19 Dicembre Dic 2011 0929 19 dicembre 2011

Sui mercati la guerra macchina-uomo è già iniziata

Sui mercati la guerra macchina-uomo è già iniziata

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Red Bank è una città del New Jersey. Una piccola città, su una superficie di 5.6 chilometri quadrati. Fino a pochi anni fa, contava poco più di 11 mila abitanti, tipica gente della classe media. Non aveva tanti ristoranti, né negozi di beni di lusso. Oggi gli abitanti sono cresciuti di due o tre migliaia. I ristoranti sono diventati almeno una trentina, molto buoni, alcuni certamente di altissima qualità. Hanno aperto anche negozi di moda, con tutte le “griffe” più famose, e di gioielleria, compreso Tiffany. Che è successo? Molto semplice. Sono arrivati quelli dello Hft “High Frequency Trading”. Più di 100 società di investimento, il capo di solito americano, soprattutto indiani e russi i matematici che gestiscono gli algoritmi Hft. Oltre 300 gli studi legali.

Hft è l’esecuzione di strategie di trading che si contraddistinguono per il possesso per un brevissimo periodo dei titoli, di qualunque tipo. Per fare ciò utilizza computer molto potenti per eseguire ordini a grandi cifre ad una velocità molto elevata. Dal 2010 viene stimato che circa il 70% del volume degli scambi negli Stati Uniti nasce proprio dagli ordini dell’Hft, (era meno del 20% nel 2005), e sta crescendo in popolarità anche in Europa ed Asia. Cercando di guadagnare anche solo una frazione di penny per azione i “trader” Hft si muovono dentro e fuori dal mercato in posizioni a brevissimo termine, con una durata media del possesso di un titolo stimata in meno di dieci secondi. I programmi che vengono utilizzati per questo tipo di trading analizzano i dati di mercato per scoprire opportunità di comperare o vendere su posizioni a breve termine, che durano solo da una frazione di secondo a poche ore. Tutte queste frazioni di penny si accumulano velocemente e producono risultati molto spesso assai positivi giorno per giorno. 12 miliardi di dollari sono stati i profitti del complesso degli operatori Hft tra il 2009 e il 2010, secondo il Tabb Group, specialista di questo settore.

Ma perché a Red Bank? Perché lì vicino in New Jersey sono state collocate le “Server Farm” (edifici anonimi dove sono alloggiate lunghe batterie di potenti computer) che gestiscono il traffico dati degli “stock exchange data center”, ovvero le Borse storiche come Nyse e Nasdaq, o le nuove come Direct Edge). I terminali degli investitori Hft debbono essere il più vicine possibile per minimizzare il tempo di transito del flusso di dati che servono agli “algoritmi” (in gergo algos) per ricevere le informazioni dal mercato, eseguire analisi di rischio, procedere alle decisioni delle strategie da impostare e trasmettere gli ordini di acquisto e di vendita, migliaia al secondo. Oltre a Red Bank, altri centri simili, meno famosi, ma di fatto tutti componenti di una “Wall Street ombra”, si trovano a Kansas City, in Texas, e a Chicago. Gli “Algos”: loro sono i veri protagonisti di questa rivoluzione dei mercati finanziari. Oramai li chiamano “Robots”, perché come tali paiono operare.

Se con un piccolo sforzo di fantasia si prova a rallentare il tempo e a osservare come lavorano, si capisce il perché dell’importanza della rapidità di analisi ed esecuzione . Il mercato è uno spazio popolato di una folla di venditori e da una di compratori, in apparenza in continuo movimento, gli uni alla ricerca degli altri. Ma gli algos, grazie alla enorme capacità di ricevere ed elaborare informazioni in tempi rapidissimi vedono il quadro completo, a livello dei millisecondi, come fosse fermo, e possono muoversi al suo interno con tutto il tempo necessario, nella loro dimensione micro-temporale, a guardarsi intorno e decidere se e come intervenire. E possono farlo prima di chiunque altro (che non sia un Algos concorrente). Quando, ad esempio compare una offerta di vendita per un certo titolo, e c’è in giro una offerta di acquisto, per un valore anche solo leggermente superiore, sono in grado di analizzare la situazione, acquistare in pacchetti diversi, ogni millesimo di secondo, le azioni di chi vende, e di rivenderle, a un prezzo anche solo di un frazione di “penny” superiore a quella del loro acquisto, a chi vuole comperare. E ogni transazione porta a casa qualche frazione di penny, che moltiplicata per le migliaia di transazioni e per le centinaia di titoli trattati ogni secondo, può portare ogni giorno a guadagni molto rilevanti. Alla fine del “secondo” la domanda e l’offerta sono state soddisfatte, ma il margine tra le due se lo sono preso tutto i ‘Robots’ ( o meglio, gli Algos). Lo hanno consegnato alla società Hft che li ha messi al lavoro, e che in realtà vede arrivare i guadagni, ma non sa neppure grazie alla compravendita di quali titoli.

