19 Luglio Lug 2011 1006 19 luglio 2011

La proprietà intellettuale on line è regolata da una legge del 1941

La proprietà intellettuale on line è regolata da una legge del 1941

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Da una parte due internet service provider, Fastweb e NGI, sono indagati con l’accusa di favoreggiamento per non aver inibito l'accesso verso la piattaforma di condivisione di file peer to peer “Btjunkie”; dall'altra Yahoo! Italia vince la causa contro il link pirata. Proprietà intellettuale on line, P2P, black list di siti da bandire. Insieme all'avvocato Guido Scorza, fondatore e presidente dell'Istituto per le politiche dell'innovazione, uno dei massimi esperti di diritto delle nuove tecnologie, abbiamo provato a far chiarezza su leggi, sanzioni ed efficacia dei regolamenti.

Fastweb e NGI hanno risposto all'accusa della Procura di Cagliari parlando di “un mero incidente tecnologico”. A suo avviso è credibile?

Un incidente tecnologico è certamente plausibile soprattutto in considerazione del fatto che, avuta notizia dell'inefficacia delle misure disposte, le due società si sono immediatamente attivate per porvi rimedio ed hanno rapidamente risolto il problema. Non è, peraltro, scontato che l'incidente in questione sia da addebitare ai due provider. Mi spiego meglio: l'efficacia di questo tipo di blocchi dipende oltre che dall'attività del provider anche dal comportamento del titolare del sito internet oggetto di blocco che può rendere più o meno difficile la vita a chi voglia rendere inaccessibili le proprie pagine da un certo Paese adottando talune contromisure. Nell'intera vicenda, tuttavia, l'aspetto che lascia più perplessi è rappresentato dalla circostanza che, se di errore si è trattato, sarebbe stato sufficiente che la Guardia di Finanza e/o la Procura prima di chiedere nuovi accertamenti tecnici ed avviare ulteriori procedimenti, segnalassero la circostanza a Fastweb e NGI, chiedendo chiarimenti. Non consta, invece, che ciò sia avvenuto e si tratta di un aspetto che proietta un antipatico cono d'ombra su quanto accaduto. Per dirla in termini assolutamente chiari, la sensazione - mi auguro sbagliata - è che si sia voluto fare dei due provider un capro espiatorio per fissare un principio, peraltro, ovvio: quello secondo cui non ottemperare ad un ordine del giudice è reato.

Quali sono le sanzioni per chi continua a consentire l'accesso nonostante il divieto imposto dal magistrato?

Si tratterà di vedere - non si conosce ancora il provvedimento se non attraverso un comunicato stampa della Procura - quale reato verrà contestato a Fastweb e NGI - per ora si parla genericamente di favoreggiamento - e quale reato è stato contestato al gestore del sito. La pena massima potrebbe essere della reclusione fino quattro anni.

Yahoo! Italia ha appena vinto la causa ricorrendo in appello contro l'ordinanza del Tribunale di Roma in merito al link pirata del film “About Elly”. Quali possono essere gli effetti di questa sentenza sulla circolazione dei contenuti on line?

Credo si possa dire che con la sua recente decisione, il Tribunale di Roma ha sostanzialmente ristabilito l'ordine naturale delle cose in materia e affermato il principio secondo il quale le regole generali sull’onere della prova valgono anche in materia di diritto d'autore: chi agisce per chiedere a un intermediario della comunicazione la rimozione di un contenuto e/o l'inibitoria all'accesso a tale contenuto è tenuto ad individuare in modo puntuale attraverso la relativa Url tale contenuto e a provare che l'uploader originario del contenuto medesimo sia privo dei diritti necessari alla messa a disposizione del pubblico del contenuto stesso.
Sin qui, in materia, c' è stata un po' di confusione e, troppo spesso, si è ritenuto sufficiente che il titolare dei diritti individuasse genericamente - per tipologia [n.d.r. es: tutti i video relativi al grande fratello] - i contenuti dei quali chiedeva la rimozione.

Come è regolamentata in Italia la legge sulla proprietà intellettuale on line e il P2P?

Allo stato la disciplina della materia è affidata alla legge sul diritto d'autore [n.d.r. legge 633 del 1941] che prevede sanzioni di carattere anche penale per chiunque comunichi al pubblico o metta disposizione del pubblico - tra l'altro anche a mezzo internet e non importa attraverso quale tecnologia e/o piattaforma, P2P incluso - opere dell'ingegno sulle quali insistano altrui diritti d'autore [n.d.r. software, videogame, musica, film, libri ecc.].
È una disciplina severa ma poco efficace che, ora, l'Autorità per le garanzie nelle “minaccia” di rafforzare auto-attribuendosi ulteriori poteri che le consentiranno, tra l'altro, di ordinare l'immediata rimozione di un contenuto, se ritenuto in violazione di altrui diritti d'autore, all'esito di un procedimento sommario destinato ad essere definito in 48 ore.

Come vengono individuate le black list per i provider? Chi le redige?
Esistono black list di due tipi: quelle relative ai siti che distribuiscono contenuti pedopornografici e quelle relative a siti attraverso i quali si consente il gioco d'azzardo in assenza della necessaria autorizzazione da parte dell'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato. Le due cosiddette black list vengono redatte da forze dell'ordine e monopoli di stato e trasmesse a tutti (auspicabilmente) i provider italiani perché ne prendano atto ed intervengano - purtroppo manualmente, sostanzialmente, lavorando su una specie di foglio di calcolo - sulle loro macchine per inibire l'accesso, ciascuno ai propri utenti ai siti incriminati.
A queste black list occorre poi aggiungere quelle formate per effetto dei diversi provvedimenti dei giudici del genere di quello oggetto della vicenda Fastweb-NGI.
È evidente che un simile procedimento oltre a non essere efficace perché agevolmente eludibile da qualsiasi ragazzino “smanettone” si presta a facili errori proprio come, probabilmente, accaduto nella vicenda Fastweb.

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