3 Febbraio Feb 2012 1433 03 febbraio 2012

Ma Pisapia vuole pagare l’affitto al Leoncavallo?

Ma Pisapia vuole pagare l’affitto al Leoncavallo?

Leoncavallo

C’è un rompicapo chiamato Leoncavallo su cui il comune di Milano a trazione movimento arancione di Giuliano Pisapia potrebbe andare a sbattere la testa. A meno di un anno dall’insediamento a palazzo Marino l’intricata matassa che riguarda la messa in regola del centro sociale di via Watteau è ancora tutta da scogliere. Il 16 gennaio è stato rinviato lo sfratto per la 30esima volta. Sul tavolo l'ipotesi principale è che tra i Cabassi, proprietari dell'area, e il comune si possa trovare un accordo di scambio: Pisapia potrebbe farsi carico delle spese dello spazio autogestito e concedere agli immobiliaristi milanesi un'altra area sul territorio. Ma nella vicenda sembra essere rientrato dalla porta di servizio pure il presidente della provincia Guido Podestà, già socio dei Cabassi e nelle ultime settimane ai ferri corti con palazzo Marino per la vicenda di Sea, azienda che gestisce gli aereporti milanesi, dove palazzo Isimbardi ha perso il posto in consiglio di amministrazione. In sostanza, in questo intrigo politico meneghino, l’unico a mostrarsi sicuro del superamento dell’impasse sullo spazio autogestito è Don Gino Rigoldi. Lo stesso Daniele Farina, leader storico del Leonka spiega: «Sono fiducioso per come stanno andando avanti le cose. L’unico timore è che siano delle fette del Partito Democratico a metterci i bastoni tra le ruote...».

Dal canto suo, il prete meneghino della Comunità Nuova Onlus, dall’anno scorso mediatore tra le parti, quando convinse questura prefetto e comune a non sgomberare l’area, lo ha ribadito pure mercoledì mattina dopo un incontro in provincia di Milano con il presidente Guido Podestà, quest’ultimo molto vicino ai Cabassi, i proprietari dell’area di 10mila metri quadrati. «È stata quasi definita la merce di scambio tra proprietà e comune - ha detto Rigoldi - Intanto il Leoncavallo verrà ridimensionato e pagherà le tasse e l’affitto». Eppure qualcosa non quadra. Sia dal punto di vista amministrativo, sia da quello politico. Dice Carlo Masseroli, ex assessore all’Urbanistica e capogruppo del Popolo della Libertà. «Come si può pensare che il comune possa scambiare un spazio privato con uno pubblico ? A parte il fatto che c’è bisogno di una lunga serie di procedimenti amministrativi, di cui come opposizione non abbiamo visto ancora nulla qui in consiglio, ci sarebbe anche il rischio di costruire un rischioso precedente: uno occupa uno stabile e poi il comune risolve la cosa facendo pagare i milanesi. Ma la domanda che poi mi chiedo è questa: a che titolo Rigoldi fa il mediatore ?».

Del resto, se la strada tracciata dal prelato fosse vera, il rischio è che a sborsare i quattrini per il Leonka siano proprio i cittadini del capoluogo lombardo. O comunque che a perderci sia l’amministrazione pubblica, che dovrebbe privarsi di un’altra area dismessa o di una fabbrica di proprietà comunale da consegnare nelle mani dei Cabassi. In piazza della Scala, sulla questione, preferiscono glissare. Anzi una persona molto vicina al sindaco che ha seguito la pratica replica secco: «Don Gino parla solo per Don Gino». Stessa cosa succede con i Cabassi, che contattati rispondono con un secco «no commenti». Farina, invece, aggiunge: «Diciamo che a fine dicembre la situazione sembrava aver subito una battuta d’arresto, ora le cose sembrano andare più spedite». Secondo l’ex deputato di Rifondazione Comunista, «tutti vogliono che l’operazione sia a costo zero per il comune. Nessuno vuole pesare sulle tasche dei milanesi che se l’operazione andasse in porto avrebbero a disposizione uno spazio di 10 mila metri quadri completamente riqualificato».

L’idea iniziale dei leoncavallini, che non partecipano ai tavoli delle trattative, è che lo spazio autogestito di via Watteau potesse rientrare pure nella progetto per l’Expo 2015. D’altra parte, i terreni su cui sorgerà l’esposizione universale erano dei Cabassi, che però si sono sfilati a settembre, quando cedettero alla regione Lombardia di Roberto Formigoni le aree di Rho-Pero.
Proprio in autunno il discorso Leonka pareva spedito verso una soluzione. Poi la battuta di arresto, con lo stesso Farina che dalle colonne del Manifesto a fine anno, a parlare di un «certo cerchio magico» del primo cittadino con cui non si riusciva a entrare in contatto. In questo senso, Podestà potrebbe avere un ruolo di primo piano in tutta la vicenda. Sia perchè appunto molto vicino agli immobiliaristi milanesi, sia perché in questo momento i rapporti con tra comune e provincia si sono un po’ raffreddati.Che il Leonka rientri in qualche modo nelle tensioni tra palazzo Marino e Isimbardi ?

A distanza di 9 mesi dall’insediamento, la giunta arancione rischia di incappare su una nuova questione che rischia di allargare le distanze tra il centrosinistra moderato e quello più radicale di Milano. È già successo sulle coppie di fatto, punto inserito nel programma, su cui hanno iniziato a tergiversare i democrat innervosendo gli ex di Rifondazione Comunista.  

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