28 Novembre Nov 2011 1513 28 novembre 2011

Dopo il buco, le elezioni: scandalo infinito all’Università di Siena

Dopo il buco, le elezioni: scandalo infinito all’Università di Siena

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SIENA – Dato che conoscevano personalmente chi avrebbe avuto diritto a votare, allora hanno evitato di chiedere anche solo un documento di riconoscimento. Così degli scrutatori un po’ superficiali, avrebbero fatto eleggere un rettore ancora oggi non pienamente legittimato e hanno tratto in inganno un ministro della Repubblica.

È successo a Siena, dove secondo gli atti dell’inchiesta sull’elezione a rettore di Angelo Riccaboni, 10 scrutatori facenti parte della commissione addetta al disbrigo delle procedure di voto, avrebbero fatto votare gli aventi diritto senza accertarne l’identità. Come se non bastasse, gli stessi funzionari avrebbero vergato sul verbale la loro originale idea sullo svolgimento delle operazioni di voto: nel rapporto sulla seduta hanno scritto che «tutti i votanti erano noti ad almeno un componente del seggio elettorale», perciò non avrebbero avvertito la necessità di chiedergli un documento che ne certificasse l’identità.

Così la settimana scorsa 10 persone si sono viste recapitare l’avviso di conclusione delle indagini. Viene contestata loro la violazione dell’ art. 479 per «falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici», dal momento che «ricevendo o formando un atto nell’esercizio delle loro funzioni, avrebbero attestato falsamente un fatto da loro compiuto, o avvenuto alla loro presenza». Rischiano perciò da un massimo di sei ad un minimo di un anno di reclusione.

Per capire la vicenda bisogna tornare indietro al 21 luglio 2010, quando Angelo Riccaboni fu eletto rettore dell’Università di Siena con 373 voti, contro i 357 del rettore uscente Silvano Focardi (28 schede bianche e 19 nulle). Già allora non mancarono le polemiche sulle procedure di voto, ma l’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini non poté fare altro che ratificare la nomina del nuovo rettore, in base al risultato ottenuto in sede di voto e riportato sul verbale della seduta.

Eppure la nomina di Riccaboni era stata rinviata più volte dallo stesso ministro, che firmò il decreto soltanto il 4 Novembre 2010, peraltro prendendo le distanze da ogni possibile coinvolgimento del suo dicastero nelle indagini già pendenti sulle procedure di voto. Infatti il comunicato del Miur successivo alla nomina di Riccaboni, non lasciava spazio a interpretazioni: «Si tratta di una presa d’atto dovuta dei risultati delle elezioni, che ad oggi non risultano essere stati invalidati. Si attendono i risultati delle indagini in corso e con tale provvedimento, il Ministero ha doverosamente recepito i risultati elettorali comunicati dall’Università, come previsto dalla legge».

Le cronache politiche di quei giorni raccontano di scontri all’interno del Pdl toscano, tra oppositori del rettore in pectore che premevano sul Ministro, per fare saltare la nomina e l’altra parte che caldeggiava la firma sul decreto, per ratificare l’investitura. Nonostante tutto, la Gelmini prese atto dei documenti che attestavano la validità delle elezioni e Angelo Riccaboni divenne rettore dell’Università di Siena, grazie ai 16 voti di vantaggio ottenuti nei confronti del suo predecessore Focardi.

Intanto le indagini della Procura di Siena sono proseguite e la scorsa settimana è arrivata agli indagati la comunicazione della conclusione dell’inchiesta, portata a compimento dai due sostituti Antonino Nastasi e Aldo Natalini. Risultano coinvolti l’allora presidente della commissione elettorale Mario Conforti, l’attuale Preside della facoltà di Giurisprudenza Roberto Guerrini e il professor Lorenzo Gaeta suo predecessore, oltre ad altri docenti come Marco Bettalli, Mario Carmellini, Massimo Valoti e Donatella Ciampoli. In sostanza viene loro contestato il non essersi attenuti alla normativa vigente per le elezioni provinciali e l’aver sostanzialmente ingannato il ministro Gelmini (ascoltato dalla Procura senese). Sottoponendole un risultato delle elezioni viziato, i membri della commissione hanno indotto il ministro a ratificare un nomina pubblica, determinata da elezioni che in realtà non avevano seguito procedure regolari. Dalla Procura filtra inoltre la certezza di riuscire a trattenere il processo a Siena perché il reato contestato di falsificazione di atti pubblici sarebbe stato compiuto proprio nella città del Palio, nonostante il decreto di nomina del Rettore sia stato firmato a Roma.

Torna così in forse il mandato di Riccaboni, sul quale fin dalla nomina grava la spada di Damocle rappresentata da questa inchiesta, che mette in dubbio persino l’atto costitutivo del suo incarico. Dal canto suo, già dopo la notizia di conclusione anche dell’altra indagine che riguarda i suoi predecessori Tosi e Focardi, come raccontato da Linkiesta, coinvolti nell’indagine per lo spaventoso buco di bilancio dell’Università, Riccaboni ha presenziato in pubblico alla rituale cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico 2011/12. La vicenda sarà presa in considerazione anche dal neo ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, in attesa che cominci il processo per mettere la parola fine sulla validità delle elezioni del Luglio 2010.

Nel frattempo, come riportato dal sito dell’ateneo senese, gli studenti pur trovandosi a pagare rette tra le più alte d’Italia (dai 1700 ai 2200 euro l’anno, come massimi), nel complesso continuano ad aumentare. L’università infatti ha registrato una crescita di iscritti del 30% rispetto all’anno precedente, dovuto in particolar modo all’aumento vertiginoso di matricole delle facoltà di Farmacia e Scienze Naturali. Tutto ciò nonostante i nuovi studenti, all’atto dell’iscrizione, leggono la firma di Riccaboni sul loro libretto universitario, ma non sanno ancora con certezza se il loro attuale rettore porterà a termine il suo mandato, o dovrà ripassare al vaglio di altri, più scrupolosi, scrutatori.

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Siena, all’Università mancano 200 milioni e la retta si impenna

All’Università di Siena mancano 200 milioni di euro e ora la procura della Repubblica ha notificato agli ex rettori Pietro Tosi e Silvano Focardi e ad altre 16 persone la chiusura delle indagini per peculato, falso ideologico in atti e abuso d’ufficio. L’accusa è «di aver gonfiato i bilanci per far apparire sano lo stato di salute dell’istituzione, contabilizzando attivi inesistenti per decine di milioni». Oltre a questo sarebbero stati spesi soldi dell’ateneo per finanziare la contrada della Chiocciola e per l’acquisto di 360 chili di aragoste e polipi, per la Procura «materiale non pertinente». E ora, per risanare il bilancio, le rette sono fra le più alte d’Italia.

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