10 Febbraio Feb 2012 1209 10 febbraio 2012

Ma il corpo di un uomo vale meno di quello di una donna?

Ma il corpo di un uomo vale meno di quello di una donna?

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Ieri mattina, a tutta pagina, mi sono ritrovato questa sberla di ercolino smutandato sui grandi quotidiani nazionali. Lì per lì non gli ho dato gran peso, se non quel pensiero debole che mi attraversa tutte le volte che vedo com’è ridotto Beckham sotto la dittatura della moglie Victoria. Poi, però, nel corso della giornata, riprendendo in mano il giornale e la fotografia in questione, mi sono chiesto se quella rappresentazione del maschio era offensiva per la categoria. Mi rifacevo, in quel momento, alla sacrosanta battaglia delle donne per la difesa di una dignità costantemente violata dalla pubblicità e da molti dei programmi televisivi. Con annesse due domande: il corpo dell’uomo vale forse meno di quello della donna? Il corpo dell’uomo è materialmente così poco sensuale che, anche con le peggiori intenzioni, non si può mercificarlo?

Se così fosse, se davvero al maschio in mutande (o anche senza) non appartenesse quasi per nulla quella fisica sensualità che invece attribuiamo alle donne, e che addirittura ponendoci in posa plastico-erotica ne discenderebbe la tragica conseguenza che – nudi – noi facciamo anche un po’ pena (fatta la tara a bicipiti, tartarughe e tatuaggi vari), dovremmo tirare la prima, sconfortante, conclusione che di fronte alle donne siamo esseri inferiori, se non altro sul piano della componente erotica.

Questa visione, rifiutata sdegnosamente da un certo machismo di provincia, in realtà è stata la subdola architettura con cui il maschio ha potuto sottrarsi al confronto puramente estetico e, allo stesso modo, immaginare lo sfruttamento del corpo delle donne. Perché mai nessuno è riuscito ad argomentare, dottamente, che i seni delle donne sono più erotici di quelli dei maschi, né che la vagina debba valere di più (sensualmente) di un pene maschile, ma se ciò è accaduto - e la dimostrazione plastica è del tutto evidente sfogliando una rivista a caso – questo significa che il perverso progetto del maschio è andato decisamente in porto.

Naturalmente, la moda, i grandi stilisti, gli uomini che pensano le donne più o meno eleganti, hanno grandemente contribuito a questo dislivello tra sessi, e se in passerella il maschio appare sempre più noioso e la donna sempre più trasgressiva (al di là di rarissime e lodevoli eccezioni) questo atteggiamento ci porta direttamente al cuore del problema, che è poi il confronto intellettuale.

Giusto per non girarci intorno: l’uomo ha creato questo tipo di donna mercificata proprio per evitare il confronto intellettuale, riportando al campo dell’erotismo e della sensualità l’unico spazio di dibattito comune sul quale il genere femminile potesse ovviamente dettare legge. Alla donna il sesso, la provocazione, l’essere femmina, al maschio il lavoro, la carriera, l’organizzazione della società. Spazi comuni no. Paradossalmente, la progettualità strategica che ha animato il maschio in tutti questi anni è la dimostrazione più ingenua di una sua inferiorità e la donna dovrebbe, se ne ha ancora la forza, sorriderne amaramente.

Prendiamo soltanto l’elemento dignità e proiettiamolo nei vari campi della società: come si fa a non vedere che la profondità di una donna è decisamente più estesa di quella di un maschio, come si fa a non accorgersi che la dignità di una donna ha sempre una resistenza superiore a quella di un maschio e forse la politica è proprio uno dei settori più colpiti dal fenomeno?

La pubblicità non si è ancora accorta delle potenzialità di una donna o, meglio, fa finta di non accorgersi. Prima o poi il tappo salterà, e troveremo donne comuni, belle, profonde, ironiche che a tutta pagina ci raccontano qualcosa. O che pubblicizzano una mutandina, perchè no? Si può essere eleganti e cariche di stile anche in slip e reggiseno, tutto sta nella rappresentazione.

Ma se guardo l’ercolino Beckham mi viene subito la depressione.  

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