungo dibattito sulla casa a Montecarlo legata al Presidente della Camera. L’edizione on-line di Libero moltiplica quasi di tre volte gli accessi al sito nel periodo dall’estate al dicembre 2010. I dati relativi alla versione web de Il Tempo sono viziati dal fatto che solo nel luglio 2010 vengono separati da quelli del dominio del Sole24Ore, con cui sono rimasti fusi fino a quel momento. Il terzo grande balzo si verifica tra febbraio e marzo 2011, in corrispondenza con l’esplosione del caso Ruby. L’entusiasmo popolare per la polemica che circonda questo episodio giudiziario comincia a spegnersi solo ad aprile, lasciando comunque in eredità un nucleo di lettori fedeli che non abbandona più le testate cui si sono affezionati.

Il periodo elettorale di maggio non è ancora pubblicato nei grafici di Google, ma le premesse sembrano indicare un <sorpasso di Libero> nei confronti de Il Giornale. I momenti di crescita delle testate esaminate coincidono in fondo con il percorso compiuto anche dalle altre testate italiane: il grafico del Corriere della Sera e di Repubblica mostra un andamento parallelo a quello riscontrato per Il Giornale e Libero, sebbene l’intensità di crescita non sia paragonabile alla loro. Il successo delle testate del centro-destra viene quindi alimentato in modo significativo dalle turbolenze interne alla compagine di maggioranza e dalle vicende personali del Presidente del Consiglio.

Il conforto ideologico nei momenti di crisi che viene assicurato ai lettori dai giornali di orientamento filo-governativo riesce a conservare l’adesione del pubblico, accresciuto con andamento geoemetrico, anche nei periodi di “normale amministrazione”.
I dati che sto per esaminare riguardano gli utenti del mese di aprile, e ritraggono di conseguenza un quadro relativo all’assestamento che è seguito al clima molto combattivo del “rubygate”.
Dal punto di vista del reddito, i lettori sono spaccati in due gruppi quasi simmetrici, in cui si oppongono utenti con un censo medio-basso o basso, ad una classe di pubblico che invece corrisponde al ritratto del borghese di fascia elevata che dovrebbe coincidere con il lettore-modello di queste testate.

Il Foglio cattura nel modo migliore questo pregiudizio ideale: gli utenti unici italiani che hanno visitato il sito durante lo scorso mese di aprile sono “solo” 120 mila, e il 50% di questi vanta un reddito annuale superiore ai 36 mila euro; il 9% supera i 54 mila. Il pubblico con entrate inferiori ai 27 mila euro si riduce al 31%.
Per le due testate più popolari le percentuali si avvicinano invece a quelle registrate dal gruppo di controllo dei lettori di Corriere e Repubblica, che rappresentano la tendenza mainstream del web italiano. Il Giornale ha accolto 1,2 milioni di utenti unici, dieci volte il pubblico de Il Foglio; tra di loro il 43% guadagna un reddito superiore ai 36 mila euro, l’8% avanza sopra i 54 mila. Per converso, il pubblico con un censo medio-basso si alza al 42%, raggiungendo una dimensione sostanzialmente simmetrica alla fascia di utenti più facoltosi. Libero ha informato 1,1 milioni di utenti unici, il 39% dei quali oltrepassa la soglia dei 36 mila euro, e il 6% quella dei 54 mila. L’area al di sotto dei 27 mila euro si solleva al 43%, mostrandosi come la fetta di maggioranza relativa dei lettori. Il Tempo colleziona 290 mila utenti unici, di cui il 41% varca il tetto dei 36 mila euro, il 7% quello dei 54 mila, mentre il 44% si trova al di sotto dei 27 mila. Corriere e Repubblica contano 6,8 milioni di utenti unici, con una media tra il 33 e il 34% sopra i 36 mila euro, il 6-7% oltre i 54 mila, e il 50-51% sotto i 27 mila. 

