18 Novembre Nov 2011 2312 18 novembre 2011

Dieci giorni di Monti, tutta la verità sullo spread

Dieci giorni di Monti, tutta la verità sullo spread

Mario Monti AP

Il nove novembre scorso, Mario Monti veniva nominato senatore a vita da Giorgio Napolitano con una mossa a sorpresa. Nove giorni dopo l’esecutivo guidato da Monti ha incassato la fiducia del Parlamento. Il nove novembre, il differenziale tra i titoli di Stato decennali italiani rispetto ai bund tedeschi, considerati il punto di riferimento in Eurozona, toccava quota 552 punti base. Oggi lo spread è invece sceso a 467 punti base, mentre in dieci giorni Piazza Affari è passata da 15.072 a 15.223 punti. Il Ftse Mib, principale listino italiano ha chiuso un ottava in altalena con un timido rialzo a quota +0,23 per cento. Secondo quanto avevano rivelato a Linkiesta alcune fonti vicine alla Banca d'Italia, la zavorra-Berlusconi sullo spread era quantificata  in circa 100 punti base. 

Il fatto certo è infatti un altro: lo spread degli Oat francesi e dei bonos spagnoli, nello stesso lasso di tempo in cui l’ex commissario antitrust europeo ha formato un nuovo governo, si è invece allargato.

Nelle ultime settimane sono state numerose le notizie che hanno accelerato le vendite di obbligazioni francesi: dall’errore “tecnico” sul sito dell’agenzia di rating Standard & Poor’s, che aveva erroneamente tolto la tripla A, cioè il massimo dei voti, al debito di Parigi, ad un rapporto del Lisbon Council, un importante think thank di Bruxelles, che ha evidenziato come il bilancio della Francia sia tra i peggiori d’Europa in termini di sostenibilità del debito (dove con una spesa pubblica al 55,4% del Pil nel 2010 è tredicesima su 17 e il deficit strutturale è all' 11mo posto su 17). Insomma, i timori di un downgrade permangono: dal 9 novembre a oggi lo spread nei confronti del Bund è passato da 147 a 174 punti base, in calo rispetto al nuovo record storico di 184 punti base toccato tre giorni fa, in un contesto di pesanti vendite che non ha risparmiato Olanda e Austria, altri due Paesi nel club AAA.

Oggi la lobby comunitaria delle banche d’investimento (Institute of international finance) ha gettato acqua sul fuoco affermando che «i fondamentali del Paese non sono così terribili come sembra», aggiungendo di «non essere convinti che ci siano i presupposti per un declassamento della Francia», il cui status di porto sicuro per gli investitori mai come in questa settimana è apparso in discussione. Basti guardare ai Cds sul debito quinquennale, derivati che fungono da assicurazioni sul rischio di default di un’emittente, che ieri hanno alzato l’asticella a 234 punti base: un altro primato.

L’attesa per l’esito delle elezioni di questa domenica e la diminuzione degli acquisti da parte di Eurotower, come hanno sottolineato alcuni trader, sono le ragioni che hanno innalzato il differenziale tra Bonos e Bund da 409 a 477 punti base, sempre dal 9 al 18 novembre. L’asta di martedì scorso è andata quasi deserta, e il rendimento con cui sono stati collocati i 3,56 miliardi di Bonos decennali ha toccato il record di 6,95 per cento, rispetto al 5,4% della precedente emissione, il 20 ottobre. Secondo gli analisti l’obiettivo del taglio del deficit al 6% del Pil nel 2011 e al 4,4% nel 2012, basate su una crescita dell’1,3% per l’anno in corso e del 2,3% per l’anno prossimo sarebbero «oltremodo ottimistiche», come sottolinea un report di Ing. Stando agli ultimi dati Eurostat, la crescita iberica, lo scorso settembre, si è attestata a +0,8% rispetto al settembre 2010 (dati Eurostat). Una strada ripida e in salita, dunque, per il probabile vincitore Mariano Rajoy. Pericoloso, per la Spagna, l’innalzamento dei requisiti di margine per gli scambi nelle stanze di compensazione europee come Lch Clearnet, fissati a 450 punti base: sugli schermi Markit alle 15.30 il livello era di poco superiore, 460 punti base. Rajoy, che parla già da premier in pectore, ha ribadito oggi: «Siamo un Paese affidabile», riaffermando la volontà di rispettare gli obiettivi di bilancio «a qualsiasi costo».

Nel frattempo il ministro uscente dell’Economia, Elena Salgado, ha spiegato che il costo medio di rifinanziamento del debito spagnolo è al 4%, un livello ancora sostenibile, ma dalle sale trading di Londra affermano che ora è Madrid l’anello debole, anche se l’osservato speciale rimane l’Italia. La prossima settimana Mario Monti inaugurerà il tour europeo: prima tappa a Bruxelles, martedì prossimo, quando incontrerà il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, e a seguire Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Un secondo test, dopo la scontata promozione sul fronte interno, per la credibilità dell’Italia e i suoi 360 miliardi di euro di debito in scadenza al 2012.  

Per approfondire:

Tutte le nostre infografiche sul debito pubblico

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook