6 Novembre Nov 2011 1110 06 novembre 2011

Uccise 8 ciclisti, per i giudici 8 anni di galera possono bastare

Uccise 8 ciclisti, per i giudici 8 anni di galera possono bastare

Biciclette 0

COSENZA - Senza patente, guidava lo stesso. E proprio alla guida della sua auto, ha investito otto ciclisti. Li ha uccisi tutti e otto. Esattamente come gli anni di carcere che dovrà scontare. Proprio come l’età del bambino che viaggiava con lui in macchina, anche lui vittima inconsapevole di scelte non sue, ma che comunque gli hanno riservato la sfortuna di trovarsi in quella macchina. Il più anziano degli sfortunati “atleti della domenica” aveva 58 anni. Il più giovane ne aveva 38, un’età in cui il 21enne Chafik Elketani sarà già libero da qualche anno. Succede tutto in Italia, sulla statale 18 di Lamezia Terme (Catanzaro), in località Sant'Eufemia, nell’anno di grazia 2010 e in una di quelle giornate d’inverno che si ricordano solo per le condizioni climatiche particolarmente aspre, anche al Sud, anche a Lamezia.

È la mattina del 5 Dicembre 2010 quando Chafik, nato in Marocco, è alla guida di un auto che non potrebbe e non dovrebbe guidare già da sette lunghi mesi. Il dovere di cronaca impone di ricordare che la patente gli fu tolta proprio a causa di un sorpasso azzardato. Davanti a lui corrono 8 ciclisti, assolutamente ignari di ciò che gli sta per succedere, incoscienti della sfortuna che gli toccherà subire. Elketani viaggia sotto effetto di stupefacenti, come solo più tardi e inutilmente, verrà accertato dall’ospedale incaricato di prestare aiuto all’investitore di quelle otto persone. Li investe tutti, azzardando un sorpasso che solo l’avventatezza e l’assoluta mancanza di contatto con la realtà possono spiegare. Esce dalla sua corsia e non si accorge della pioggia, delle sue condizioni psicofisiche alterate e del bambino che ha a fianco. Con la furia del suo gesto, travolge otto amici e stravolge l’esistenza di altrettante famiglie.

Con la sentenza del 28 ottobre il gup Carlo Fontanazza condanna l’investitore marocchino ad otto anni di pena carceraria. Le tragiche polemiche dei familiari delle vittime non tardano ad arrivare. Dicono che la sentenza è iniqua. Che quel maledetto numero otto che sembra andare e poi tornare, lungo tutta questa vicenda, ha colpito ancora le vittime che loro piangono. Otto anni, per otto vite. Una vita, per ogni anno. Il carcere, dicono, non può essere così morbido per un assassino. «Le pene massime riservate agli omicidi della strada, sono e rimangono scritte sulla carta. Riti abbreviati e attenuanti fanno la fortuna degli assassini e la sfortuna delle vittime che se ne vanno e dei loro cari che restano», si lasciano andare i familiari. Hanno dentro il disgusto e l’insoddisfazione per una giustizia che ritengono ingiusta e che è andata a sommarsi al loro dolore.


Il luogo dell’incidente e le biciclette travolte

Purtroppo in Calabria, le morti sulla strada sono una costante. Leggendo il rapporto annuale Aci-Istat relativo al 2009 e si scopre che proprio un’arteria calabrese ha l’appellativo di “Strada della Morte”. Stiamo parlando della SS 106 Jonica, che relativamente al tratto calabrese presenta il rapporto più alto di mortalità per chilometro registrato su tutte le strade italiane (0.46). Il tratto che lambisce la provincia di Cosenza presenta, secondo i dati raccolti dall’ ACI, 13 morti a seguito di 22 incidenti nel solo anno solare 2009.

Scendendo ancora più a Sud, nella porzione della SS 106 che percorre tutta la provincia di Reggio Calabria, ha lasciato la sua vita 1 persona a fronte di 9 incidenti totali. E se andiamo a fare un confronto con i percorsi per cui la stessa superstrada 106 si estende lungo la Puglia, scopriamo che il problema è quasi esclusivamente di competenza delle autorità calabresi. Seppur molto più breve rispetto al percorso calabrese, il tratto tarantino della SS 106 che consta in 40 km, presenta un bilancio di 1 morto e di 5 incidenti nel 2009, con conseguente abbassamento del rapporto di mortalità per km (0.14).

A Taranto come a Lamezia, i morti se ne vanno e le responsabilità restano. Assieme a loro sul posto di quella mattinata in bici e nei ricordi di tutti, rimarranno le immagini di quelle biciclette arrendevolmente appese alle ringhiere della strada, anche loro vittime di una colpevole e ingiustificabile follia. Quella di Chafik, 21enne assassino che tra 8 anni potrebbe riprendere in mano uno sterzo. Forse proprio su quella statale 18, in località Sant'Eufemia, a Lamezia Terme, Calabria, Italia. 

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