30 Novembre Nov 2011 2024 30 novembre 2011

Nessun complotto, la Borsa dice la verità

Nessun complotto, la Borsa dice la verità

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Donna all’interno della Borsa di Atene (Afp)

La borsa azionaria è molto più influenzata dai “fondamentali” dell’economia (il Pil e le decisioni delle famiglie) di quanto comunemente si creda. Il Pil e il risparmio delle famiglie, alla fine, sono il frutto di miliardi di decisioni prese indipendentemente dagli individui. Come miliardi di decisioni possano essere influenzate da poche migliaia di individui che si riuniscono ogni tanto in luoghi appartati resta un mistero. Anzi, non è semplicemente possibile, perché le variabili sono troppe.

Si hanno quelli che affermano che l’economia finanziaria è “carta”, mentre quella reale è frutto del lavoro “vero”. Si hanno quelli che pensano che i movimenti dei mercati finanziari siano teleguidati, e dunque che vi sono delle entità che tutto sanno e tutto anticipano: le teorie del complotto.

All’origine di queste opinioni si ha la visione della finanza come un attore indipendente dalla realtà delle cose. La realtà delle cose essendo l’economia reale. L’economia reale si manifesta in forma statistica come Pil (Prodotto Interno Lordo, la somma della produzione di beni e servizi di un anno). Bene, allora osserviamo l’andamento del Pil e l’andamento delle azioni. Costruiamo un grafico dove si ha la variazione del Pil degli Stati Uniti e l’andamento della borsa statunitense. (La borsa statunitense ha la miglior composizione settoriale. Nessun settore prevale, mentre quella italiana registra un gran peso del settore finanziario e un peso modesto di quello industriale).

Il grafico mostra come tra il 1995 e oggi (ossia in 16 anni) lo Standard & Poor’s 500 abbia cambiato tendenza solo quattro volte – in salita dalla metà degli anni Novanta, cambia tendenza nel 2000 circa, poi scende fino al 2003, etc. Il grafico mostra come per ogni cambiamento di tendenza della borsa si abbia un cambiamento significativo della velocità della crescita economica, misurata come variazione del Pil.

Dunque la borsa non è un attore indipendente dalla realtà economica. Proviamo ora a osservare le cose da un altro punto di vista. La borsa si muove sotto l’influenza di pochi attori avidi, oppure risente del comportamento delle famiglie, ossia del comportamento di milioni di individui che possiamo definire normali?

Immaginiamo una situazione iniziale di equilibrio. Le famiglie hanno la combinazione di azioni, di obbligazioni, e di cassa che desiderano. Per salire stabilmente la borsa azionaria ha bisogno che entri nel suo circuito del denaro fresco. Questo denaro da dove arriva? Le famiglie risparmiano di più e una parte del loro maggior risparmio (ossia, il reddito meno il consumo) finisce in borsa. Se prendiamo il reddito e il risparmio corrente e atteso delle famiglie europee - quindi quattro variabili - ci avviciniamo alla risposta. Se aggiungiamo anche il loro stato patrimoniale, che cattura l’effetto ricchezza, ossia il sentirsi più o meno ricchi, miglioriamo il ragionamento.

Abbiamo così quattro variabili di flusso e una di stock. Costruiamo un indice con le cinque variabili con lo stesso peso e lo mettiamo a confronto con l’Euro-stoxx-50 (l’indice delle cinquanta principali imprese europee). Che cosa si vede dal secondo grafico? La borsa sale e scende in concomitanza con la crescita o la riduzione del reddito e del risparmio delle famiglie e con il miglioramento o il peggioramento del loro stato patrimoniale.

Ps: Ammettiamo che quanto appena detto non convincerà quelli che vedono in opera i complotti. Infatti, la prima regola della complotto-logia afferma che proprio perché si ha un complotto non lo si può osservare (e quindi dimostrare). Un modo di pensare che non è nella tradizione occidentale: i greci, infatti, migliaia di anni fa avevano inventato il pensiero dimostrativo (che scioccamente non brevettarono).

*Giorgio Arfaras è economista, direttore di Lettera economica del Centro Einaudi

Giuseppe Russo è economista, dopo aver insegnato al Politecnico di Torino, ha fondato la società Step ricerche e collabora con il Centro Einaudi.

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