La velocità di acquisizione dati, di calcolo e di trasmissione degli ordini, è il prerequisito, ma molto importante è anche la sofisticazione delle analisi di trend e di rischio che ovviamente è pure fatta da Algos, la cui realizzazione è diventato un business in continua crescita per i migliori matematici e esperti di software. E a questo punto la matematica da sola non basta più.

Scorriamo una lista di alcune delle discipline coinvolte, nel sito di una società del settore, che offre oltre 300 Algos (la Autoscalp, fondata tra l’altro da un italiano, Matteo Gandola, e ora ceduta a un Fondo dal nome simbolico “Gold Finger”). Troviamo: Behavioural psychology, Chaos models, Fuzzy logic, Evolutionary algorithms, Neural networks, Reverse psychology, Swarm intelligence, Instant Trend Sniffers. È evidente che ci troviamo di fronte ad un bell’esempio di applicazione di “Intelligenza Artificiale”, i cui orizzonti di sviluppo sono vastissimi. Dato che la concorrenza tra Algos può essere feroce, anche se per alcuni aspetti è buona prassi la collaborazione, l’innovazione è continua, e alcune nuove applicazioni in arrivo sono leggermente inquietanti. Si studia la possibilità di collegare le valutazioni di rischio ad analisi semantiche dello scambio di milioni di messaggi sui “social network”, per avere un quadro, dalla base, di aspettative socioeconomiche. Tra gli Hft schiere di Robots potranno forse portare enormi guadagni a pochissimi “investitori”, anche grazie ad una conoscenza del nostro mondo di “umani” che nessuno di noi è in grado di avere, almeno in quella dimensione temporale. Sembra quasi un film di fantascienza.

Le tecniche di Hft sono oramai usate da molte Banche e Edge Fund, ma la maggior parte della attività è ancora nelle mani di Nuovi Operatori. La maggioranza di questi è nata negli ultimim10 anni, molti ancora piccoli con dieci, al massimo 100 dipendenti, e pochissimi che arrivano a 250. Ovviamente la novità e l’impatto del Hft hanno suscitato l’attenzione della Sec negli Stati Uniti, soprattutto dopo il Flash Crash di Wall Street del 6 maggio 2010. La causa di quell’evento non ha potuto essere attribuita agli Hft, che hanno probabilmente solo accentuato il crollo perché tutti, molto velocemente, in un atteggiamento di collaborazione, si sono scollegati dal mercato ai primi sintomi del collasso, e gli hanno dato il colpo di grazia. Ma il sospetto che i “Robots” creino situazioni non eque, sta spingendo i regolatori a trovare soluzioni correttive, almeno di alcune pratiche palesemente illegali. Uno degli interventi potenzialmente più distruttivi per Hft, è la proposta Europea (Inghilterra esclusa), di una tassa fissa su ogni transazione, che creerebbe un enorme problema, per chi opera con altissimi volumi a bassissimo profitto unitario. Qualche forma di regolazione diventa ancora più importante ora che un nuovo ampio settore di operazione degli Hft nasce dalla crisi dei debiti sovrani nella zona Euro o dalle incertezze per la riduzione del deficit. negli Stati Uniti.

I tradizionali investitori di lungo termine in titoli di stato si stanno ritirando. Il loro posto viene preso dagli scambi di Hft da cui derivano oscillazioni delle quotazioni che non necessariamente riflettono i fondamentali delle economie. (E qui il ruolo delle agenzie di rating almeno per come sono viste dai ‘Robots’ può diventare molto critico). Secondo la Giapponese Nomura, i cosidetti «investitori in moneta reale» hanno di fatto oramai lasciato completamente ai “Robots” (o meglio agli Algos) il controllo dei titoli di Stato. Allora, la domanda conclusiva, solo provocatoria, è: “I governi in crisi dovranno andare a Red Bank anziché a Francoforte o a Washington?” Ma come faranno se, arrivati là si troveranno a dover parlare non con degli “Umani”, tutti intenti a contare soldi, ma con degli Algos, cui nessuno ha ancora insegnato “Political Science”?  

*direttore dell’edizione italiana di Technology Review, la rivista Mit per l’innovazione

Il blog Technology Review di Alessandro Ovi

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