Dal punto di vista del livello scolastico, l’aderenza al modello ideale di lettore rispecchia la scala che si è profilata con l’analisi del reddito: gli utenti de Il Foglio contano su un gruppo di laureati del 67%, quelli de Il Giornale e Il Tempo scendono al 54%, quelli di Libero al 48%. Il gruppo di controllo di Corriere e Repubblica si ferma al 40-41%.
I dati relativi all’età mostrano invece una certa confusione di indicazioni. La fascia di età più attenta all’informazione on-line è quella dei 35-44 anni: per Corriere e Repubblica questo gruppo coincide con il 43% del totale. Il Foglio è al 44%, mentre Il Tempo, Il Giornale e Libero si assestano intorno al 46-47%. I più giovani ammontano per Corriere e Repubblica ad un 31% del totale, poco meno il segmento più anziano. Nel caso delle testate di centro-destra si va per i più giovani dal 19% de Il Foglio al 26% di Libero; viceversa per la fascia anziana.
Sui social media la strategia delle testate di centro-destra è molto varia. In generale comunque la presenza è limitata alla pubblicazione dei feed degli articoli più interessanti apparsi sul sito; le variazioni più interessanti si mettono in luce nella realizzazione e nella pubblicazione dei video per YouTube, quando le testate hanno deciso di aprire un canale anche su questa piattaforma. Il Foglio presidia sia Facebook, sia Twitter, sia YouTube. I <fans su Facebook> sono quasi 8.500; <su Twitter>  i followers sono quasi 4.600. Il <canale aperto su YouTube> somma quasi 36 mila visualizzazioni con tutti i video che sono stati postati; l’andamento di ciascuno di loro è molto variabile, da poche centinaia di accessi a quasi 3 mila. Per lo più i file coincidono con le pillole di Giuliano Ferrara trasmesse da RaiUno; compaiono però anche alcuni contributi comici di Maurizio Milani, che raccolgono alcune centinaia di clic. Il Giornale ha raggiunto i risultati migliori dal punto di vista numerico sui social media. La pagina su Facebook aggrega più di 42 mila fan, mentre i followers su Twitter sono oltre 34 mila. L’interesse per questa testata su Facebook è tale da aver prodotto anche un gruppo di haters numerosi e organizzati: la pagina che esprime il loro ripudio nei confronti de Il Giornale supera gli 8 mila fan. Se esiste un canale su YouTube della testata appare invece difficilmente rintracciabile. Libero sembra contare poco sul contributo dei social network per la testata: <la pagina su Facebook> supera di poco i 2.300 fans, <l’account su Twitter> arriva a 387 followers, mentre il canale su YouTube ha raccolto quasi 40 mila visualizzazioni sui 25 video disponibili, ma appare abbandonato da 3 anni. 

E’ probabile che il giornale faccia affidamento sull’iniziativa personale delle sue firme migliori, come accade con Filippo Facci che gestisce <un suo blog sul Post>, ma soprattutto con Gianluigi Nuzzi: la pagina di Facebook per il suo libro Vaticano S.p.A. è stata raggiunta da oltre 16 mila fan. Il Tempo è ancora meno fiducioso nel ruolo dei social media: la pagina Facebook ha 410 fans, mentre è assente dagli altri canali.
Nel complesso quello che emerge in modo evidente è la costituzione su Internet di un’informazione orientata verso le posizioni di centro-destra, che almeno a partire dal settembre 2009 si è formata un pubblico consistente di lettori. Da circa un anno la somma complessiva degli utenti unici che frequenta le testate esaminate ha raggiunto e superato la soglia di 1/3 del pubblico che frequenta regolarmente le testate mainstream di Corriere o di Repubblica. Sui social network la loro presenza invece stenta ancora in modo significativo, tanto che la comunità più numerosa di fans, quella de Il Giornale, supera di poco il 10% di quella di Repubblica.

Dal punto di vista delle caratteristiche socio-demografiche, Il Foglio si mostra come la testata che si rivolge in maniera più efficace ad un profilo di lettore corrispondente all’ideale borghese liberale. Il quotidiano di Ferrara è l’espressione intenzionale di una nicchia culturale, che si rivolge ad un numero ristretto di utenti con proprietà molto marcate: cultura e reddito elevati o molto elevati, età media leggermente più avanzata. Il suo pubblico è più o meno raddoppiato in poco più di due anni, ma senza seguire in modo troppo marcato le crisi interne della maggioranza di governo. L’unica eccezione è rappresentata dal “caso Ruby”, anche in forza del fatto che il direttore si è speso in prima persona nel dibattito, e le sue rinnovate apparizioni televisive sono cominciate nel mezzo di questa vicenda. Il protagonismo di Ferrara sul piccolo schermo però non è in grado di conservare le posizioni raggiunte dalla sua testata on-line, che tra marzo e aprile ha perso gran parte dell’audience conquistata tra gennaio e febbraio.

All’estremo opposto si colloca Libero, la cui forza divulgativa sul web minaccia il primato de il Giornale. Le caratteristiche del suo pubblico sono quelle che si avvicinano di più alla configurazione di Corriere e Repubblica: la fascia di utenti che guadagnano un reddito più basso e che godono di un’età più giovane sopravanza il gruppo più ricco e più maturo. Libero è anche la testata che sta crescendo più rapidamente, e che sembra anche in grado di raggiungere il pubblico meno “tradizionale” dell’ideologia di centro-destra. Oppure ci si può chiedere se questo orientamento politico non si rivolga più ad un prototipo di lettore che esibisce i contrassegni della borghesia benestante, ma ad un segmento della popolazione che coinvolge ceti meno fortunati, o comunque non riconducibili in primo luogo al mondo dell’imprenditoria e della libera professione. L’espansione di Libero coinvolge un pubblico che concede un tempo ridotto alla lettura delle notizie (la metà rispetto a Il Giornale e 1/3 rispetto a Corriere e Repubblica), e che si estende verso l’area più giovane e meno abbiente. Senza dubbio occorre modificare il modello stereotipato di lettore del centro-destra; ma occorre anche svincolare la connessione – altrettanto pregiudiziale – tra la nozione di centro-destra italiana e quella di borghesia imprenditoriale. O almeno sembra necessario compiere questa operazione nell’ambito della formazione dell’opinione e dell’agenda setting, per poter avvicinare una comprensione più efficace dello sviluppo seguito dal giornalismo di quest’area politica. 

*epistemologo e fondatore di Pquod

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