17 Giugno Giu 2011 1417 17 giugno 2011

"Il referendum elettorale risuscita la partitocrazia"

"Il referendum elettorale risuscita la partitocrazia"

Palazzo Montecitorio Original

«È solo uno specchietto per le allodole». Questo è il commento di Augusto Barbera, costituzionalista e docente dell'università di Bologna, sull'ipotesi dei tre nuovi quesiti referendari per il cambiamento della legge elettorale. In questi giorni è partita la campagna “Io firmo. Riprendiamoci il voto”, patrocinata da Stefano Passigli e grandi nomi come Giovanni Sartori e Umberto Eco. Ma anche Renzo Piano, Claudio Abbado e Maurizio Pollini. Lo scopo? Eliminare l'attuale legge elettorale, firmata da Calderoli e denominata “Porcellum”, dopo che lo stesso promotore l'aveva definita «una porcata».

Secondo Barbera «eliminare il Porcellum è cosa buona e giusta. Va abrogata, senza alcun dubbio». Però, «si dovrebbe cercare di migliorare la situazione, non di tornare indietro», fino ai tempi della «cosiddetta Prima Repubblica, e dico “cosiddetta” perché io non ci credo poi che le cose siano cambiate così tanto», dice.

Secondo il professore, l'abolizione del premio di maggioranza è «il ritorno al proporzionale, così come era prima del 1993». Quando i governi si facevano e si disfacevano in Parlamento, senza che ci fosse un rapporto o un vincolo con la volontà dell'elettore. Ma il busillis è il terzo quesito, sull'abrogazione dell'ordine di lista. «È il vero specchio per le allodole». E perché? «Perché il quesito, per come è formulato, non può venire accettato dalla Corte Costituzionale». Nel caso di referendum abrogativi, soprattutto in questioni elettorali, occorre proporre un'alternativa. In questo caso, non c'è: resterebbe un vuoto legislativo. E, di fronte a una prospettiva del genere, la Corte è tenuta a bocciare la proposta. Niente potere di decidere le preferenze, quindi, e nemmeno il collegio uninominale. «Come possono non saperlo?» si domanda stupito.

Di conseguenza «si parla di eliminare le liste bloccate solo per attirare il consenso», mentre l'esito sarebbe di proporre un sistema elettorale che porterebbe «solo a un aumento del potere dei partiti in Parlamento». Una situazione che favorirebbe «i partiti del centro. Chi mai riuscirebbe a ottenere il 50% più uno dei voti? Nessuno. Per questo diventa fondamentale l'apporto dei piccoli partiti del Terzo Polo. Cioè Fini, Casini e Rutelli».

L'ideale sarebbe, secondo Barbera, un sistema uninominale al doppio turno. «Lo abbiamo visto nel caso delle recenti consultazioni elettorali amministrative, che il doppio turno funziona». Come fa notare, se ci fosse stato un turno unico «avrebbe vinto la Moratti, con giochi di alleanze. Anche se la maggioranza dei voti li aveva presi Pisapia». Però, a livello nazionale, un «sistema alla francese» non lo faranno mai. «Mi accontenterei almeno del vecchio Mattarellum». Con il quale, come ricorda, sono state fatte le elezioni nel '94, '96 e 2001.
 

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