22 Giugno Giu 2011 1315 22 giugno 2011

Pisapia blocca il Pgt, primo sgarbo al Pd

Pisapia blocca il Pgt, primo sgarbo al Pd

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Lo aveva promesso nella prima riunione del consiglio comunale: «Ci impegniamo fin d’ora ad esaminare e a valutare le osservazioni presentate da cittadini e da numerose associazioni al piano di governo del territorio: non solo per rispetto di quella democrazia partecipativa alla quale crediamo fermamente ma anche perché siamo profondamente convinti che, in quelle osservazioni, vi sia una grande ricchezza per il futuro della città. Una città in cui non vi siano più abitanti senza casa e case senza abitanti». Dichiarazione – quella del sindaco di Milano Giuliano Pisapia – pienamente confermata dalla decisione del neo-assessore all’urbanistica Lucia De Cesaris: adottare una delibera di revoca del documento per autotutela. Formula giuridica dietro cui si nasconde, in realtà, una decisione politica: lo stop all’unica grande decisione strategica assunta dalla precedente giunta, il Pgt promosso e ottenuto dall’ex assessore Carlo Masseroli.

Quando il piano era stato approvato, lo scorso febbraio – coi voti della maggioranza di centro-destra e dell’Udc - le 4765 osservazioni presentate dall’opposizione - e germinate da una discussione con la città - erano state accorpate (in circa 40 votazioni e 8 gruppi tematici) per consentire che si giungesse all’approvazione entro il limite massimo del 14 febbraio. E così era stato, sebbene l’ opposizione di centro sinistra si fosse affrettata per presentare ricorsi al Tar tuttora pendenti, lamentando una violazione delle prerogative del Consiglio comunale.

Nel programma elettorale di Pisapia, del resto si annunciava: «Non condividiamo la logica del PGT della giunta Moratti, una strategia che vuole la “densificazione” della città basata su nuovi volumi edificati. Il PGT approvato è un salvadanaio di diritti immobiliari, in buona parte previsti nelle aree del Parco Sud: una scelta per noi inaccettabile. Proponiamo una strategia che capovolge la logica del PGT della giunta Moratti, nella direzione indicata dalle osservazioni presentate dalle associazioni, dai comitati di cittadini e dall’opposizione in Consiglio». Insomma, le promesse vengono onorate. 

Che succederà dunque adesso? Tecnicamente si dovranno ridiscutere le osservazioni in consiglio, bloccandone i lavori per un tempo imprecisato che varia da un’ottimista previsione di 6 mesi a una realistica di un anno. Procedura che blocca la pubblicazione sulla Gazzetta Regionale (Burl) del testo approvato proprio alla fine della scorsa legislatura. Senza pubblicazione, però, farebbe fede l'ultimo testo del vecchio piano regolatore vigente, modificato l'ultima volta, in modo significativo, negli anni Ottanta.

Dentro il pd, la decisione dell'Assessore De Cesaris - nota per i suoi ricorsi come avvocato delle associazioni e dei comitati cittadini - provoca non pochi maldipancia. Molti infatti segnalano che il ridiscutere gli emendamenti paralizzerebbe per lungo tempo i lavori del Consiglio, che ha ben altre gravi grane di cui occuparsi. Il nuovo capogruppo Carmela Rozza non nasconde le sue perplessità: «Il punto è tecnico e politico. Bisogna chiedersi: non vogliamo più il Pgt? E allora lo abroghiamo. La soluzione di adottare questa delibera è un modo burocratese per non prendersi la responsabilità della decisione. Noi, nel Pd, siamo perplessi. Preferiremmo che il pgt approvato lo scorso febbraio venga pubblicato, e solo allora, come prevede la stessa normativa, si dovrebbero discutere in consiglio quelle osservazioni compatibili col testo. La legge prevede addirittura una revisione annuale del piano. Ma la decisione della De Cesaris, che apprendo dai giornali, equivale a bloccarlo».

Matteo Bolocan, urbanista e docente del Politecnico di Milano (e uno dei nomi che apparve nella rosa dei candidati all'Assessorato della De Cesaris) dice che il testo del centro-destra, con le 300 variazioni inserite e acquisite, non è mai stato reso disponibile, né ai tecnici, né al centro-sinistra. «Mi pare una banalità – risponde la Rozza. Se davvero fosse questo il problema non è necessario adottare la delibera. Si potrebbe aprire un tavolo tecnico, ma intanto procedere con la pubblicazione».

Parere del tutto contrario, invece, quello di Basilio Rizzo, nuovo presidente del consiglio comunale: «Noi contestiamo le modalità di approvazione del testo, per questo sono contento della decisione della De Cesaris. I tempi? Certamente più rapidi che non se si dovesse abrogarlo del tutto». Con altri 13 consiglieri di centro-sinistra, quando era all’opposizione, Rizzo firmò un ricorso di trenta pagine per denunciare le irregolarità con cui il piano era stato approvato. Nel merito? La decisione dell’allora maggioranza di accorpare le 4.765 osservazioni in 8 gruppi tematici considerati, «non omogenei»: osservazioni «prive di qualunque attinenza» accorpate le une alle altre, solo per affrettarne l’approvazione.

Anche all’urbanista Bolocan sembra non dispiacere la decisione della De Cesaris. «Trovo del tutto legittimo che la nuova giunta voglia ridiscutere le osservazioni. Del testo approvato era a conoscenza solo un funzionario. Né noi tecnici, né il centro-sinistra ha potuto studiarlo. Le obiezioni degli immobiliaristi, sul fatto che le edificazioni in città possano bloccarsi, sono prive di fondamento. Molti progetti sono già partiti, basta leggere il rapporto Assimpredil, pubblicato di recente, per rendersi conto della estesa superficie di pavimentazione, prevista per Milano nei prossimi anni».  Il professore aggiunge anche che il 13 per cento del territorio cittadino è svincolato dalla regolamentazione del pgt. L’area di Rubattino, Marelli e Santa Giulia, ad esempio. Ma quanto ci vorrà per rivedere il piano originario del provvedimento, al punto in cui non aveva ancora acquisito gli emendamenti? «Credo sia una questione di mesi - risponde - e non di anni come si dice. Pensiamo anche al discorso sula perequazione e sugli indici volumetrici espressa nel piano. È punto delicatissimo che richiede una rilettura. Ricordiamoci che una buona gestione dell'urbanistica, da parte della politica, può produrre sviluppo e valore per la città».

paola.bacchiddu@linkiesta.it

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