30 Giugno Giu 2011 1822 30 giugno 2011

I 47 miliardi di austerity per non essere Atene

I 47 miliardi di austerity per non essere Atene

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Dopo una riunione durata più di cinque ore, la manovra economico-finanziaria 2011-2014 è arrivata. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha spiegato, nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, come sarà articolata l’austerity in salsa italiana. I 47 miliardi di euro di tagli dovranno evitare che l’Italia possa entrare nella spirale della crisi europea dei debiti sovrani. Ma ci sono già i primi dubbi sulla reale efficacia della correzione di bilancio, che a una prima analisi sembra composta solo da sforbiciate lineari e non strutturali, come richiesto invece dall’Unione europea.

Il Consiglio dei ministri è iniziato in ritardo di circa un’ora. Colpa dell’incontro preliminare fra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il titolare dell’Economia. Nel vertice, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, sono volate parole grosse soprattutto in merito alla pesantezza della correzione di bilancio. Più volte Berlusconi ha spiegato che sarebbe stato «inammissibile» tagliare in modo così netto determinati settori. Tremonti non ha però ceduto con la linea del rigore ed è andato avanti. Durante la conferenza stampa Berlusconi ha esordito tranquillizzando tutti: «La manovra è stata preparata e costruita con tutti ministri e le loro strutture. Da Tremonti c’è stato il difficile lavoro di collegamento tra tutti ed è stato personalmente a confronto con i membri del Governo e i suoi uomini hanno collaborato con altri ministeri ed oggi arrivato un testo condiviso».

L’articolazione della manovra, che arriverà al Parlamento a fine luglio, prevede due anni di tagli contenuti (1,5 miliardi di euro nel 2011 e 5,5 nel 2012) e due di riduzioni ben più consistenti (20 miliardi di euro nel 2013 e 2014). Il grosso delle misure sarà infatti adottato nel biennio 2013-2014. Due le mosse più importanti: l’arrivo dell’election day, cioè l’accorpamento delle tornate elettorali al fine di ridurre gli sprechi, e il nuovo sistema fiscale Irpef a tre aliquote (20%, 30%, 40%). Sarà incrementata la lotta all’evasione fiscale, mentre ci sarà «un forfait fiscale del 5% complessivo riguardo alle imprese fatte dai giovani fino a 35 anni, con una durata di 5 anni», ha sottolineato Tremonti. Non c’è la tassa sui suv, sostituita da una sulle auto oltre i 225 kw di potenza (301 cv), e non ci sarà nemmeno l’aumento dell’Iva, ritenuto troppo rischioso per i consumi. Arriva però una mannaia per gli investitori. Nella bozza finale della Finanziaria è previsto un’aliquota del 20% per le rendite finanziarie. Nello specifico si parla dell’«introduzione di un’unica aliquota per le ritenute e le imposte sostitutive applicabili sui redditi di capitale e sui redditi diversi di natura finanziaria non superiore al 20 per cento, facendo salva l'applicazione delle minori aliquote introdotte in adempimento di obblighi derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea». Sul fronte delle pensioni, qualcosa si muove. Le donne, nel settore privato, dovranno accumulare un mese un più rispetto a oggi prima di chiudere la loro vita lavorativa. Saranno poi portate avanti misure d’incentivo per i lavoratori produttivi, in pratica «una tassazione agevolata del reddito dei lavoratori». Ancora, si potrà destinare il 5 x mille alla cultura, mentre arriva la liberazione coatta delle frequenze televisive attualmente all’asta. Da questa mossa, spiega Palazzo Chigi, dovrebbero arrivare circa 2,4 miliardi di euro. 

La correzione di bilancio ha seguito le indicazioni della Banca d’Italia. Tre mesi fa, Palazzo Koch aveva raccomandato una manovra pari a circa 40 miliardi di euro, al fine di contenere la spesa pubblica. Del resto il nostro debito pubblico, circa 1.890 miliardi di euro, non permette ampie leggerezze nella gestione delle finanze statali. Il rapporto debito/Prodotto interno lordo è pari al 120%, mentre meglio va con il deficit, già calato nel corso del 2010 fino al 4,6% del Pil e previsto al 3,9% per l’anno in corso. 

Tremonti, durante la conferenza stampa, ha ricordato che non ci sono state pressioni esterne per l’entità della Finanziaria. «Il pareggio di bilancio non è un obiettivo di ragioneria ma un obiettivo politico ed etico del Paese. Un bilancio in pareggio si riflette nelle scelte di responsabilità tra cittadini e le generazioni, un Paese in deficit è in deficit di cifra morale», ha sottolineato. Eppure, l’impressione è che il paragone con gli Stati periferici, come Grecia, Portogallo e Irlanda, sia stato uno dei leit motiv del Cdm. Non è un caso infatti che Berlusconi abbia ricordato in più occasioni come «nessuno abbia messo le mani nelle tasche degli italiani», come invece successo negli altri Paesi. 

Dopo gli allarmi delle agenzie di rating Standard & Poor’s e Moody’s in merito al giudizio sul debito sovrano per un possibile downgrade, ora gli occhi sono puntati alla reazione dei mercati. Nei giorni scorsi, conseguentemente all’approvazione del piano di austerità greco, le piazze finanziarie avevano guadagnato fiducia nei confronti anche del nostro Paese, riducendo la pressione sui titoli di Stato. Sarà cruciale la giornata di domani, l’ultima di questa ottava di Borsa, per saggiare il sentiment degli operatori finanziari. Con esso, si capirà anche quanto credono che la manovra di Tremonti possa realmente evitare il contagio ellenico all’Italia. 

fabrizio.goria@linkiesta.it 

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