12 Febbraio Feb 2012 1030 12 febbraio 2012

Ecco come gli alawiti hanno stretto la Siria nella loro morsa

Ecco come gli alawiti hanno stretto la Siria nella loro morsa

Assad 0

Una storiella frequentemente raccontata a Damasco pretende di spiegare scherzosamente perché gli Alawiti (e non solo, quindi, la famiglia degli Al Assad) abbiano la nuca piatta ed il cranio di conformazione brachicefala, quasi un parallelepipedo. La storiella racconta che ogni madre alawita ordinerebbe al proprio figlio maschio: «a DAMASCO!» accompagnando l’ordine con una forte manata sulla parte posteriore della zucca.

In realtà, la storiella evidenzia due dati: il primo è l’avviamento per via parentelare (kinship) dei giovani alawiti all’occupazione dei ruoli militari, della bassa o alta ufficialità, nelle varie specialità, della burocrazia statale, o delle molteplici forze di polizia e altre carriere consimili. Il secondo è una caratteristica etnica facilmente constatabile da chiunque si sia mai recato in Siria, soprattutto nella regione montuosa costiera del Jebel Ansariya, il cui capoluogo è la cittadina di Kardaha, città natale degli Assad. Gli Alawiti sono, mediamente, molto più alti del siriano medio, hanno occhi chiari, quando non azzurri, e tratti di tipo indoeuropeo.

Sotto gli ottomani non godevano di privilegi particolari, anzi, erano particolarmente malvisti come setta eretica di montanari. Lo Alawismo di Siria è una religione chiusa in sé stessa che non fa proselitismo all’esterno e pratica la “takhyia”, il “nascondimento” del proprio credo, a causa delle persecuzioni subite nei secoli dall’egemone sunnismo.

Una fatwa del teologo salafita del XIV secolo Ibn Taimyia condanna come eretico il credo alawita, al pari di altre credenze quali lo sciismo duodecimano. Lo alawismo è impropriamente definito una forma di sciismo, in quanto si richiama alla venerazione del sesto Imam del Pleroma sciita che ne conta 12, più 2 rappresentati dal profeta Maometto e dalla figlia Fatima, sposa del primo Imam Alì. Ma lo Alawismo è, soprattutto, una religione sincretica che celebra la Pasqua dei cristiani, con il sacrificio dell’agnello. Ciò significa anche ammettere la resurrezione del Cristo, morto sulla croce.

Gli Alawiti venerano San Paolo (gli storici delle religioni si chiedono se si tratti del San Paolo a tutti noto, o di quel Paolo di Samosata, fondatore del Paulicianesimo da cui presero le mosse nell’Alto e Basso Medio Evo le varie forme di Catarismo che, a loro volta, derivano dalla Gnosi manichea e plotiniana). Come in altre religioni minoritarie del Medio Oriente, ad esempio il Drusismo, l’Ismailismo e, per qualche verso, lo stesso sciismo duodecimano (quello ufficiale dell’Iran e di altri paesi) si riscontrano influenze più o meno forti della Gnosi neoplatonica.

Le fortune sociali degli alawiti cominciano sommessamente, sotto il Mandato francese sulla Siria negli anni Venti e Trenta del secolo scorso. Dopo la grande rivolta siriana del 1925, la Francia cerca di riprendere in mano la situazione e recluta tra gli alawiti – disprezzati dal resto dei siriani – un corpo di fedeli caporali e sottoufficiali. Il Peso degli alawiti crescerà molto lentamente all’interno delle forze armate e prenderà corpo solo con la formazione del Partito socialista della resurrezione panaraba (Baas).

Sotto il Mandato francese il ruolo degli alawiti può, in qualche modo, essere paragonato a quello della sottoufficialità sikh durante il periodo del Raj britannico in India che poi si è mantenuto fino all’assassinio di Indira Gandhi ad opera delle guardie del corpo sikh dopo l’eccidio del tempio di Amritzhar.

Il Partito Baath nacque nel 1939 in Francia. Un partito laico e nazionalista ispirato ai discorsi al popolo tedesco del filosofo Fichte. Opera dell’intellettuale arabo-siriano cristiano greco-ortodosso Michel Aflaq e di altri intellettuali come Salah Bitar. Solo più tardi, dopo la guerra e varie brevi dittature militari, il Partito Baath si venne organizzando assumendo gradualmente varie stratificazioni ideologiche di carattere socialista, cioè, più propriamente statalista. Secondo la corrente dell’epoca -–l’esempio principale viene dal colpo di stato dei Liberi Ufficiali in Egitto nel 1952 sotto la guida di Nasser – che per un sessantennio resterà il modello guida di gran parte del mondo arabo, il ruolo-guida nella costruzione dello Stato indipendente dalle potenze coloniali e neocoloniali spetterà all’esercito. Di qui nasce l’esigenza per il Partito Baath di infiltrarsi nel corpo degli ufficiali e dei sottoufficiali delle varie specialità delle Forze Armate. Essenzialmente, le divisioni blindate di terra e l’aviazione. Da quest’ultima proviene Hafez Al Assad che, da pilota, si fa strada fino ai vertici militari come generale di aviazione. Per poi diventare ministro della Difesa nella seconda metà degli anni Sessanta.

Durante gli anni sessanta il Partito Baath si era radicalizzato a sinistra sotto l’influenza di Salah Jadid e delle correnti filosovietiche, che operavano attivamente anche al Cairo con personaggi come Zacharya Mohyeddine, presenti nel partito nasseriano ma che venivano tenuti ai margini dalla forte personalità di Gamal Abdel Nasser.

Il fallimento dell’unificazione con l’Egitto aveva portato ad una radicalizzazione momentanea delle correnti marxisteggianti. Hafez Al Assad, pur essendo un fido alleato già allora dell’Urss di Nikita Khrusciov e Leonid Breznev, si trovò ben presto in rotta di collisione con le correnti più estremiste e collettiviste perché cercava un compromesso con la borghesia mercantile damascena e aleppina, (che quindi non data dall’altro giorno) e con le comunità religiose non musulmane, come le diverse confessioni cristiane fortemente presenti nelle professioni liberali e tecniche oltreché nel commercio.

L’ascesa ai vertici dello Stato e della Repubblica data dall’autunno del 1970, quando Nureddin Al Atassi e Salah Jadid, in un’impresa avventata, inviarono, durante il Settembre Nero, una brigata meccanizzata in soccorso ad Al Fatah, che stava per essere schiacciato nel sangue dalle truppe di Re Hussein di Giordania (come poi avvenne). La brigata siriana, dopo un duro avvertimento nixoniano, venne richiamata indietro prima di essere annientata. Atassi e Jadid, invece, furono destituiti ed esiliati. Ambedue, a distanza di molti anni, non morirono nel proprio letto.

L’ascesa ai vertici di Assad padre e zio, poi in acerba lite tra loro, ha condotto nel corso di oltre un quarantennio a una forte penetrazione della minoranza alawita (tra il 12-15%) della popolazione – ma le stime vanno prese con beneficio d’inventario – nelle forze armate e negli apparati vitali dello Stato. Ciò non significa che, per un quarantennio, il clan degli Assad abbia potuto reggersi unicamente sugli alawiti o su altre minoranze religiose, senza il consenso di importanti settori sociali emanazione della maggioranza religiosa sunnita. La rivolta degli ultimi 11 mesi sta però a dimostrare che questo consenso si è largamente infranto. Ora è del tutto sconosciuta l’evoluzione che la crisi siriana potrà avere, data anche la piega estremamente violenta e l’internazionalizzazione che essa ha assunto. 

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