21 Febbraio Feb 2012 1435 21 febbraio 2012

Calabria: stalking dopo lo stupro, la tragedia di Anna Maria

Calabria: stalking dopo lo stupro, la tragedia di Anna Maria

5823666737 4601038A6f B

REGGIO CALABRIA – La porta degli uffici giudiziari di Cinquefrondi l’ha varcata, ieri mattina, con Nadia alla sua destra e Natalia alla sua sinistra. Lei, Anna Maria Scarfò, piccola e stretta in mezzo, per la prima volta protetta da una scorta che non è quella assegnatale dallo Stato italiano nel febbraio 2010. All’udienza dell’ennesimo processo scaturito dalla sua atroce vicenda, Anna Maria si è ritrovata al fianco una ventina di rappresentanti di associazioni siciliane e calabresi. E ha capito, restandone un po’ incredula, che la battaglia solitaria durata otto anni era finita.

La stazione bianca, con la scritta “San Martino” sulla facciata e lo slargo, davanti all’ingresso, in terra battuta e brecciolino. La strada principale intitolata a Garibaldi incorniciata da case basse, parabole televisive, vestiti appesi ai fili accanto al portone. E attorno, ovunque, gli uliveti e gli aranceti della Piana di Gioia Tauro. Il suo mondo, piccolo e di provincia, Anna Maria l’ha lasciato il 15 luglio 2010, sul sedile posteriore di un’auto dei carabinieri: è la prima donna in Italia ad essere ammessa al regime di protezione grazie alla nuova legge sullo stalking, ha 24 anni e negli ultimi otto gliel’hanno ripetuto giorno e notte, al telefono, urlandolo dalle macchine in corsa, o appostandosi sotto casa con i fari accesi, che a San Martino di Taurianova non c’è più posto per lei: «Ti faccio passare la voglia di ridere. Ti brucio viva. È inutile che ti rivolgi agli sbirri, la prossima volta che arriva una carta ti faccio volare a te e a chi viene dietro di te. Ti taglio la testa. Puttana». Per rafforzare il concetto, le hanno pure ammazzato il cane e imbrattato di sangue i panni stesi fuori ad asciugare.

Le colpe della ragazza? Avere varcato, nel settembre 2002, la soglia della caserma dei carabinieri di Taurianova; avere raccontato che a tredici anni, con il primo bacio da dare ancora, l’avevano attirata con l’inganno e presa con la forza in un casolare di campagna, trattandola per tre anni come un pezzo di carne da usare, scambiarsi o con cui pagare i debiti. Avere denunciato, uno per uno, i suoi dodici stupratori, alcuni con precedenti penali, per impedire che riservassero lo stesso trattamento alla sorellina, oggi con lei in località protetta. Avere, infine, avuto sempre ragione in Tribunale. Sei componenti del branco di San Martino – Domenico Cucinotta, Michele Iannello, Domenico Iannello, Domenico Cutrupi, Serafino Trinci e Vincenzo La Torre – sono stati condannati in via definitiva dalla Cassazione il 6 dicembre 2007. Per gli altri – Antonio Cutrupi, Maurizio Hanaman, Giuseppe Chirico, Fabio Piccolo, Antonio Cianci e Vincenzo Minniti – è arrivata il 25 novembre 2009 la condanna in primo grado.

Le sentenze che l’hanno riconosciuta vittima di fronte alla giustizia non sono bastate, però, a metterla a riparo dalla persecuzione. Ci sono gli uomini che l’hanno violentata, ma anche le loro mogli, fidanzate e sorelle nell’affollato “comitato” locale del paese, San Martino Taurianova. Dal giorno della denuncia, la vita di Anna Maria e della sua famiglia – la mamma Aurora, il papà, la sorella più piccola – è diventata un inferno costellato di minacce, ingiurie e intimidazioni. Vittima due volte, insomma. «A San Martino mi hanno abbandonata tutti… Ormai sono la prostituta del paese», dirà amaramente nel libro Malanova, scritto con la giornalista Cristina Zagaria (Sperling & Kupfler, 2010).

Anche contro quest’ennesima violenza, però, Anna Maria, supportata dall’avvocato Rosalba Sciarrone, ha deciso di tirare dritto, denunciando ai carabinieri ogni singolo episodio e facendo scattare l’emissione da parte del questore di Reggio Calabria di sei provvedimenti di ammonimento per stalking nei confronti di altrettanti familiari dei suoi aguzzini. Con l’accusa di minacce, ingiurie e molestie in concorso nei confronti di Anna Maria e della sorella sono finiti in sedici di fronte al giudice monocratico del Tribunale di Palmi (sezione distaccata di Cinquefrondi). Un processo arrivato alle battute finali che oggi ha fatto segnare l’ennesimo rinvio, ma anche, e soprattutto, la fine della battaglia solitaria della ragazza di San Martino di Taurianova.

«Porsi al fianco di Anna Maria significa porsi al fianco di tutte quelle donne che rivendicano il diritto di vivere e di non subire. Non solo in Calabria. Significa far sentire loro che non sono sole. Significa premiare il coraggio della denuncia e invogliare altre persone a non tacere». Con questa certezza alcune associazioni siciliane e calabresi (associazione antimafia “Rita Atria”, fondazione “Giovanni Filianoti”, Le Siciliane, le autrici di “Non è un paese per donne”, Stopndrangheta.it, Libera, associazione Jineca, Udi, Snoq) hanno infatti deciso di affiancare Anna Maria e la sua famiglia, lanciando alla vigilia dell’udienza di questa mattina una lettera-appello.

«Anna Maria – si legge nel documento  ha iniziato la sua battaglia per riappropriarsi della sua vita. E l’ha iniziata da sola e contro tutti: contro i suoi stupratori, ma anche contro il suo paese, che l’ha emarginata e giudicata e condannata, anziché riconoscerne il coraggio e starle vicina. Come fosse lei la colpevole. Come fosse una “malanova” da tenere lontana... Quella vicinanza ora vorremmo regalargliela noi. Partendo da una presenza fisica in aula lunedì mattina e stringendoci attorno a lei, per non farla sentire sola di fronte al branco e di fronte a quei concittadini che l’hanno maltrattata. Sarebbe un bel gesto di civiltà della parte pulita della nostra società e, insieme, un segnale forte proprio nei confronti della parte marcia, l'unica che andrebbe veramente e definitivamente emarginata e allontanata». Il segnale, garantiscono le associazioni, sarà replicato lunedì prossimo, data della nuova udienza del processo. 

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook