20 Agosto Ago 2011 1139 20 agosto 2011

Ora alle donne Usa piace sparare

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NEW YORK - Portacipria, rossetto, chiavi… cosa manca? Una pistola, ovviamente. Sembra questo il nuovo trend fra le donne americane, almeno fra quelle di stati da sempre “pistoleri” come il Texas o l’Arizona. Se non avete mai visto una newyorchese per eccellenza come Carrie Bradshow, “infarcire” la sua borsetta con una Glock o una Wesson, nemmeno in una delle innumerevoli puntate di “Sex and the City”, è perché nello stato di New York (come in altri, per fortuna) portare in giro armi è vietato, tranne in ristrettissimi casi. E, poi, ammettiamolo, con cinquecento dollari da spendere, nessuna delle quattro “ragazze” avrebbe investito in un pezzo di ferro ma tutte sarebbero entrate, magari insieme da Manolo Blahnik per un nuovo paio di scarpe, con stiletto “che uccide” probabilmente, ma pur sempre scarpe.

Gli Stati Uniti, però, sono un insieme eterogeneo di stati e, si sa, in alcuni, il mito di John Wayne non e’ mai tramontato e la pistola in tasca e’ normale come un hot dog con la mostarda. Cosi’ uno studio condotto dalla Shooting Sport Foundation nel 2009, evidenzia un incremento del 70% nella vendita di pistole al “gentil sesso”. Cifre che, i soddisfatti proprietari di negozi di armi, confermano e, anzi, dicono addirittura in costante aumento. Tanto che, il mercato si è immediatamente adeguato al nuovo trend creando “pistole femminili”, più piccole, meno “paurose”, facilmente portabili in borsetta e, soprattutto, efficaci, capaci cioè, con poco addestramento, di centrare il bersaglio ed eliminarlo. E siccome un “pezzo di ferro” potrebbe intonarsi poco con l’abito firmato o con il colore dello smalto, ecco sfornate ad hoc pistole rosa, viole, arancio o finanche con perline o zirconi incastonati.

L’aumento delle vendite è diventato così evidente che i responsabili del punto vendita della Eagle Gun, ad esempio, uno degli store più importanti nel North Carolina, hanno deciso di allestire reparti diversi, sistemati specificamente per far posto alle armi “for ladies”. Le donne, ovviamente, parlano di una necessità imprescindibile dettata dai pericoli di società violente e insicure. Avere un’arma in borsa offre la possibilità di eliminare un nemico, anche se tale solo potenzialmente. La facilità nel possedere armi, infatti, in molti Stati è indicata proprio come la causa di percentuali più alte di violenza e omicidi. Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ad esempio, e il capo della polizia, Raymond Kelly, entrambi impegnati in una massiccia campagna contro la diffusione delle armi, non perdono occasione per sottolineare come la Grande Mela sia diventata la metropoli più sicura degli Stati Uniti anche grazie al rigido controllo sul possesso di pistole.

Di diverso parere, naturalmente, Rachel Parsons, della National Rifle Association che, nel confermare i dati, aggiunge che in Texas, solo nel 2010, sono stati richiesti (e accordati) 30 mila permessi di porto d’armi e tutti da parte di donne. Grande incremento anche per i corsi di addestramento che vedono, ormai, almeno un terzo di donne presenti con i loro “giocattolini” per diventare delle abilissime Calamity Jane. Tanto per dare un senso dell’enorme espansione di questo mercato, basterebbe citare un particolare che solo apparentemente appare trascurabile. Il proprietario dell’ Eagle Gun, infatti, parla con orgoglio dell’ultima innovazione apportata all’interno del negozio: un bagno solo per donne, con tanto di bellissimi specchi e accessori vari. «E’ importante – dice Michael Threadgill – che le donne, prima di uscire dal negozio, con la loro pistola in borsa, possano rifarsi il trucco e sentirsi belle». Per riuscire a raccogliere i 2 milioni di dollari necessari per coprire le spese per i lavori del negozio, Threadgill, si e’ inventato anche delle tessere societarie, di vario livello e prezzo. Un terzo, manco a dirlo e’ stato acquistato da donne, prova ulteriore che alla Eagle Gun e in posti simili, hanno fiutato la pista dell’oro e la stanno percorrendo in direzione giusta. Senza nessuna invidia per le newyorchesi alle quali restano, per incipriarsi il naso, solo i bagni di Bergdorf e Goodman o di Barney’s. 

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