27 Settembre Set 2011 1630 27 settembre 2011

In Francia la scuola va in piazza e fa tremare Sarko

In Francia la scuola va in piazza e fa tremare Sarko

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Il clima sociale francese è incandescente e c’è chi giura che il Partito socialista cercherà in ogni modo di sfruttare il malcontento popolare scaturito dal piano di austerità. Nel Paese sindacati e parti sociali iniziano a organizzarsi per manifestare contro la legge finanziaria 2012, il cui passaggio è atteso domani al Consiglio dei Ministri.

Il primo appuntamento questa mattina con lo sciopero generale della scuola al quale hanno preso parte, secondo Le Monde, più di 165.000 insegnanti. Nelle menti dei francesi, ma non solo, si susseguono ancora le immagini dei violenti scontri a Lione e Marsiglia dello scorso anno. Quest’autunno si spera che le cose andranno diversamente. Anche se le premesse non lasciano ben sperare. Secondo le stime previste, infatti, nel 2012 saranno circa 14.000 i tagli nella scuola pubblica a fronte di un aumento delle iscrizioni scolastiche.

Qualcosa nell'esagono sta cambiando. Il pubblico francese deve essere rimasto davvero senza parole domenica, quando versa sera sono stati resi noti i risultati definitivi dell’elezione per il rinnovo della met‡ dei senatori: 177 seggi su 348 totali alla sinistra, due in più dei 175 necessari ad avere la maggioranza assoluta. Un risultato storico se si pensa che è la prima volta dal 1958, ossia l’anno in cui è stata fondata la V Repubblica, che il Senato passa a una maggioranza di sinistra.

Il risultato è frutto delle modifiche alla legge elettorale che negli anni hanno cercato progressivamente di rendere l’elezione dei membri del Senato più democratica e rappresentativa della volontà popolare, i numeri sono bastati a infuocare il dibattito politico intra e inter partitico.

Sabato è atteso il voto per la nomina del Presidente del Senato. Se l’Ump, il partito di Sarkozy, ha già riconfermato la candidatura dell’attuale Presidente del Palais du Luxemburg, Gèrard Larcher, il Ps mostra le prime spaccature interne in vista delle primarie della prossima settimana.

Jean Pierre Bel, presidente del gruppo dei socialisti al Senato vicino a Francois Hollande aveva appreso con meraviglia da France Inter la candidatura alla carica di Presidente da parte di Catherine Tasca, fervente sostenitrice di Martine Aubry, poi rientrata questa mattina. Annuncio che è comunque bastato a far capire quale sia il clima generale nel partito.

Il Senato francese ha storicamente un’importanza minore rispetto al ruolo e alla fama dell’Assemblea Nazionale. Il potere legislativo appartiene di fatto ai deputati del Palais du Matignon, in grado di esprimere sempre l’ultima parola su ogni progetto di legge. Tuttavia, non è escluso che il Senato si lanci a partire dalle prossime settimane in campagne progressiste sul piano delle politiche sociali, un terreno difficile per il governo. Ma non basta, il settimanale l’Express ha fatto notare come sia competenza dei senatori indicare i nomi dei testimoni da citare per le commissioni d’inchiesta. Per l’affaire Karachi si prospettano giornate lunghe e dense di colpi di scena, con i principali esponenti della compagine governativa al banco dei testimoni.

Una pubblicità sicuramente negativa per l’esecutivo Sarkozy, che si trova ad affrontare l’inizio della stagione delle contestazioni d’autunno.

Qualunque sarà il nuovo Presidente del Senato, la direzione della politica francese dei prossimi mesi appare segnata e Nicolas Sarkozy può sicuramente dire addio alla possibilità di veder concludere il proprio mandato senza un continuo scontro istituzionale.

Primo dei provvedimenti a incontrare l’ostruzione del Senato sarà sicuramente la regle d’or - regola d’oro - del pareggio di bilancio che l’Ump vorrebbe vedere inserita nella Costituzione al più presto.

Anche se il Primo Ministro Francois Fillon si affanna a ripetere che «la regola d’ora non è né di destra, né di sinistra», il Ps ha già le idee chiare. Nessuna modifica costituzionale, ma una legge ordinaria che imponga il pareggio di bilancio. Votata dopo le elezioni.

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