13 Ottobre Ott 2011 1121 13 ottobre 2011

Ma Europa e mercati sono pronti a sfiduciarci

Ma Europa e mercati sono pronti a sfiduciarci

Mercati

L’attesa dei mercati finanziari era elevata. Il discorso prima del voto di fiducia sul rendiconto di bilancio 2010 poteva mettere in difficoltà il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Le avvisaglie per una tempesta perfetta c’erano tutte. Non sono state tradite. Dal uno lato, il rendimento dei titoli di Stato italiani tornava ai massimi da agosto, vicino al 5,9 per cento. Dall’altro, il Credit default swap (Cds), ovvero il derivato che protegge dal fallimento di un asset, tornava sopra quota 430 punti base. In mezzo, il principale indice di Borsa Italiana, il FTSE Mib, registrava una perdita superiore al 2% non appena Berlusconi termina il suo intervento. Nel frattempo, dalla Francia arriva una notizia che potrebbe peggiorare la situazione. Diverse fonti del ministero delle Finanze di Bercy, riportate da Reuters, ammettono che potrebbe essere un’idea sostenere l’Italia con il fondo salva-Stati europeo.

«Siamo sotto attacco speculativo, l’Europa lo è». Berlusconi ha voluto rimarcare che la situazione di tensione nei confronti dell’Italia non è un problema isolato, ma comune a tutta l’eurozona. Eppure, è chiaro che il focus degli investitori sia su quanto sia sostenibile il programma di consolidamento fiscale italiano. Berlusconi ha ripetuto che il pareggio di bilancio arriverà nel 2013, ma intanto continuano a rincorrersi le voci di un supporto esterno all’Italia.

L’agenzia di stampa Reuters, citando fonti del ministero delle Finanze di Francia, ha sottolineato che potrebbe esserci un aiuto tramite il fondo salva-Stati European financial stability facility, o Efsf. «Garantire per mezzo del fondo salva-stati Efsf una parte del debito italiano è un'iniziativa che potrebbe essere valutata», ha detto un alto funzionario del ministero di Bercy. Del resto, dopo i recenti downgrade del rating italiano da parte di Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch, è mutata la percezione in merito all’Italia. Se fino al 20 maggio scorso, data del primo warning di S&P, Roma era da considerarsi lontana dal contagio della crisi ellenica, oggi così non è.

Lo spread, cioè il differenziale di rendimento, fra i Btp italiani e i Bund tedeschi non è ancora tornato ai 400 punti base di inizio settembre, ma poco di manca. In particolare, poco prima del discorso di Berlusconi, lo spread era schizzato al massimo di giornata, 371 punti base. Dopo l’intervento in aula, la tensione non è passata. Anzi. Il rendimento dei titoli decennali italiani ha toccato oggi il massimo da agosto a quota 5,863%, salvo poi scendere intorno alle 13 verso quota 5,81 per cento. Sarebbe stato molto peggio se non fosse intervenuta ancora la Banca centrale europea (Bce) in sostegno dell’Italia. Anche sul mercato dei Cds l’Italia è stata sotto pressione, con un derivato sul debito italiano prezzato a quota 432 punti base, secondo la piattaforma di Markit. Le parole del presidente del Consiglio non hanno influito sul Cds, che dalle 13, dopo uno stop, ha ripreso la sua corsa al rialzo.

L’instabilità politica rischia di avere due effetti devastanti per il Paese. La prima è la perdita totale di fiducia degli investitori. In una nota di due settimane fa la banca americana Goldman Sachs reiterava i propri avvisi in merito agli asset italiani detenuti in portafoglio. In particolare, il colosso di Wall Street faceva riferimento alla crescente paura di uno stallo istituzionale, capace di bloccare il programma di rientro dei conti pubblici italiani. Se è vero che in quest’anno l’Italia sta registrando un avanzo primario, è altrettanto vero che nei prossimi anni il debito pubblico rappresenterà la maggiore incognita. Secondo il Documento di economia e finanza (Def) pubblicato dal Tesoro poche settimane fa l’indebitamento italiano in rapporto al Prodotto interno lordo (Pil) sarà al 120,6% nel 2011 e al 119,5% nel 2012. Solo nei due anni successivi, assumendo uno scenario di crescita economica, calerà al 116,4% nel 2013 e al 112,6% nel 2014. Ma già a metà settembre un’altra banca americana, J.P. Morgan, aveva sottolineato che non si poteva escludere una nuova correzione di bilancio nel 2012, in vista del mancato raggiungimento degli obiettivi della manovra di agosto.

Il secondo effetto è quello che si sta verificando già da diverse settimane. Il completo scollamento dalla realtà della classe politica italiana ha già deteriorato i rapporti geopolitici di Roma all’interno dell’eurozona. Il vertice bilaterale tra Francia e Germania di domenica scorsa ne è la prova. E dire che l’Italia, proprio come Berlino e Parigi, ha un sistema bancario che sta vivendo giorni oscuri. L’ultimo scenario tracciato da Morgan Stanley, in merito alle esigenze patrimoniali degli istituti di credito italiani, parla chiaro. Oggi l’Eba (European banking authority) ha spiegato che il nuovo round di stress test sarà più pesante dei precedenti. Il requisito minimo sarà infatti un capitale Core tier 1 del 9 per cento. Così facendo, come ha simulato Morgan Stanley, alle banche europee occorrerebbero 208,517 miliardi di euro. Per le italiane, la situazione non è positiva: per UniCredit sarebbero necessari 12,492 miliardi di euro, per Banco Popolare 3,26 miliardi, per Monte dei Paschi di Siena 3,053 miliardi, per UBI 1,547 miliardi e per Intesa Sanpaolo, la migliore del quintetto, 481 milioni di euro. Un altro problema in arrivo per l’Italia.

fabrizio.goria@linkiesta.it 

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