21 Luglio Lug 2011 1717 21 luglio 2011

La Bce fa fallire la Grecia per salvare se stessa

La Bce fa fallire la Grecia per salvare se stessa

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L’Europa vara il Piano Marshall per la Grecia, i mercati tirano un sospiro di sollievo. Secondo alcune indiscrezioni trapelate poco prima dell’inizio del summit dei capi di Stato dell’Eurozona, a Bruxelles, il presidente della Bce Jean-Claude Trichet avrebbe avallato il «default selettivo temporaneo» di Atene – effetto del coinvolgimento dei privati nel salvataggio, in base alla proposta franco-tedesca – in cambio di una riforma dei poteri dell’Efsf, il veicolo salva-Stati da 440 miliardi di euro, che toglierà alla Bce l’onere di gestire il riacquisto di titoli di debito a scadenza sul mercato secondario e sostituirli con altri di durata maggiore (buyback).

Così è stato. In base alla bozza dell’accordo, che al momento in cui scriviamo non include l’ammontare finale del secondo pacchetto di aiuti, il veicolo Efsf acquisterà dalle banche europee, soprattutto francesi e tedesche (maggiormente esposte al debito ellenico, con rispettivamente 25 e 39 miliardi di euro), titoli di debito in scadenza di un Paese fallito – che hanno un valore di mercato inferiore del 40% rispetto al valore nominale di questi titoli iscritto sul bilancio degli istituti tedeschi e francesi – in cambio di titoli a lunga scadenza garantiti dall’Efsf, giudicato dalle agenzie di rating con il massimo dei voti. Non solo: la scadenza dei prestiti che l’Efsf portrà concedere alla Grecia, a un tasso del 3,5%, inferiore al tasso del primo prestito congiunto Ue/Fmi, sarà estesa da 7,5 a un massimo di 15 anni. Infine, l’Efsf potrà inoltre ricapitalizzare le banche domestiche dei Paesi dell’Eurozona attraverso prestiti anche per gli Stati che non hanno firmato un programma di salvataggio.

Stando alla bozza, che plaude alla manovra italiana e la prende a esempio degli sforzi di consolidamento fiscale che gli Stati della zona euro dovranno compiere per ridurre al 2013 il deficit di bilancio entro il parametro del 3%, fissato dal Trattato di Maastricht, il settore privato sarà coinvolto su base volontaria nel salvataggio attraverso tre differenti opzioni: buyback, rollover e swap. Ovvero, il riacquisto di obbligazioni greche a scadenza, il loro mantenimento nel banking book attraverso un rinnovo a scadenza allungata, o un loro scambio con bond targati Efsf.

Se, attraverso i nuovi poteri dell’Efsf, gli istituti di credito europei non dovranno dunque sopportare delle svalutazioni sul proprio banking book, in quanto le obbligazioni che acquisiranno in cambio dei bond greci avranno un valore di mercato pari al valore nominale, la patata bollente del debito ellenico potrebbe invece avere gravi conseguenze per la Bce. In base ai Trattati Ue, l’istituto di Francoforte non può accettare a garanzia dei prestiti concessi nell’ambito dell’European stability mechanism titoli di debito di Stati “formalmente falliti”, cioè giudicati come tali dalle agenzie di rating. E sono proprio le agenzie di rating ad aver dichiarato che un coinvolgimento dei privati sarebbe stato considerato alla stregua di un fallimento.

Mario Draghi, che prenderà il posto dell’uscente Jean-Claude Trichet a novembre, si ritroverebbe a dover fronteggiare un aumento di capitale dell’istituto di Francoforte. Secondo i calcoli della banca d’affari JP Morgan, alla fine dello scorso febbraio l’esposizione di Francoforte sul debito greco era pari a 194 miliardi di euro rispetto a prestiti per 131 miliardi di euro, ovvero il 68% del nominale. Con un taglio maggiore del 32% del debito greco in caso di ristrutturazione, cioè del 50%, la perdita per la Bce sarebbe di 35 miliardi di euro, ma secondo indiscrezioni odierne la cifra potrebbe salire a 50 miliardi. I prestiti di Francoforte, inoltre, rappresentano l’unica fonte di finanziamento per le banche nazionali greche. Lo scorso maggio, per la prima volta in cinque mesi il volume dei prestiti ha sfiorato i 100 miliardi di euro (97,5) rispetto agli 86,8 di aprile 2011.

È vero che sulle spalle dei custodi dell’ortodossia della Bce, come Jurgen Stark (membro esecutivo del board dell’Eurotower) non graverà l’onere di attuare politiche monetarie diverse dalle operazioni sui tassi e sul sistema bancario, un peso che nessuno, a Francoforte, voleva più sopportare. Dall’altro lato della medaglia, tuttavia, la banca comunitaria europea dovrà rimodulare il sistema di garanzie a tutela del proprio ruolo di “prestatore di ultima istanza”. Un punto di non facile soluzione.

Sui listini europei, per via dell’attesa febbrile per la riunione odierna, la seduta è stata altamente volatile. Ancora una volta, il Ftse Mib, il principale listino di Piazza Affari, è risultato il migliore d’Europa (Ftse 100 +0,79%, Dax +0,95%, Cac +1,66%) , chiudendo a più 3,76% dopo aver perso l’1,71% a metà seduta, quando il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, aveva sottolineato che il «default selettivo» della Grecia era una possibilità. I forti acquisti sul comparto bancario, che detiene circa il 30% del debito italiano, ha trascinato all’insù tutto il listino. Tra i titoli migliori della seduta, degna di nota Intesa Sanpaolo sospesa per eccesso di rialzo a più 10,2% per poi chiudere a +9,54%, UniCredit (+9,95%), Ubi (+9,97%), Banco Popolare (+8,87%), e Banca Mps (+7,72%). Sul fronte dei titoli di Stato, il rendimento del decennale spagnolo sale al 6%, il Btp con scadenza al 2021 è in leggera contrazione al 5,6 per cento. In contrazione anche i Cds, i derivati che fungono da assicurazione contro il rischio di fallimento di un’emittente, sull’Italia, a 250 punti base, Spagna 306 punti base e Grecia 2.000, rispetto ai 2.500 di ieri. Significa, in quest’ultimo caso, che per assicurare tzatziki bond per 10 milioni di euro, sono necessari 2 milioni di euro l’anno.

L’iter per l’approvazione del nuovo statuto del fondo salva-Stati prevede l’approvazione delle decisioni odierne da parte dei ministri finanziari dell’Ecofin, che si riuniranno nei prossimi giorni, anche se, stando a fonti europee, pare che l’ammontare del secondo bailout greco dopo quello del maggio 2010, che le indiscrezioni quantificano in 110 miliardi di euro, non sarà deciso prima della pausa estiva. Una piccola dose di impasse, a Bruxelles, sembra resistere a qualsiasi (tardiva) mediazione.

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